Putin, Modi, Kim & co.: tutti da Xi in Cina

In Relazioni Internazionali by Lorenzo Lamperti

Prima il summit annuale Sco a Tianjin, poi la grande parata militare di Pechino per l’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il mondo non occidentale si dà appuntamento in Cina. Per la prima volta, Xi vedrà insieme Putin e Kim Jong-un. Grande attesa per il bilaterale con Modi

Il mondo che non vediamo, in occidente, sta diventando sempre più difficile da ignorare. E si dà appuntamento in Cina. In massa, come forse mai accaduto prima. Non è un caso che questo avvenga dopo mesi in cui Donald Trump ha brandito i dazi come una clava e ha generato incertezza sulla postura strategica degli Stati uniti, da molti ormai percepiti come un fattore di instabilità. Il russo Vladimir Putin, il bielorusso Aleksandr Lukashenko, il turco Recep Tayyip Erdogan, l’iraniano Masoud Pezeshkian, il pakistano Shehbaz Sharif, i cinque leader delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: domenica e lunedì saranno tutti ospiti del presidente cinese, padrone di casa del summit annuale della Sco (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai) a Tianjin. Con loro, ci sarà anche Narendra Modi. Una presenza a dir poco significativa e impronosticabile fino a metà luglio, quando Cina e India ancora litigavano per il presunto sostegno di Pechino al Pakistan e per l’appoggio di Nuova Delhi ai criteri di successione anti cinesi annunciati dal Dalai Lama.

Poi tutto è cambiato, quando la Casa bianca ha annunciato dazi del 25% contro i prodotti indiani, a cui si è aggiunto due giorni fa un ulteriore 25% punitivo per le importazioni di petrolio russo. Dopo anni di trattamento di favore, l’India è entrata nel mirino di Washington. La reazione è stata quella di riaprire il canale di dialogo con la Cina, dopo cinque anni di scontro totale sul fronte commerciale, diplomatico e persino militare, con scontri armati al confine conteso che nell’estate 2020 hanno causato decine di vittime tra le truppe dei due paesi. A favorire il processo, il recente viaggio del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, che ha portato alla riapertura del commercio transfrontaliero, a un accordo per la ripresa dei voli diretti e all’annuncio del primo viaggio in Cina di Modi dopo sette anni. Ma avrebbe aiutato anche una lettera “segreta” al presidente indiano Droupadi Murmu, svelata da Bloomberg, in cui si esprimeva preoccupazione per eventuali accordi commerciali con gli Stati uniti che avrebbero potuto danneggiare gli interessi cinesi.

I dissidi sinoindiani sono stati sin qui tra i principali ostacoli a una maggiore profondità della cooperazione in ambito Sco e Brics. Il disgelo potrebbe aumentare l’ambizione dei due gruppi, percepiti dall’occidente come una sorta di anti G7. Con la presidenza di turno cinese, la Sco sembra aver ampliato i suoi ambiti d’azione: alle tradizionali sicurezza e lotta al terrorismo, in agenda si aggiungono ora anche commercio, infrastrutture, energia e governance digitale. Mosca spingerà per rafforzare i legami energetici con India e Cina, con nuove intese su petrolio, gas, carbone e nucleare. Non sono esclusi annunci sul famigerato gasdotto Power of Siberia 2, su cui Xi ha sin qui temporeggiato. Pechino presenterà iniziative infrastrutturali e di penetrazione digitale sotto l’ombrello della Belt and Road, mentre in ambito Sco dovrebbero essere lanciati programmi su transizione energetica, smart cities, agricoltura sostenibile e cooperazione tecnologica verde. Alla plenaria Sco di domenica, Xi illustrerà una nuova “visione cinese” per il gruppo. All’incontro Sco plus di lunedì, quando si aggiungeranno altri 20 leader provenienti da vari paesi del cosiddetto sud globale (tra cui il generale birmano Min Aung Hlaing), il leader cinese terrà invece un ambizioso discorso sul rinnovamento della governance globale.

Dopo la bandiera del multipolarismo imbracciata durante il vertice, Xi passerà a mostrare la forza della Cina. Mercoledì 3 settembre è infatti in programma una grande parata militare per celebrare l’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale e della vittoria nella resistenza contro l’aggressione del Giappone. In piazza Tian’anmen, a Pechino, ci saranno 26 leader internazionali. Già annunciata da tempo la presenza di Putin, ma è di ieri la notizia che ci sarà anche Kim Jong-un. Per la prima volta, Xi vedrà entrambi nello stesso momento.

Per il leader supremo della Corea del nord è il primo viaggio all’estero da quello del settembre 2023 nell’estremo oriente russo, nonché il primo incontro con Xi dopo sei anni. La Cina ha osservato con fastidio la firma del trattato di mutua difesa tra Pyongyang e Mosca, ma sente che è il momento di tenere vicini sia Putin e Kim, nonostante gli effetti collaterali sui rapporti con l’occidente e il Giappone. Dall’Europa, non a caso, arriveranno solo lo slovacco Robert Fico e il serbo Aleksandar Vucic, mentre quasi tutti gli altri paesi non dovrebbero mandare nemmeno gli ambasciatori a Pechino. Presente invece il presidente del parlamento della Corea del sud, dopo che il presidente Lee Jae-myung ha auspicato la ripresa del dialogo con Pyongyang nel vertice di lunedì alla Casa bianca. Ospitando sia Putin sia Kim, Xi lancia un messaggio a Trump: puoi parlare con loro, ma non puoi separarli da me.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]