L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015, un fatto importante che si inserisce in un contesto cruciale per l’Italia, l’Europa e i paesi parte dell’Asean. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. China Files, che da sempre ha uno sguardo interessato non solo sulla Cina ma sull’intera Asia, è lieta di avviare una nuova partnership editoriale con l’Associazione Italia-Asean per mettere ancora più a fuoco le dinamiche della sempre più cruciale (e dinamica) regione del Sud-Est asiatico. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 25 settembre.

L’Associazione Italia-ASEAN ha organizzato un incontro sulle relazioni tra Italia e Indonesia. Tra gli speaker, l’Ambasciatore a Jakarta, Latteri, l’Ambasciatrice indonesiana, Andayani, la Vicepresidente di Confindustria, Beltrame, il Viceministro indonesiano degli Esteri, Swajaya, e la Vicepresidente del
KADiN, Kamdani. Nonostante entrambi i Paesi stiano affrontando le conseguenze della pandemia,
la loro resilienza contribuisce a trasformare la crisi in un’opportunità. Il governo indonesiano sta promuovendo un piano di modernizzazione delle infrastrutture e del sistema produttivo, puntando sugli investimenti diretti esteri e sulle esportazioni. Alcune aziende italiane sono già attive da tempo in Indonesia e il trend è in crescita. Tuttavia, resta ampio spazio per migliorare i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi. Sarà necessario rafforzare i partenariati internazionali per aumentare gli scambi e gli investimenti, creando così nuove connessioni, materiali e immateriali. Sia il Regional
Comprehensive Economic Partnership che l’Indonesia-EU Comprehensive Economic Partnership Agreement rappresentano occasioni importanti per rilanciare la crescita in Asia e in Europa. Il primo è un accordo tra 15 Paesi asiatici e dovrebbe essere concluso entro la fine di quest’anno. Il secondo è invece l’accordo commerciale tra UE e Indonesia, e secondo quanto emerso dal programma del trio di presidenze del Consiglio dell’UE Germania-PortogalloSlovenia, sarà una priorità nel medio periodo.
Da non sottovalutare, in chiave italiana, anche il megaprogetto indonesiano di costruire una nuova capitale da affiancare a Jakarta e gli investimenti infrastrutturali che verranno fatti per le diramazioni
marittime della BRI. Nonostante le sfide imposte dalla pandemia, sembra che Italia, Europa e Indonesia siano determinate a cooperare per costruire un sistema internazionale dinamico ed equo, orientato alla crescita e allo sviluppo sostenibile, in un contesto di pace e stabilità. Il recente riconoscimento all’Italia del ruolo di Partner di Sviluppo dell’ASEAN è il segnale di questa volontà e di un effettivo upgrade delle
relazioni politiche.

(A cura di Valerio Bordonaro, Direttore dell’Associazione Italia-ASEAN)

Le Borse di Singapore e India pongono fine alle controversie sui derivati

La Borsa singaporiana e quella indiana hanno posto fine a una lunga disputa sui derivati e hanno deciso di lanciare un collegamento di trading tra i due mercati, segnando un sostanziale miglioramento nei rapporti tra le Borse asiatiche. Le due istituzioni finanziarie hanno concordato la creazione di una piattaforma di coordinamento, ritirandosi dalla procedura di arbitrato per la negoziazione dei derivati azionari indiani nella città-Stato. La notizia arriva dopo anni di malumori in cui la Singapore Exchange Limited è stata il principale fornitore di derivati per le azioni indiane, fino alla caduta delle Borse nel 2018. L’eccessiva migrazione di liquidità verso Paesi stranieri aveva spinto infatti Nuova Delhi a invertire la rotta e a sospendere la trasmissione di dati a fornitori stranieri di indici. Non è stata ancora fissata una data di lancio della piattaforma ma Loh Boon Chye, Amministratore Delegato di SGX, ha già dichiarato che un miglioramento nelle connessioni tra i mercati di Singapore e quelli indiani
“faciliterebbe l’accesso al mercato globale e a sua volta migliorerebbe gli investimenti e i flussi del mercato dei capitali tra l’India e il mondo”. Questa mossa strategica di rafforzare i legami con la National Stock Exchange of India arriva nel pieno della competizione di Singapore con Hong Kong, la città Stato infatti punta ad accogliere i tanti investitori internazionali spaventati dalle tensioni e dalla poca affidabilità del protettorato cinese. Proprio su queste tematiche non sono mancate ultimamente polemiche, visto che i due celebri centri finanziari asiatici sarebbero, secondo alcuni analisti,
le destinazioni privilegiate per molte transazioni sospette in Asia. In generale la Borsa di Singapore sta attraversando una fase di rilancio e diversificazione, ha lanciato una piattaforma di derivati con FTSE International che segue il mercato azionario di Taiwan e puntato su nuove tecnologie e cripto valute,
dopo anni difficili caratterizzati talvolta da delisting e cali nei volumi di trading.

Ultime previsioni e prossimi scenari dell’economia thailandese

Nella sua ultima relazione, Titanun Mallikamas, Vicegovernatore della Banca Centrale della Thailandia e
Segretario del Comitato per la politica monetaria, ha confermato di aver lasciato invariato il tasso d’interesse di riferimento, mantenendolo al minimo storico, e di aver leggermente migliorato le prospettive sul PIL per i restanti mesi del 2020 e il 2021. La precedente previsione parlava infatti di una contrazione dell’8.1% mentre le ultime stime la riducono al 7.8%. L’economia thailandese ha assistito alla
peggiore crisi degli ultimi due decenni nel secondo trimestre del 2020 ma i dati per la seconda economia del SudEst asiatico sono migliorati di recente, dopo che il Governo ha messo fine alla maggior parte delle restrizioni a viaggi e spostamenti, consentendo alle attività economiche fortemente dipendenti
dal turismo, asset fondamentale del Paese, di ripartire. L’economia thai necessiterà comunque di almeno
due anni per tornare ai livelli prepandemici. La dirigenza della Banca Centrale thailandese ha, oltre al taglio dei tassi, fornito prestiti agevolati e ulteriormente rassicurato di essere pronta ad utilizzare strumenti di politica monetaria adeguati, ove necessario. Ha poi incitato il Governo ad adattare la politica fiscale alla situazione di crisi che il Paese vive ormai da mesi, facendola diventare uno strumento centrale per la ripresa. Il Governo ha comunque già in cantiere un pacchetto da 33 miliardi di dollari per continuare a sostenere cittadini e imprese nei prossimi mesi. Nel frattempo però, il mercato delle IPO in Thailandia sta emergendo come il più grande mercato di IPO del Sud-Est asiatico, con un
totale di circa 3 miliardi di dollari raccolti finora nel 2020. Nessun altro mercato nella regione ha avuto volumi di IPO superiori a 1 miliardo di dollari quest’anno, Singapore è il mercato più vicino con 515 milioni di dollari raccolti mentre in Malesia il dato si aggira attorno ai 71 milioni di dollari, dato peggiore degli ultimi dieci anni.

L’importanza di rafforzare la partnership ASEAN-UE

In un mondo colpito dalla pandemia e caratterizzato da una politica di potenza, l’Unione Europea e l’ASEAN hanno molti interessi in comune. Per sostenere l’ordine internazionale multilaterale e proteggere la pace e la stabilità nel mondo, sarà necessaria una maggiore cooperazione tra le due
istituzioni. ASEAN e UE non intendono schierarsi nello scontro geopolitico e commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma anzi sono determinate a rafforzare il dialogo e il libero scambio per assicurare pace e stabilità a tutto il sistema globale. La pandemia ci ha insegnato l’importanza della cooperazione e della collaborazione a livello internazionale. Durante la fase più acuta della crisi, l’UE ha mobilitato oltre 800 milioni di euro a sostegno dei Paesi ASEAN, e diversi Paesi del Sud-Est asiatico hanno fornito materiale medico e personale sanitario ai Paesi europei. Per uscire da questa situazione servirà sviluppare un vaccino sicuro ed affidabile, e anche in questo caso sarà fondamentale trovare una soluzione multilaterale. A tal proposito, l’UE ha già stanziato 400 milioni di euro in garanzie a sostegno dell’iniziativa COVAX, finalizzata a trovare un vaccino disponibile a tutti i Paesi, e sta lavorando anche con l’ASEAN per sostenere la ricerca. Anche sul versante economico e commerciale servirà maggiore
cooperazione. Quale primo investitore in ASEAN, l’UE punta a rafforzare i partenariati economici con i Paesi del Sud-Est asiatico. Gli accordi commerciali con Singapore e Vietnam sono già in vigore, e sarà ora fondamentale proseguire i negoziati anche con gli altri Paesi, in primis Indonesia e Malesia. Parallelamente, bisognerà coltivare il dialogo e le relazioni tra le due istituzioni, rafforzando i numerosi
programmi di cooperazione UE-ASEAN, con l’obiettivo di facilitare commercio e integrazione e accelerare
la ripresa economica. Infine, ASEAN e UE dovranno avanzare le proprie relazioni sul tema dell’ambiente e della sostenibilità. Nel breve periodo sarebbe importante approfondire il dialogo sull’approvvigionamento energetico, dando maggiore rilevanza alle potenzialità dell’energia green per una ripresa più robusta nella fase postpandemica.

[Josep Borrell su Bangkok Post]

Un’economia aperta, l’ultimo obiettivo dell’Indonesia

L’Indonesia è un insieme di circa 14.000 isole, 700 lingue e 1.300 gruppi etnici. Eppure, nonostante le dimensioni e l’eterogeneità, l’Indonesia è riuscita a trovare nel suo motto nazionale “Bhineka Tunggal Ika“, ovvero “Unità nella diversità”, la chiave per rafforzare la coesione sociale e potenziare lo sviluppo economico. Oggi, il Paese è la sedicesima economia del mondo e secondo un report di McKinsey, si prevede che conquisterà il settimo posto entro il 2030. Tuttavia, questo successo non è arrivato dalla sera alla mattina.

Secondo Kishore Mahbubani, un illustre membro dell’Asia Research Institute ed ex diplomatico di Singapore, una delle ragioni del successo dell’Indonesia è che il Paese ha avuto il giusto leader in ogni momento chiave della sua storia nazionale. Sukarno, il primo Presidente dell’Indonesia, ha contribuito a creare l’unità del popolo indonesiano attraverso la politica della Pancasila – la filosofia dello Stato unitario indonesiano – e la scelta di stabilire un’unica lingua nazionale per il Paese, bahasa Indonesia. Successivamente, nonostante l’approccio autoritario, il Presidente Suharto ha gettato le fondamenta per l’importante crescita economica che ha caratterizzato l’Indonesia nell’ultimo trentennio del novecento (6,6% di crescita media durante il suo regime). Infine, dal 2014, l’amministrazione del Presidente Susilo Bambang Yudhoyono ha registrato notevoli progressi in tema di democrazia e cooperazione internazionale. Anche grazie alla leadership dell’Indonesia nell’ASEAN, il Paese è stato ammesso al G20, ottenendo un ruolo permanente e visibile nello scenario geopolitico globale.

Oggi l’attuale amministrazione, guidata dal Presidente Jokowi, si trova ad affrontare una grande sfida: l’apertura economica del Paese. L’Indonesia risulta infatti ancora restia ad aprire il mercato alla concorrenza, e la ragione di questa posizione è radicata nella storia stessa del Paese. L’Indonesia ha una tradizione di nazionalismo economico che ha avuto inizio all’epoca di Sukarno, quando la lotta per la libertà nazionale significava anche lotta per l’emancipazione economica. Venivano adottate infatti misure protezionistiche e politiche ostili nei confronti degli investitori stranieri, nel tentativo di rendere autosufficiente la nazione. Questo approccio iniziò a cambiare sotto la guida di Suharto, dal momento che vennero approvate diverse riforme orientate all’integrazione dell’Indonesia nel sistema economico globale.

Attualmente l’obiettivo è quello di promuovere e rafforzare l’apertura economica dell’Indonesia. Il governo sta concentrando la sua attenzione sul completamento di vari accordi di libero scambio, tra i quali il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e l’Indonesia-EU Comprehensive Economic Partnership Agreement. Quest’ultimo in particolare, secondo il programma del prossimo trio di Presidenze del Consiglio dell’Unione Europea, sarà probabilmente concluso nel 2021. Quest’autunno, le due parti entreranno nel decimo round di negoziati e, considerando l’andamento dei precedenti, sono stati fatti considerevoli passi in avanti in diversi settori, tra cui la rimozione degli ostacoli tecnici al commercio, i sussidi e gli investimenti. D’altra parte, per trovare un accordo sul commercio di beni, sui diritti di proprietà intellettuale e sullo sviluppo sostenibile potrebbe essere necessario più tempo.

I risultati positivi ottenuti dal governo negli ultimi anni si riflettono sul posizionamento dell’Indonesia nel Global Index of Economic Openness 2019 del Legatum Institute. In questo speciale indice che classifica i diversi Paesi in base alla loro apertura economica, l’Indonesia si è posizionata 68° su 157 Paesi, balzando sei posti in avanti nell’ultimo decennio. Nel complesso, l’Indonesia è riuscita concludere numerosi accordi commerciali, soprattutto con le controparti ASEAN e altri Paesi del continente asiatico. Tuttavia, permangono alcuni elementi di criticità. Le tariffe e le quote d’importazione sono applicate tuttora per proteggere il mercato interno. Inoltre, un rapporto della Banca Mondiale indica che gli investimenti esteri diretti in Indonesia sono meno della metà rispetto alla media globale – il 2% del suo PIL. Secondo gli esperti, questa carenza di investimenti potrebbe rallentare lo sviluppo in diversi settori, specialmente nelle infrastrutture.

Tuttavia, nonostante alcune limitazioni strutturali e la persistente questione del nazionalismo economico che potrebbero ostacolare lo sviluppo del Paese, l’Indonesia è sulla buona strada per diventare un attore importante nello scenario internazionale. Le azioni intraprese dal governo dimostrano che l’amministrazione del Presidente Jokowi sta dando priorità all’apertura del mercato indonesiano, per cogliere i benefici del commercio internazionale e del libero scambio. In questo momento, la vera sfida per l’Indonesia è quella di bilanciare i flussi di capitale nazionale con quelli esteri, così che il sistema economico possa effettivamente trarne giovamento. Una volta raggiunto il punto di equilibrio, senza dubbio l’Indonesia mostrerà tutto il suo vero potenziale.

[A cura di Rizka Diandra e Tullio Ambrosone]

 

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Il Vietnam leader nell’export di caffè

Durante la pandemia il consumo di caffè istantaneo è aumentato, tale tendenza ha reso il Vietnam il
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Accelerare i flussi commerciali in ASEAN

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Soluzioni verdi per l’ASEAN

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Nuove strategie marittime nel Sud-Est asiatico

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annunciato che i temi dell’istruzione e dell’educazione saranno oggetto di collaborazione e scambi con i
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