Lo scorso aprile, Pechino ha annunciato al mondo l’ambizioso programma per il lancio di una valuta digitale sovrana: lo Yuan digitale. Per seguirne l’implementazione, ad inizio agosto, la Banca Popolare Cinese (PBoC) ha istituito una filiale, segnalando ai mercati che la pianificazione iniziale era stata un successo e che era quindi fiduciosa di poter procedere a pieno regime. Ad oggi, il progetto pilota è stato correttamente testato a Shenzhen, Chengdu, Suzhou e nella nuova area di Xiongan, fuori Pechino. Questo primo lancio, dunque, coprirebbe la regione che include Pechino, Tianjin e lo Hebei (Jig-Jin-Ji), lo Yangzte River Delta e la Greater Bay Area.

Non solo le quattro principali banche cinesi[1] hanno cominciato ad offrire la valuta digitale sulle proprie piattaforme di mobile banking, ma la cinese Didi Chuxing 滴滴出行 – la celebre compagnia di reti di trasporto con sede a Pechino – ha firmato una partnership con la PBoC ad inizio agosto per utilizzarla sulla propria piattaforma mobile. Non sorprenderebbe vedere, nel corso dei prossimi mesi, un numero crescente di servizi non bancari e non finanziari mettersi in fila per aderire al programma della PBoC.

PBoC scatenata: attacco alla concorrenza?

Poco dopo il suddetto annuncio, i principali quotidiani finanziari esteri, come il Financial Times e il Coin Telegraph, hanno iniziato a speculare sul futuro del settore dei pagamenti digitali in Cina, di fatto accennando – non in maniera velata – alla fine imminente di Alipay 支付宝 e Wechat Pay 微信支付. L’argomento ruota attorno all’idea che una volta che lo Yuan digitale sarà stato lanciato e integrato nel mercato, non ci sarà più bisogno per i consumatori di utilizzare altre piattaforme, soprattutto se la PBoC sarà in grado di creare una propria piattaforma o integrare la valuta digitale sulle piattaforme già esistenti, utilizzate dalle banche commerciali: esattamente quello che sta accadendo in questo momento.

Per ora, sembra che il percorso più efficiente per la PBoC sia il secondo. Il punto è dunque capire quali vantaggi Alipay e Wechat Pay saranno in grado di offrire ai propri clienti per convincerli a non passare alle applicazioni mobili offerte dalle banche commerciali, già installate sui device della maggior parte dei consumatori cinesi. La piattaforma della PBoC potrebbe costringere Alipay e Wechat Pay ad innovarsi e trovare altri settori non ancora esplorati all’interno del più ampio mercato digitale, proprio come avvenuto anni fa con i pagamenti digitali.

È interessante notare che a fine agosto, Ant Financial 蚂蚁金服 – società madre di Alipay – ha presentato istanza di doppia quotazione a Shanghai e Hong Kong. A parte la mastodontica dimensione di questa offerta pubblica iniziale, una quotazione pubblica per Ant Financial le garantirà, in larga misura, un considerevole cuscino in termini di capitale se le sue preziose entrate derivate dall’elaborazione dei pagamenti online dovessero diminuire. In effetti, la capacità di Ant Financial di raccogliere capitali tramite azioni o debiti su due diverse borse offre ampio spazio d’uscita – qualora si rendesse necessario – dal mercato dei pagamenti digitali.

Ovviamente, la scomparsa di Alipay e Wechat Pay sulla scia della valuta digitale sovrana della PBoC non è affatto certa, poiché i dettagli del programma sono ancora scarsi. Detto questo, l’IPO di Ant Financial e il fatto che sia Alibaba che Tencent 腾讯 – società madre di Wechat Pay – siano quotate in borsa, dimostrano che queste società hanno avviato da tempo il processo di diversificazione delle loro operazioni.

La valuta digitale sovrana per rafforzare le normative

Mentre la Cina continua ad aprire il suo enorme e – in gran parte – sottostimato settore dei servizi finanziari, le normative del paese dovranno essere rafforzate, in modo da gestire prodotti finanziari sempre più complessi e diversificati, così come l’afflusso di istituzioni finanziarie straniere. Il Partito-Stato dovrà fare sempre più affidamento sull’uso di regolamenti formali e sviluppare un quadro giuridico, non solo per rassicurare le società e gli investitori stranieri che i loro soldi sono al sicuro in Cina, ma anche per migliorare l’efficienza complessiva del mercato.[2]

Un esempio è rappresentato dall’ascesa delle società di pagamenti digitali nazionali in Cina, nonché dall’ascesa e successiva caduta delle piattaforme di prestito peer-to-peer. In entrambi i casi, un mercato inefficiente – soprattutto per scarsa tutela nei confronti dei consumatori – ha guidato lo sviluppo di piattaforme di pagamento digitali private, come Alipay e Wechat Pay. Per un po’ di tempo, queste piattaforme hanno funzionato senza alcun controllo normativo, senza che le autorità sentissero il bisogno di regolamentare quelle che erano viste come semplici applicazioni mobili, in grado di elaborare dei pagamenti. Alla fine, tuttavia, queste piattaforme – inclusi i prestiti peer-to-peer – si sono de facto tramutate in banche, in grado di praticare la riserva frazionaria, offrire interessi sui risparmi, creare prodotti di investimento ed emettere prestiti su piccola scala.

È a questo punto che le autorità di regolamentazione hanno ordinato a qualsiasi piattaforma di pagamento che offrisse interessi sui risparmi di separare queste operazioni dalla attività di elaborazione dei pagamenti. Altresì, i regolatori hanno anche ordinato a quelle piattaforme che avevano operazioni simili a quelle bancarie di richiedere licenze apposite. Pertanto, nella misura in cui la PBoC non eliminerà queste piattaforme di pagamento dal mercato, potremmo immaginare uno scenario in cui il contesto normativo diventerà così rigido da escludere definitivamente Alipay e Wechat Pay.

Possiamo anche analizzare la valuta digitale sovrana della PBoC nel più ampio contesto del regime di imposta sul reddito globale, recentemente implementato da Pechino. La moneta digitale renderebbe più trasparenti le transazioni finanziarie dei fruitori. Ciò, ovviamente, richiederebbe che la PBoC estendesse la sua piattaforma all’estero e, dato che sarebbe spinta avanti da una banca centrale, non vediamo alcun motivo per cui altri paesi dovrebbero rifiutare la sua piattaforma, nella misura in cui quest’ultima si limita a monitorare le transazioni effettuate in Renminbi (RMB). Ciò significa che un cittadino cinese residente all’estero – a condizione che non abbia perso tutti i beni in RMB – sarebbe comunque soggetto alla supervisione della PBoC. Allo stesso tempo, una valuta digitale sovrana renderebbe molto più difficile l’appropriazione indebita e il riciclaggio di denaro, come conseguenza di un uso ridotto del contante.

Se ci spingiamo più in là con i possibili risvolti di questo scenario, la PBoC potrebbe adottare un ruolo simile a quello del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. L’adozione diffusa dello Yuan digitale potrebbe semplificare il ruolo della banca centrale nell’applicazione di sanzioni finanziarie, soprattutto se Pechino continuerà a portare avanti l’internazionalizzazione del RMB.

[1] Agricultural Bank of China 中国农商银行, Industrial and Commercial Bank of China 中国工商银行, China Construction Bank 中国建设银行, e Bank of China 中国银行.

[2] Si pensi al fallimento della Baoshang Bank 包商银行 all’inizio di agosto. La piattaforma di valuta digitale sovrana della PBoC potrebbe, in tal caso, consentire alle autorità competenti di monitorare più da vicino i depositi dei clienti della banca e garantire un processo molto più agevole per la restituzione del denaro.

Di Cercius Group*

**Cercius Group è una società di intelligence geopolitica e di consulenza strategica. Con sede a Montreal ed uffici ad Hong Kong e Firenze, Cercius Group si specializza in analisi e previsioni dei principali trend politici ed economici della Repubblica Popolare Cinese. Per maggiori informazioni info@cerciusgroup.com