Li Er e la Cina profonda: Come ciliegie su un melograno arriva in Italia

In Cina, Cultura by Redazione

Li Er e la Cina profonda: Come ciliegie su un melograno arriva in Italia. Ciò che rende il romanzo straordinariamente efficace è la sua capacità di tenere insieme registro comico e critica sistemica senza mai cedere alla denuncia esplicita o al pamphlet. Li Er non moralizza: osserva, con una precisione quasi entomologica, i meccanismi con cui il potere si riproduce, si corrompe e si autogiustifica, affidando alla commedia il compito di dire ciò che il saggio non potrebbe

Li Er: una voce fuori dal coro nella narrativa cinese contemporanea

Nato nel 1966 a Jiyuan, nella provincia dello Henan, cuore pulsante della Cina antica, terra di capitali dinastiche e di una stratificazione storica che pochi altri luoghi al mondo possono vantare, Li Er vede la luce nello stesso anno in cui prende avvio la Rivoluzione Culturale. Questa doppia radice, insieme geografica e storica, segnerà in modo indelebile la sua sensibilità letteraria e la sua intera produzione narrativa.

La sua formazione è visibilmente eclettica e attraversata da influenze eterogenee. Ammira Borges, ma con la lucidità di chi sa che l’ammirazione non può e non deve tradursi in emulazione. «Se ti piace uno scrittore, non devi cercare di imitarlo, ma è necessario che tu comprenda il motivo per cui scrive in un determinato modo», ha dichiarato in un’intervista, pubblicata su MCLC, sintetizzando con precisione il suo approccio alla lettura come strumento di autoformazione piuttosto che di modellazione stilistica. Con gli anni, Li Er elabora una voce sempre più personale e riconoscibile: ironica e filosoficamente densa, radicata nella quotidianità della Cina rurale e provinciale, capace di trasfigurare la commedia burocratica, con i suoi rituali grotteschi e le sue gerarchie opache, in autentica riflessione esistenziale.
Il percorso letterario di Li Er, annoverato dalla critica tra le voci più significative della cosiddetta “nuova generazione”, è costellato di riconoscimenti. Con Brother Yingwu (应物兄, 2018), pubblicato in due volumi dopo oltre dieci anni di gestazione, raggiunge la consacrazione definitiva, aggiudicandosi nel 2019 il Premio Mao Dun per la letteratura, massimo riconoscimento letterario della Repubblica Popolare Cinese.

Il romanzo: la Cina rurale come teatro dell’assurdo

Come ciliegie su un melograno (石榴树上结樱桃, 2004) è probabilmente il romanzo di Li Er più immediatamente accessibile e, per molti versi, il più politicamente tagliente. Il titolo stesso è già una chiave di lettura. Ciò che il sistema pretende sia naturale e scontato, che una gravidanza non dichiarata semplicemente non esista, che il potere locale funzioni con efficienza e trasparenza, che le direttive nazionali si traducano automaticamente in armonia sociale, è in realtà una forzatura innaturale, un innesto impossibile imposto dall’alto con la forza dell’ideologia e la violenza silenziosa della burocrazia. Il titolo condensa in un’immagine sola l’intera logica del romanzo: la distanza abissale tra la retorica del potere e la realtà vissuta da chi quel potere lo subisce.

Protagonista è Kong Fanhua, prima donna a capo del comitato di villaggio in una zona rurale della Cina degli anni Novanta. Quando Yao Xue’e, una donna del villaggio, rimane incinta clandestinamente in violazione della politica del figlio unico, il problema precipita sulle spalle di Kong Fanhua con tutta la sua forza centrifuga. Le sue giornate si trasformano in un vortice di incombenze impossibili e simultanee: risolvere la situazione prima che arrivino gli ispettori della pianificazione familiare, placare le voci che circolano su una donna morta in circostanze misteriose, convincere un ricco investitore americano a risollevare le sorti di una cartiera fatiscente. Il tutto mentre gli uomini del comitato si dimostrano puntualmente inadeguati, incapaci di assumersi responsabilità o anche solo di stare al passo, e a casa l’aspettano un marito pigro e un campo che non si zappa da solo. Kong Fanhua tiene insieme tutto questo con una determinazione che sconfina nell’acrobazia, muovendosi senza sosta tra il ruolo di funzionaria, di moglie, di mediatrice e di donna in un mondo che le chiede tutto senza riconoscerle nulla.

Ciò che rende il romanzo straordinariamente efficace è la sua capacità di tenere insieme registro comico e critica sistemica senza mai cedere alla denuncia esplicita o al pamphlet. Li Er non moralizza: osserva, con una precisione quasi entomologica, i meccanismi con cui il potere si riproduce, si corrompe e si autogiustifica, affidando alla commedia il compito di dire ciò che il saggio non potrebbe. Kong Fanhua non è né eroina né vittima: è una donna intrappolata in un sistema che la utilizza strumentalmente, e che lei stessa, a tratti e quasi inconsapevolmente, contribuisce a perpetuare. La sua caparbietà è reale, autentica, persino ammirevole, ma è anche, e forse soprattutto, l’unica risposta possibile in un contesto dove la razionalità è sempre già compromessa, dove le regole valgono e non valgono insieme, e dove sopravvivere richiede una forma di complicità che nessuno osa chiamare con il suo nome.

La fortuna internazionale di questo romanzo ha una storia singolare. Tradotto in tedesco, Come ciliegie su un melograno attirò l’attenzione della cancelliera Angela Merkel, che nel 2008, durante una visita ufficiale in Cina, lo donò personalmente al premier Wen Jiabao. Un gesto diplomatico carico di risonanza letteraria: un libro sulla burocrazia locale, sul potere femminile e sulle contraddizioni della modernizzazione, offerto come chiave di lettura della Cina profonda da un capo di governo europeo a uno cinese. Come a dire: questo romanzo spiega qualcosa che i rapporti ufficiali non sanno dire.

L’episodio illumina la natura più profonda del testo: non si tratta di un’opera “esotica” sulla Cina lontana e irriducibile, ma di un romanzo universale che parla di governance, di genere, di opportunismo e di umanità in forme immediatamente riconoscibili, indipendentemente dalla latitudine. La Cina di Li Er non è quella dei grandi scenari storici né quella delle metropoli ipermoderne e rutilanti che dominano l’immaginario occidentale: è la Cina dei villaggi che cercano di sopravvivere alle politiche nazionali, dei funzionari locali che tengono insieme un sistema sempre sull’orlo dello sgretolamento, delle donne che portano sulle spalle un peso sproporzionato rispetto al riconoscimento, sociale, politico, umano, che ricevono in cambio.

Lo stile: ironia come forma di resistenza

Se Su Tong scrive sottovoce, con la densità poetica di chi affida alle ellissi il peso del non detto, Li Er scrive con un tono diverso ma altrettanto calibrato: la sua è un’ironia strutturale, che abita la forma stessa del racconto. La comicità non è ornamentale, è il modo in cui il testo pensa. Ogni burocrazia grottesca, ogni riunione di comitato che va a vuoto, ogni soluzione che produce un nuovo problema, non è solo umorismo: è la descrizione precisa di come funziona un sistema in cui l’ideologia e la realtà non coincidono mai.

La critica italiana lo ha collocato, non a caso, nella tradizione degli scrittori che uniscono “sperimentazione formale e riflessione storica”, una formula che cattura con precisione il doppio movimento della sua narrativa. Da un lato l’attenzione scrupolosa alla costruzione del testo, alla modulazione della voce narrante, alla gestione del ritmo e della distanza; dall’altro il radicamento in un tempo e in un luogo storicamente determinati, che non fungono mai da semplice sfondo neutro o da cornice decorativa, ma premono sul racconto, lo condizionano, lo attraversano in profondità. In Li Er, la forma non è separabile dalla storia che racconta: l’una è già l’altra.

Per Orientalia Editrice, Li Er non è un nome nuovo: già Il professore è morto (2019) aveva aperto la strada a questa relazione editoriale, segnando l’inizio di un dialogo che Come ciliegie su un melograno viene ora a consolidare. Si tratta di un progetto di lunga durata e di precisa intenzionalità culturale: portare in Italia la voce di uno scrittore che non semplifica la Cina, non la riduce a simbolo né la trasforma in scenario, ma la complica, nel senso migliore e più necessario del termine, restituendola nella sua densità contraddittoria, nella sua umanità disordinata, nella sua irriducibile vicinanza a noi.

Di Riccardo Moratto

Come ciliegie su un melograno, Li Er, Orientalia Editrice.
ISBN 978-88-96851-79-1