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Raffica di incontri per Xi, pil cinese su più del previsto

In Economia, Politica e Società by Lorenzo Lamperti

L’economia di Pechino regge (per ora) alle schermaglie commerciali con Trump e cresce del 5,2% su base annua nel secondo trimestre, sopra le previsioni grazie a export e sussidi. Intensa agenda diplomatica per il presidente cinese, nonostante qualcuno lo abbia dato per “scomparso”

Sergej Lavrov, S. Jaishankar, tutti i capi delegazione della ministeriale esteri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), Anthony Albanese. È la lista degli incontri effettuati ieri da Xi Jinping, che il giorno prima aveva presieduto una conferenza sul lavoro urbano centrale, con un discorso che dominava tutti i media statali di ieri. Nonostante le cicliche voci (molto spesso estive) che lo danno per “commissariato” o a un passo dalla rimozione, si tratta di un’agenda davvero densa, che quantomeno conferma quello che osservando i media statali cinesi si sapeva già: Xi non è scomparso.

Il mese scorso, guardando oltre le voci e ignorando i segni zodiacali, abbiamo verificato l’affermazione secondo cui Xi Jinping sarebbe stato minimizzato dai media statali. Abbiamo scoperto non solo che rimane dominante, ma che non ci sono segni di avanzamento da parte di alcun membro del Comitato permanente del Politburo“, recita un’analisi del China Media Project, che cita Daily Telegraph e New York Post con le consuete “innumerevoli notizie riportate dai media indiani” per sottolineare che “poche delle affermazioni” contenute in questa cascata di articoli “offrono alcuna sostanza“.

Non si possono escludere suggestive lotte dietro le quinte. E le turbolenze nell’Esercito popolare di liberazione sono in corso da oltre due anni. Prima o poi magari accadrà. Con ogni probabilità, osservando segnali concreti, non ora.

L’agenda diplomatica di Xi, dicevamo, che si prepara peraltro a ospitare prima Ursula von der Leyen e Antonio Costa per il summit Cina-Unione europea del 24 luglio, poi Vladimir Putin e gli altri leader Sco per il summit del 31 agosto. Ospitando la ministeriale esteri Sco a Tianjin, la Cina auspica un maggiore coordinamento e un “miglioramento dei meccanismi” del gruppo per “rispondere alle sfide sulla sicurezza”, sia quella in senso stretto che quella economica.

Come detto, Xi ha incontrato tutti i capi delegazione presenti alla ministeriale. Per alcuni di loro, c’è stato spazio anche per colloqui bilaterali. È il caso del russo Sergej Lavrov, con cui sono stati discussi gli ultimi dettagli della visita di Putin, che il 3 settembre sarà presente alla maxi parata militare per l’80esimo anniversario della vittoria sul Giappone. Lavrov ha poi attaccato Unione europea e Nato, che metterebbero “sotto pressione indecente” Trump per trascinarlo “in un vortice di sanzioni”.

Rilevante il colloquio tra Xi e il ministro indiano Subrahmanyam Jaishankar, che comunica una volontà di disgelo dopo che la questione della successione del Dalai Lama si è aggiunta a una relazione già turbolenta. Wang Yi, capo della diplomazia cinese, punta a un compromesso con l’inviato di Nuova Delhi per un documento congiunto, saltato alla recente ministeriale difesa per le rimostranze indiane sulla vicinanza tra Cina e Pakistan. Presente anche l’iraniano Abbas Araghchi, che ha definito l’attacco di Israele e Stati uniti ai suoi impianti nucleari “un atto terroristico”, definizione che difficilmente troverà posto nel possibile comunicato finale.

Sempre ieri, Xi ha ricevuto anche il premier australiano Anthony Albanese, a cui ha detto che le relazioni tra Pechino e Canberra sono “uscite dal punto più basso” e che “grazie agli sforzi congiunti” hanno “ripreso slancio”. Albanese, reduce da una vittoria elettorale costruita anche grazie a una presa di distanza da Trump, ha sollevato rimostranze per le esercitazioni navali cinesi tenutesi a febbraio al largo della Tasmania. Allo stesso tempo, ha garantito che non persegue un disaccoppiamento economico con la Cina, che spinge per un aggiornamento dell’accordo di libero scambio del 2015 e la cooperazione sull’intelligenza artificiale.

Nel frattempo, arrivano altre novità dall’economia. Il prodotto interno lordo cinese è cresciuto del 5,2% su base annua nel secondo trimestre, sopra le previsioni del 5%, che è anche l’obiettivo fissato dal governo per il 2025. Il risultato è inferiore solo dello 0,2% al 5,4% dei primi tre mesi dell’anno, quando però non erano ancora entrati in vigore i dazi stellari imposti da Donald Trump a inizio aprile e poi congelati a metà maggio. L’economia “ha resistito alle pressioni e ha raccolto le sfide, con risultati economici complessivamente stabili e in miglioramento”, ha affermato l’Ufficio nazionale di statistica, coi media statali che celebrano il secondo segnale di “resilienza commerciale” dopo i dati positivi sull’export comunicati due giorni fa. Sono proprio le vendite all’estero ad aver sostenuto la crescita, con un aumento del 5,8%.

La crescita della produzione industriale è balzata al 6,8% a giugno rispetto all’anno precedente, accelerando dal 5,8% di maggio, il che suggerisce che i produttori si sono affrettati a evadere gli ordini durante la finestra di opportunità creata dalla tregua sui dazi concordata con Washington. Sull’andamento del pil hanno inciso anche i sussidi a sostegno del settore manifatturiero. Nei mesi scorsi, sono stati infatti stanziati 41,8 miliardi di dollari per ampliare la gamma di beni sovvenzionati per includere smartphone e tablet. Alcune città hanno sospeso il programma dopo l’esaurimento dei fondi, ma il governo centrale si è impegnato a lanciare una nuova serie di sussidi. Non mancano però gli indicatori negativi. A partire dai consumi, il nodo principale da sciogliere per l’economia cinese. La crescita delle vendite al dettaglio ha subito un forte rallentamento, passando dal 6,4% di maggio al 4,8% di giugno su base annua. Il settore immobiliare continua a zoppicare, mentre si tenta faticosamente di uscire da una lunga fase di deflazione che pesa sui profitti delle imprese e sulla crescita dei salari.

Di Lorenzo Lamperti