Segnali Trump-Xi sull’Iran, Pechino parla con Mosca

In Relazioni Internazionali by Lorenzo Lamperti

Il presidente degli Stati uniti sostiene che il leader cinese gli ha garantito di non inviare armi a Teheran, poi conferma la sua visita in Cina. Intanto, Xi riceve Lavrov. La Russia approfitta della guerra per spingere gli accordi energetici, Pechino guarda anche al Turkmenistan

“Non ci sono piani, al momento, per un vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Cina”. Il Cremlino allontana la suggestione di un trilaterale senza precedenti tra Stati uniti e Russia alla presenza di Xi Jinping. Di certo, a meno di nuovi rinvii, nel giro di poche settimane sia il presidente americano che quello russo saranno a Pechino, sempre più epicentro della diplomazia globale. Secondo Trump, Xi lo accoglierà con “un grande e caloroso abbraccio”. Motivo? La presunta “riapertura permanente” dello Stretto di Hormuz. “Lo sto facendo anche per loro”, ha scritto Trump su Truth, aggiungendo che Xi “ha accettato di non inviare armi all’Iran” in un presunto scambio di lettere con la Casa bianca.

Dopo l’iniziativa congiunta col Pakistan e i quattro punti per la pace lanciati due giorni fa alla presenza del principe ereditario di Abu Dhabi, la Cina lascia intravedere un ruolo ufficioso di mediazione. Anche ieri sera, il ministro degli Esteri Wang Yi ha parlato con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, al quale ha ribadito il sostegno “alla dinamica dei negoziati di pace”, definiti “nell’interesse del popolo dell’Iran”.

Al di là della veridicità della discussione diretta in materia di armi, la presa di posizione di Trump è significativa, perché arriva dopo che il Financial Times ha scritto che i pasdaran avrebbero utilizzato un satellite cinese per monitorare e colpire le basi americane in Asia occidentale. Il dispositivo, denominato Tee-01B, sarebbe stato acquisito a fine 2024, dunque ben prima della guerra. Il tutto si aggiunge a recenti ricostruzioni dell’intelligence americana, secondo cui la Cina sarebbe pronta a consegnare un nuovo sistema di difesa aerea all’Iran. La scontata smentita di Pechino, secondo cui si tratta di “voci fabbricate motivate da secondi fini”, viene dunque rafforzata dallo stesso Trump, che pare intenzionato a confermare il summit con Xi previsto per metà maggio. Secondo Reuters, nella sua delegazione ci sarà anche il figlio imprenditore Eric.

Poco dopo, Xi riceverà anche Putin. Ieri, il Cremlino ha confermato che il presidente russo sarà in Cina “entro la prima metà dell’anno”. L’annuncio è arrivato dopo che il leader cinese (reduce da un vertice con il leader vietnamita To Lam) ha ricevuto Sergej Lavrov, presente a Pechino proprio per mettere a punto i preparativi della visita di Putin. Durante l’incontro, Cina e Russia hanno ribadito la loro opposizione al blocco navale di Hormuz imposto dagli usa, definito “pericoloso e irresponsabile”. Le nostre relazioni “restano salde di fronte a tutte le tempeste”, ha garantito il ministro degli Esteri russo.

Eppure, gli interessi dei due paesi sulla guerra in corso non sono del tutto allineati. Pechino è sin qui stata ampiamente in grado di limitare l’impatto dello shock energetico e intravede anche delle opportunità su rinnovabili e auto elettriche. Ma il rallentamento della domanda globale sta iniziando a farsi sentire sul ritmo delle esportazioni e sull’aumento dei prezzi interni. Mosca, invece, è senz’altro favorita dalle turbolenze sul Golfo. Soprattutto per la possibilità di intensificare le vendite di gas e petrolio. Un tema toccato esplicitamente anche da Lavrov. “La Russia è pronta a compensare il deficit di energia che si è venuto a creare per la Cina e per altri partner”, ha detto. Per Mosca si tratta di un’opportunità per rilanciare gli scambi con Pechino, che nel 2025 si sono ridotti, e ridurre lo squilibrio nelle relazioni bilaterali. Dopo la guerra in Ucraina, il rapporto tra Russia e Cina si era progressivamente sbilanciato a favore di Pechino, che ha potuto negoziare condizioni vantaggiose sulle forniture energetiche.

La crisi iraniana, sommata alla cattura di Maduro in Venezuela, sembrano restituire a Mosca una leva negoziale più forte. Nel nuovo piano quinquennale approvato a metà marzo, Pechino sembra aver avvicinato il via libera definitivo al Power of Siberia 2, il super gasdotto su cui Putin spinge da anni. Allo stesso tempo, Xi sembra voler continuare a diversificare le forniture. La prossima settimana, il vicepremier Ding Xuexiang sarà in Turkmenistan per visitare dei giacimenti di gas del paese dell’Asia centrale. Durante la sua missione, parteciperà alla cerimonia di posa della prima pietra per l’impianto di Galkynysh, su cui è stato appena siglato un accordo di sviluppo congiunto.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]