Per orientarsi nella comprensione, reale e non superficiale, della Cina contemporanea non si può prescindere da un inquadramento di natura filosofica e politica del gigante asiatico. Perfino chi ha potuto vivere a lungo in Cina, frequentarla da attento osservatore o da rappresentante istituzionale, riconosce, molto più dei tanti «turisti intellettuali» (quelli che solitamente, dopo una settimana nel paese, sentono di poter scrivere almeno una dozzina di libri), una sorta di inafferrabilità del mondo cinese. Si ama dire che più si capisce qualcosa della Cina, più si cade in baratri di incomprensione; si tratta di un fenomeno che accade perché il mondo culturale cinese, le sue origini e le sue variabili «caratteristiche», costituiscono un universo a noi alieno non solo in termini di orientamento, quanto in termini di profondità divergenti nell’approccio a ciò che ci circonda.

L’ESIGENZA quindi di studiare, di tornare sui classici, di riappropriarsi delle pietre angolari del pensiero cinese, costituisce un esercizio continuo da parte di chi si occupa di Cina. La passione e la grandezza di determinati pensieri filosofici cinesi, se creano frustrazione nella loro evidente sfuggevolezza da parte di un occidentale, costituiscono altresì il fulcro dell’amore che lega le persone, che hanno vissuto o si sono occupate del paese, alla Cina.

Alberto Bradanini – la cui carriera diplomatica è iniziata nel 1975 – dopo aver ricoperto diversi incarichi dal 2008 al 2013 è stato ambasciatore italiano in Iran, e da allora fino al maggio 2015 ambasciatore in Cina. Si presuppone dunque una grande fortuna da parte di Bradanini: il suo ruolo istituzionale gli ha sicuramente concesso la possibilità di avvicinarsi in profondità al mondo cinese, specie attraverso incontri spesso inaccessibili a chiunque, giornalisti compresi. Ma nonostante queste possibilità, anche Bradanini, che pure dimostra di conoscere molto bene le origini del pensiero cinese, nel cominciare un percorso di scrittura sulla Cina nel suo Oltre la grande muraglia (Università Bocconi Editore, pp. 292, euro 28) decide di partire proprio dai «modelli culturali tra passato e presente». Si parla spesso di «caratteristiche cinesi»: a questo proposito – talvolta – si finisce per giustificare qualsiasi cosa con queste «caratteristiche», prendendo perfino per buone le indicazioni del partito comunista, teso a giustificare tutto quanto con le note «caratteristiche cinesi». Ma quando si dice «caratteristiche cinesi», in fondo, di cosa si parla? Quali sono questi tratti distintivi che permetterebbero alla Cina di dimostrarsi straordinariamente «laica» e flessibile di fronte a ogni evento della storia?

PER RACCONTARE la Cina di oggi – il cui attuale modello economico e politico costituisce una materia a parte nella letteratura politica internazionale, così imprendibile e inclassificabile – bisogna dunque intrufolarsi nel modo di pensare cinese, nel modo di reagire agli eventi esterni, nel modo di tendere a un punto futuro, mobile o fisso, nella concezione della propria storia. Il volume di Bradanini ha un grande pregio: avvicina al gigante asiatico comparando l’universo di pensiero, consuetudini e formalità cinese, alle nostre credenze, al nostro modo di porci di fronte al mondo, per portarci nei meandri delle «caratteristiche» cinesi e per esplorarle consapevole del nostro bagaglio «occidentale».

MA QUESTO TAGLIO filosofico e storico allo stesso tempo è sempre rivolto al presente. Il libro si snoda, infatti, tra storia e filosofia: all’interno di questo processo, Bradanini inserisce «specchietti» – anche graficamente rappresentati in modo diverso rispetto al resto del volume – nei quali raccoglie particolari e eventi cui ha assistito personalmente, come la visita all’ultimo governatore britannico di Hong Kong nel 1997. Si tratta di lampi autobiografici, o spesso di ricordi, quasi capitoli di un memoir in miniatura, che permettono una declinazione reale, nella vita quotidiana, dell’apparato teorico che regge il volume. Interessante – a questo proposito – il siparietto con il responsabile della nuova banca di investimenti cinese (Aiib) creata per la Nuova via della Seta; il funzionario illustra in modo semplice ed effettivo le manovre sotto banco di molti paesi europei per fare parte della banca, alla faccia dell’«unione» europea; o, ancora, le trentasei ore trascorse in Cina dall’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, mentre altri leader trascorrevano intere settimane nel Celeste Impero.

COME COMPRENDERE questo bizzarro animale economico e politico che è la Cina, dunque? Intanto, secondo Bradanini, è necessario partire dalle basi: «Se la civiltà occidentale almeno nella sua dimensione religioso-cristiana è pervasa dalla dimensione della colpa (…) quella cinese è invece incentrata sulla dimensione della vergogna, vale a dire l’obbligo di ottenere il rispetto visibile del gruppo di appartenenza». L’ex ambasciatore poco prima aveva specificato che «alla prevalenza dell’individuo al rispetto della norma, all’assertività e alle libertà individuali, l’Oriente cinese risponde con la diffidenza verso la legge, con il prevalere del gruppo sull’individuo, con la rassicurante armonia della cornice gerarchica».

C’È UNA DIFFERENZA abissale tra Oriente – un Oriente non solo cinese, ma fortemente influenzato dalla Cina nei secoli passati – e Occidente: una sorta di distanza nei modelli valoriali e dunque anche nell’agire politico. Nonostante questa distanza, il mondo globalizzato pone interrogativi nuovi che finiscono per unire questi due poli: «Nel tempo a venire l’universo valoriale cinese proverà a ritagliarsi i suoi spazi sulla scena mondiale, ma nel fare questo dovrà accettare l’esito di una sfida inedita con la civiltà occidentale. Alla frontiera d’entrata non è possibile lasciar passare solo capitali e tecnologia, è presumibile che il terreno distintivo tra Cina e resto del mondo tenderà gradualmente a ridursi. La Cina diverrà un territorio più familiare  sotto ogni profilo, mentre a sua volta l’Occidente dovrà fare spazio nella sua cornice culturale anche della dimensione cinese, in una forma qualitativa e quantitativa che non riusciamo ancora a misurare». E allora, prima di procedere all’analisi della Cina contemporanea, Bradanini avverte: «A chi si affaccia sul mondo cinese Lu Xun suggerisce di prestare attenzione alle omissioni, al non detto e non tanto al pensiero espresso. Un monito pessimista il suo che mantiene ancora un suo fondamento e non solo per la Cina».

CE NE SONO alcune di queste omissioni cui guardare con attenzione. Una è di sicuro il partito comunista cinese. Ma insieme al partito non si può non osservare anche un’altra omissione: le così decantate riforme democratiche, ad esempio, sulle quali l’Occidente e gli Usa in primis, hanno basato parte del proprio approccio alla Cina. Si credeva che il progresso economico avrebbe portato all’allargamento di spazi democratici all’interno del paese. Bradanini, partendo da un’interessante analisi dei fatti del 1989 (in particolare sulla dialettica tra operai e studenti) specifica che «gli argomenti dei liberali cinesi, secondo cui un sistema economico capitalista avrebbe portato alla democrazia, si sono dimostrati erronei, anche se ancora oggi non mancano coloro che spingono per l’introduzione di dosi ancora maggiori di capitalismo, immaginando che questa sia la strada per giungere a un sistema democratico. In realtà è più verosimile che il capitalismo cinese continuerà a proteggersi e a prosperare sotto l’ombrello dell’attuale regime, insieme efficiente e autoritario».

Particolarmente interessante nel volume di Bradanini, l’ultimo capitolo dal titolo «Ideologia e potere» nel quale l’autore raccoglie alcuni teorici cinesi e non, e il loro pensiero riguardo «cosa sia» oggi la Cina, per proiettare l’insieme dei ragionamenti verso il futuro. Solo con il tempo, però, scopriremo come la «cassetta degli attrezzi» del partito comunista disegnerà il proprio mondo, tenendo a mente che se «la moderazione è una virtù che fa parte dell’essenza della cinesità, allora la Cina dovrà iniziare a praticarla sia sul piano esterno, essendo divenuta ormai una nazione imprescindibile per i destini del pianeta».

[Pubblicato su il manifesto]