Nelle ultime settimane le immagini dei cittadini cinesi colpiti dalle alluvioni hanno fatto il giro del mondo: edifici che collassano, famiglie evacuate a bordo di piccoli gommoni, studenti che con ogni mezzo cercano di raggiungere le scuole per sostenere il gaokao, l’esame finale per l’ammissione all’università.

A partire da giugno, il sudest della Cina è stato colpito da una serie ininterrotta di nubifragi che hanno portato all’esondazione dei fiumi più importanti nel 75% del paese.

SONO SEMPRE PIÙ ALTI i costi economici e umani legati ai cambiamenti climatici, una perdita stimata nell’ultimo mese a 12 miliardi di dollari che ha coinvolto oltre 37 milioni di cittadini, con almeno 2 milioni di trasferimenti definitivi in aree a basso rischio idrogeologico.

Alla conferenza stampa del 13 luglio a Pechino il vicepresidente alle risorse idriche Ye Jianchun ha confermato l’innalzamento di ben 433 fiumi oltre i livelli d’allerta, 33 hanno registrato record storici: tra questi, il Fiume Azzurro rimane il corso con il più alto fattore di rischio per il Paese. I danni causati dalle piene del fiume più lungo della Cina non sono una novità, ma con l’aumentare dei fenomeni climatici estremi sono riemerse storiche criticità legate ai progetti di contenimento e sfruttamento del suo bacino idrico.

L’AGENZIA REUTERS ha evidenziato come la conferenza stampa di lunedì 13 abbia riacceso le critiche verso la Diga delle Tre Gole, enorme progetto infrastrutturale per la produzione di energia idroelettrica.

Secondo i critici questa grande opera, costruita anche per gestire le esondazioni del Fiume Azzurro, non avrebbe svolto alcun ruolo nel proteggere le aree a rischio dalle ultime alluvioni, arrivando al limite delle proprie capacità contenitive che equivalgono solo al 9% del volume delle ultime precipitazioni. Al contrario, è stata ciclicamente criticata la presenza di una diga di quelle dimensioni in un’area geologicamente instabile come il confine tra le provincie del Sichuan, Chongqing e Hubei.

LA DIGA DELLE TRE GOLE è uno dei progetti più ambiziosi mai realizzati in Cina, il secondo più grande impianto di energia idroelettrica al mondo.

La struttura ha una lunga e controversa storia alle spalle: già nel 1994, all’avvio dei lavori, non furono poche le voci di protesta che chiedevano l’annullamento del progetto. Le associazioni ambientaliste denunciarono subito l’impatto che avrebbe avuto sull’habitat naturale: gli effetti della costruzione della diga sul degrado dei flussi migratori della fauna ittica, per esempio, hanno costretto il governo ad imporre all’inizio del 2020 un divieto di pesca di dieci anni nelle aree più critiche.

La diga ha inoltre portato alla scomparsa di 1.300 siti archeologici e alla totale o parziale immersione di oltre 1.400 centri abitati. L’insufficiente o mancata compensazione per la cessione delle terre, ancora oggi soggetta al principio di co-gestione maoista, scatena ciclicamente una serie di scandali che interessano i governi locali.

Il trasferimento obbligatorio di 1,4 milioni di residenti avviò infatti un dibattito molto intenso nell’opinione pubblica, perché queste vicende si inseriscono in un più ampio processo di confisca di abitazioni e terreni agricoli che colpisce da decenni le aree rurali cinesi. I danni causati dalle ultime alluvioni hanno riportato l’attenzione su uno dei fenomeni più controversi della Cina moderna.

La Diga delle Tre Gole risponde a una logica di incentivi governativi per le grandi opere che hanno fatto la fortuna delle finanze nazionali, nonché a una narrazione sulla transizione energetica fondamentale nel discorso politico cinese di oggi.

GLI STIMOLI ECONOMICI provenienti dal governo centrale per lo sviluppo infrastrutturale sono stati spesso criticati per aver alzato il debito locale a fronte di opere di scarsa rilevanza, altamente impattanti sugli ecosistemi e che hanno portato alla migrazione forzata di milioni di persone.

I progetti approvati sbloccano ingenti quantità di denaro e in questo modo i governi locali riescono a mettere in circolo delle finanze che portano dati molto positivi a Pechino in termini di crescita del Pil nazionale. Nel caso della diga si parla inoltre di una capacità di produzione energetica importante, valutata 26 miliardi di dollari già nel primo anno dall’inaugurazione ufficiale avvenuta nel 2012.

Di conseguenza, la collaborazione delle autorità locali nella gestione delle grandi opere è una delle più comuni strategie per l’avanzamento nella carriera politica. Solo negli ultimi dieci anni sono stati approvati almeno altri 22 grandi progetti della compagnia statale che gestisce la Diga delle Tre Gole – la «China Three Gorges Corporation», per la costruzione di nuovi impianti idroelettrici lungo il bacino del Fiume Azzurro.

LA STESSA COMPAGNIA ha in attivo 89 progetti in 47 altre nazioni: tutte decisioni coerenti con la strategia di sicurezza energetica che vedrebbe la Cina come paese all’avanguardia nel settore delle energie alternative. In questo scenario, il potenziale idroelettrico dei maggiori fiumi cinesi costituisce uno dei fattori chiave nella strategia di potenziamento dell’industria energetica, giustificando la velocità con cui vengono avviati i lavori.

Questa è infatti la maggiore critica che emerge nel dibattito sulle alluvioni lungo il Fiume Azzurro: una superficiale gestione dei progetti sul territorio, sostenuti da dati insufficienti sui cambiamenti idrogeologici nelle zone più sensibili. Le implicazioni sono immediate: nel momento in cui le precipitazioni aumentano lo straripamento non può essere gestito che con misure d’emergenza come l’evacuazione e l’intervento delle forze armate.

Il cambiamento climatico mette alla prova queste ambizioni e apre nuovi scenari per la discussione sulla effettiva utilità e sostenibilità sociale, economica e ambientale delle grandi opere infrastrutturali in Cina.

I danni rilevati dalle ultime esondazioni hanno dimostrato la fragilità di questi progetti nel grande piano di sviluppo moderno della nazione cinese.

Le alluvioni di quest’anno, insieme con l’epidemia di Covid-19, hanno rallentato le ambizioni del presidente Xi Jinping per il raggiungimento di una società «moderatamente prospera» e senza povertà assoluta entro il 2021, centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese.

A QUESTO PROPOSITO, il presidente cinese ha dichiarato all’agenzia d’informazione nazionale Xinhua il proprio sostegno ai cittadini colpiti dalle alluvioni, invitando a combattere la malagestione del territorio e la carenza di misure preventive efficienti.

La gestione consapevole e attenta dei territori del Fiume Azzurro è centrale nel discorso politico sulla modernizzazione della Cina, dove accanto alla speculazione edilizia sulle grandi infrastrutture ritornano ad avere peso i problemi di sicurezza alimentare nelle campagne.

Mentre Pechino richiede l’anticipo della raccolta di riso per questa stagione, in tutto il paese è stato registrato un aumento dei prezzi dei beni alimentari dell’11% in confronto ai dati di giugno 2019.

Tutti questi fattori rappresentano una sfida importante per il governo centrale, che dovrà valutare accuratamente la gestione delle finanze nazionali e rendere prioritari gli investimenti per la tutela dei territori e delle popolazioni più colpite negli ultimi mesi.

Di Sabrina Moles

[Pubblicato su il manifesto]