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Lo storico Fabio Lanza: “La Cina si considera di pari livello agli Usa”

In Cina, Relazioni Internazionali by Alessandra Colarizi

Fabio Lanza, docente di storia cinese moderna presso l’Università dell’Arizona a China Files: “Probabilmente la cosa più significativa del summit tra Xi Jinping e Donald Trump è la dimostrazione, in termini visivi e visibili, che la Cina si considera, e di fatto è, allo stesso livello degli USA. Il resto del mondo lo sa o se ne sta rendendo conto. E non mi pare poco.

Come giudichi complessivamente questi colloqui? 

Difficile dare un giudizio definitivo, anche se alcuni segnali sono già chiari. La Cina ha preparato un benvenuto di gran rilievo e con grande sfarzo, sapendo che Trump è molto impressionabile. E i toni sono stati distesi, almeno in pubblico. All’atto pratico, tuttavia, questi colloqui non è chiaro cosa abbiano prodotto in termini di commercio, Iran, e pure Taiwan. Sintomatico, ma certamente prevedibile, è che l’ambiente e il clima – al centro delle discussioni con Obama e Biden – non siano stati neppure menzionati. Ma probabilmente la cosa più significativa è la dimostrazione, in termini visivi e visibili, che la Cina si considera, e di fatto è, allo stesso livello degli USA. Il resto del mondo lo sa o se ne sta rendendo conto. E non mi pare poco.

I convenevoli non sono mancati da entrambe le parti. Cosa c’è dietro la ritualità di Xi e i toni adulatori di Trump?

C’è sempre il rischio di leggere troppo in quello che sono di fatto delle esercitazioni retoriche, ma voglio notare una differenza di postura fra il discorso di Xi e quello di Trump. Xi parla della Cina come una “civiltà” con riferimenti al Confucianesimo, l’eredità culturale (si veda non a caso la visita al Tempio del Cielo, simbolo dell’unione cosmica fra cielo, terra, ed impero), una civiltà appunto ora risorta, ringiovanita. E poco importa che questi siano argomenti ridicoli dal punto di vista storico, il significato ideologico è chiaro. Trump ha fatto riferimento ai legami storici tra Cina e USA, ai coolies cinesi che costruirono la ferrovia, a come anche ai cinesi piacciono la NBA e i jeans. Cose che almeno a me suonano datate, quasi anni ‘80 o anni ‘90, quando la Cina aveva ben altra posizione. Magari, come dicevo sono io che interpreto troppo, ma mi pare una differenza postulare abbastanza ovvia.

Quali sono le questioni dove pensi sarà più difficile riuscire a consolidare l’intesa di questi giorni? Pechino pare essersi impegnato ad acquistare prodotti agricoli ed energetici, mentre Washington ha concesso le prime licenze per la vendita dei chip H200 di Nvidia. Però sappiamo anche che ormai la Cina si avvia verso l’autosufficienza tecnologica e alimentare per ragioni di sicurezza nazionale. E che durante il primo mandato Trump non ha rispettato i termini dell'”accordo di fase uno”.

Sull’autosufficienza cinese io sarei un po’ cauto. Nel senso che è verissimo che la Cina vuole l’autosufficienza tecnologica (IA, chip, ecc.) ma è anche vero che Xi si è presentato ormai da anni come il paladino del capitalismo globale (parole mie, non sue), il difensore della libera circolazione di merci, di una globalizzazione razionale. Ruolo rafforzato se si vuole dalle tariffe di Trump. E la Cina sa che l’autosufficienza è possibile in alcuni settori, ma non in tutti. Vedremo che succede con le possibili aperture ad aziende USA, indi la presenza di Musk e Cook al seguito di Trump.

Taiwan resta la linea rossa di Pechino. Xi è stato molto esplicito su questo. Come ti aspetti che evolverà la posizione degli Usa. Sul piano retorico si parla di un possibile compromesso riguardo l’indipendenza. E Trump deve ancora sbloccare la vendita di armi per 14 miliardi di dollari.

 È rilevante che Xi abbia messo in primo piano la questione di Taiwan, chiarendo quale punto sia quello che più interessa alla Cina. E, sapendo che Trump è molto meno attento al tema dei suoi predecessori. La posizione di Pechino è chiara: Taiwan è affare nostro e non tolleriamo interferenze. La posizione di Washington, chi lo sa? Pre-Trump era più o meno coerente: mantenimento dello status-quo e sostegno pratico ma non sottotono a Taiwan. Con Trump, non ne ho idea. Questo è uno dei casi in cui avere un personaggio come lui a capo dell’esecutivo cambia davvero le cose. Il cosiddetto “blob” della politica estera americana ha un potere smisurato ed in qualche modo ha cooptato anche Trump. L’Iran ne è una dimostrazione, per certi versi. Ma il suo carattere erratico non lascia prevedere soluzioni. Personalmente, penso che non gliene importi nulla di Taiwan, ma sarà sicuramente stato informato dell’importanza che ha globalmente, anche solo per i microprocessori. 

Stando alla lettura americana, Pechino ha accettato di collaborare per riaprire lo stretto di Hormuz e si è detto contrario all’utilizzo del nucleare con scopi militari. Pensi che davvero la Cina abbia l’intenzione e sia in grado di favorire una distensione con l’Iran? Pochi giorni fa il ministro degli Esteri, Wang Yi, ha esortato il Pakistan a portare avanti i negoziati. Segno che Pechino voglia restare nelle retrovie?

Qui negli USA si dice che Trump e Co. vogliano davvero fare pressione su Pechino perché intervenga con l’Iran. Non riesco ad immaginare un ruolo diretto della Cina in quel “negoziato” (anche se ne trarrebbe gloria e rispetto), perché non sarebbe in linea con la sua posizione internazionale. Ma magari un ruolo dietro le quinte, piccole pressioni, questo sì. Una nave battente bandiera cinese è stata lasciata passare nello stretto, magari è un segnale da parte dell’Iran. Ma a Trump serve qualcosa da poter raccontare a casa, tipo “Xi ci ha promesso di parlare agli iraniani.” La guerra scellerata con l’Iran ha di fatto spostato i confini di questo incontro, che qualche settimana fa sarebbe stato quasi esclusivamente dedicato a tariffe e commercio.

Xi ha invitato Washington a perseguire il “successo reciproco e la prosperità comune affinché le grandi potenze possano coesistere nella nuova era”.  Sappiamo che la Cina continua a  negare di voler perseguire ambizioni egemoniche però sembra chiaro che ormai si ritiene un interlocutore alla pari. Siamo davanti a un G2 sotto mentite spoglie?

A me sembra significativo, in termini di retorica, che Xi abbia sottolineato la possibile compatibilità della “grande rinascita cinese” e di “MAGA”. Entrambi i termini non significano nulla, sono contenitori vuoti da riempire come si vuole, ma Xi è sempre stato coerente sulla possibilità di un mondo non esattamente bipolare ma basato sul rispetto reciproco e su sfere di influenza delineate, anche se questo secondo elemento resta spesso non detto. Ma, certo, siamo di fatto a un G2. L’Europa è stata incapace, per motivi politici e strutturali, di creare un terzo polo capace di essere alla pari con Cina ed USA. Io prenderei anche sul serio le dichiarazioni non-egemoniche della Cina. Non nel senso che Pechino non abbia aspirazioni al di là dei propri confini, ma queste aspirazioni non si manifestano nelle stesse forme dell’imperialismo USA dal dopoguerra in poi. La Cina si propone come un modello diverso. Le leve sono economiche, o politiche.

Di Alessandra Colarizi