Al Comitato Olimpico Internazionale si vivono momenti difficili per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Tokyo che si apriranno il prossimo 23 luglio.

La critica situazione pandemica in Giappone fa sorgere dubbi alla popolazione sulla necessità di organizzare l’evento, che dovrebbe accogliere nel paese oltre 80mila persone tra atleti, preparatori e giornalisti provenienti da tutto il mondo.

Ma alle domande dei giapponesi segue la risposta del vice presidente del Cio John Coates: le Olimpiadi si faranno, nonostante l’alto numero di casi da Covid-19 e lo stato di emergenza in diverse zone del paese. Lo scorso aprile, una decina di prefetture giapponesi, tra cui quella di Tokyo, ha introdotto lo stato di emergenza per combattere la diffusione del Covid-19, ma non si esclude un’estensione della misura che dovrebbe scadere il 31 maggio.

La governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, vuole prolungare lo stato di emergenza fino al 20 giugno, a circa un mese dall’inizio dei Giochi olimpici. La decisione ricade ora sul governo di Suga Yoshihide, che ha visto questo mese i suoi indici di approvazione scendere al 32,2%.

Ma a rendere critica la posizione del governo è l’Asahi Shimbun, il principale quotidiano nazionale di opposizione, che vanta una vendita di oltre 5 milioni di copie giornaliere. In un editoriale pubblicato ieri, l’Asahi, tra i principali sponsor delle Olimpiadi, ha chiesto al premier nipponico di «valutare con obiettività la situazione e scegliere per la cancellazione dell’evento olimpico». Il quotidiano ha espresso solidarietà agli atleti internazionali che si preparano da più di un anno, ma ha sottolineato l’importanza di porre in primo piano la salute dei giapponesi. Probabilmente l’Asahi non sarà l’unica voce a opporsi alle Olimpiadi. Nel paese da mesi monta uno scetticismo verso l’evento: in recente un sondaggio dell’Asahi, l’83% dei rispondenti ritiene che le Olimpiadi di Tokyo debbano essere posticipate o cancellate. La cancellazione, però, ha un costo.

Secondo una stima dell’economista Takahide Kiuchi del Nomura Research Institute, annullare la manifestazione costerebbe al Giappone 17 miliardi di dollari, mentre organizzarla e poi chiudere nuovamente le attività commerciali per l’aumento dei casi comporterebbe una perdita di un terzo del Pil. Ma anche i medici che si oppongono all’evento, preoccupati che un’escalation di contagi possa compromettere la tenuta del sistema sanitario. A complicare la situazione è il programma vaccinale, che finora ha previsto la somministrazione di una prima dose solo al 5% della popolazione. Il 1° giugno dovrebbe partire la vaccinazione per i 600 atleti giapponesi e il loro staff. Ma rimangono dubbi sulle misure adottate per proteggere i campioni sportivi. Annie Sparrow, specialista della salute globale, nello studio Protecting Olympic Participants from Covid-19 sottolinea come il Cio abbia adottato misure superficiali e non basate su metodi scientificamente provati per la prevenzione della diffusione del Covid durante le Olimpiadi di Tokyo.

[Pubblicato su il manifesto]