Meloni in Giappone da Takaichi

In Relazioni Internazionali by Lorenzo Lamperti

La presidente del consiglio a Tokyo dalla premier nipponica: dietro le affinità politiche e personali, si parla di catene di approvvigionamento e difesa. Prossima tappa: Corea del sud da Lee Jae-myung. Takaichi si prepara intanto a elezioni anticipate

Chissà se suoneranno insieme la batteria, come Sanae Takaichi ha fatto nei giorni scorsi col presidente sudcoreano Lee Jae-myung, ricevendolo nella sua città natale di Nara. Dal K-pop e le canzoni tratte dagli anime, la scaletta potrebbe includere qualcosa di più italiano. Di certo, quando Giorgia Meloni verrà ricevuta dalla premier del Giappone, non mancheranno gli abbracci come quello ostentato durante il G20 di Johannesburg.

La presidente del consiglio è a Tokyo, dove ieri ha festeggiato il compleanno e oggi sigla con Takaichi una dichiarazione che eleva i rapporti bilaterali a partenariato strategico speciale. La visita arriva in un momento delicato, nel mezzo di una profonda crisi tra Giappone e Cina, scaturita dalla minaccia di Takaichi di un intervento militare in caso di invasione di Taiwan. Pechino ha risposto con una serie di coercizioni commerciali, da ultimo un blocco all’export di materiali a doppio uso e di terre rare. Proprio la sicurezza economica è in cima all’agenda dell’incontro, con un focus sul rafforzamento delle catene di fornitura. Meloni potrebbe cercare collaborazioni proprio sulle terre rare: Tokyo ha appena avviato un test di estrazione per sfruttare le immense risorse scoperte nei pressi dell’isola di Minamitori, a seimila metri di profondità. Un affare in cui è coinvolto anche Donald Trump, riempito di regali e complimenti da Takaichi durante la sua recente visita.

Eppure, il presidente americano non ha mai preso esplicitamente le difesa dell’alleata nel corso della crisi con la Cina. Anzi, le incertezze causate dai dazi e dall’attacco al Venezuela (per non parlare delle minacce alla Groenlandia), stanno spingendo in queste settimane una raffica di leader internazionali verso Pechino, nel tentativo di rilanciare i rapporti commerciali. Ieri, Xi Jinping ha ricevuto il premier canadese Mark Carney, dopo anni di gelo tra i due paesi. In arrivo anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e (forse) persino il presidente argentino Javier Milei.

La mappa asiatica di Meloni parte da Giappone e Corea del sud, dove sarà lunedì. Tanto da diventare la prima leader europea a visitare Takaichi e Lee dopo le rispettive entrate in carica. Tokyo e Seul diventano così il fulcro di una strategia che mira a rafforzare i legami con due sistemi industriali avanzati, alleati degli Stati uniti (per quanto la Corea del sud sia in fase di ribilanciamento) ma sempre più centrali anche per l’autonomia strategica europea, soprattutto sulle tecnologie critiche. Cancellate le tappe in Bangladesh e Vietnam, che erano incluse nell’itinerario originale del viaggio rinviato lo scorso luglio. L’interscambio tra Italia e Giappone ha raggiunto i 10,4 miliardi nei primi dieci mesi del 2025 e Meloni incontrerà i manager di vari colossi nipponici tra cui Sony, Mitsubishi, Honda e Toyota. Con Takaichi si parlerà anche di aerospazio e difesa. Il Global Combat Air Programme – che unisce Italia, Giappone e Regno unito nello sviluppo del caccia di sesta generazione – è l’emblema di una convergenza strategica che va ben oltre il commercio.

D’altronde, è impossibile non notare le affinità tra Meloni e Takaichi: entrambe prime donne premier dei rispettivi paesi, entrambe conservatrici e nazionaliste, protagoniste di un’ascesa politica partita dal basso. La Cina, che aveva chiesto ai paesi occidentali di prendere le sue difese nella querelle col vicino, osserverà con attenzione quanto esplicito sarà il sostegno italiano alla postura diplomatica e strategica del Giappone.

Peraltro, subito dopo aver ricevuto Meloni, Takaichi dovrebbe sciogliere la camera bassa e indire (ennesime) elezioni anticipate a febbraio. Dopo la nomina di ottobre, aveva garantito di non farlo, ma lo scontro con Pechino e il suo approccio da “lady di ferro” ha fatto schizzare in alto la sua popolarità interna. Takaichi vuole passare all’incasso, riconquistare la maggioranza parlamentare e piazzare i suoi fedelissimi al posto dei deputati della corrente moderata del Partito liberaldemocratico. Se riuscisse nel suo intento, potrebbe spingere con ancora maggiore vigore il processo di riarmo che sta fomentando le tensioni con la Cina.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]