L’impatto della guerra sull’Asia orientale

In Asia Orientale, Economia, Politica e Società, Sud Est Asiatico by Lorenzo Lamperti

La Cina espande l’uso dell’idrogeno, importa petrolio dal Mar Rosso e torna a guardare al greggio russo. Giappone e Corea del sud lanciano sussidi e spingono il nucleare, con Seul che limita l’export di nafta. Ma temono conseguenze anche sull’industria dell’auto. A Taiwan timori per l’energivora industria dei chip. Nelle Filippine rischi per l’inflazione e sulle rimesse dall’estero. L’Indonesia prepara tagli di bilancio e il Vietnam preannuncia una riduzione dei voli

Riserve petrolifere, fabbisogno energetico, prezzi dei trasporti, partenza dei voli, automotive, comparto tech, rimesse. La guerra in Asia occidentale colpisce anche Asia orientale e Sud-Est asiatico. E lo fa in modo trasversale su svariati settori, seppur con una portata diversa tra i vari paesi. La Cina è al momento in grado di limitare l’impatto delle turbolenze sulle rotte petrolifere, ma continua ad ampliare il suo pacchetto di contromisure.

Dopo il rafforzamento preventivo delle scorte strategiche e lo stop alle esportazioni di carburante raffinato, nei giorni scorsi Pechino ha lanciato un programma per espandere l’uso del carburante a idrogeno. Il governo centrale selezionerà cinque cluster urbani, ognuno dei quali potrà ricevere sussidi fino a 1,6 miliardi di yuan in quattro anni. Entro il 2030, ci si aspetta un utilizzo su larga scala dell’idrogeno in diversi settori, con l’obiettivo di abbattere i prezzi per gli utenti finali. Il piano rientra nella più ampia spinta della Cina al trasporto pulito e alle energie rinnovabili, destinata a rafforzarsi dopo il conflitto contro l’Iran.

Nel frattempo, Pechino si sta muovendo per diversificare le forniture e creare nuove rotte di approvvigionamento. Il media finanziario Caixin ha svelato che la superpetroliera Kai Jing, gestita dalla compagnia statale China Merchants Energy Shipping, sta navigando verso la Cina con greggio caricato al porto saudita di Yanbu, sul mar Rosso. Si tratta della prima spedizione di questo tipo a bypassare lo Stretto di Hormuz dall’inizio della guerra. La nave ha attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb e dovrebbe consegnare 2,2 milioni di barili di greggio al porto di Meizhouwan, nella provincia del Fujian, all’inizio di aprile. Ma la sicurezza della regione è assai precaria, non a caso si torna a guardare a Mosca. Le principali compagnie cinesi hanno ripreso a trattare l’acquisto di petrolio russo dopo una pausa di quattro mesi, dettata dal timore delle sanzioni secondarie ora sospese dagli Stati uniti. Nonostante l’impennata dei prezzi, le forniture russe restano più economiche rispetto a quelle provenienti da Brasile e Africa.

Giappone e Corea del sud sono in una posizione più complessa, a partire dalla geografia che li rende più dipendenti della Cina dalle importazioni via mare. Dopo aver ordinato il rilascio di parte delle riserve strategiche di petrolio, Tokyo ha annunciato ieri sussidi sui prodotti energetici per limitare i prezzi della benzina, saliti a livelli record negli ultimi giorni. Ma intanto aumenta la pressione al ribasso sullo yen a causa delle preoccupazioni legate al commercio e al turismo, i pilastri dell’economia giapponese. L’aumento dei costi di viaggio, a partire dai voli, rischia di impattare seriamente su una Tokyo già preoccupata dal previsto ampliamento del deficit commerciale causato dalla maggiore uscita di denaro per le importazioni.

Seul sta aumentando la produzione elettrica da carbone e nucleare per ridurre la dipendenza da petrolio e gas. Ieri, è stato annunciato un pacchetto di sostegno finanziario da un miliardo di dollari per i settori più colpiti e una stretta sulle esportazioni di nafta. Entrambi i paesi temono conseguenze sulla cruciale industria automobilistica. Oltre al previsto crollo dell’export in Medio oriente, alcuni materiali utili alla produzione di componenti auto (come l’etilene e altri prodotti chimici) stanno diventando difficili da reperire.

A Taiwan, che a differenza dei vicini non ha nemmeno il nucleare da cui attingere, c’è preoccupazione per le forniture di elio proveniente dal Qatar e fondamentale per la produzione di chip. L’immensa industria tecnologica taiwanese è estremamente energivora e richiede una fornitura continua e stabile per evitare interruzioni.

Gli effetti della guerra sono già visibili in alcune delle economie emergenti del Sud-Est asiatico. Nelle Filippine si teme un boom dell’inflazione, tanto che a Manila si parla già di revisione delle prospettive di crescita e dei rischi legati ai flussi di rimesse dei lavoratori all’estero. L’Indonesia lavora a tagli di bilancio che colpiranno ministeri e agenzie governative per contenere il rialzo del deficit. Il Vietnam ha preannunciato alle sue compagnie aeree una riduzione dei voli a partire da aprile a causa della difficoltà nell’importare carburante per aerei da Cina e Thailandia, che hanno introdotto limitazioni. Tutte le compagnie regionali hanno aumentato i prezzi tra il 10 e il 15%, con effetti sui collegamenti tra Asia ed Europa.

Di Lorenzo Lamperti

[Pubblicato su il Manifesto]