Negli ultimi mesi i paesi europei hanno dimostrato un rinnovato interesse per l’area con un attivismo militare più marcato e mettendola al centro delle loro strategie globali.

Berlino e l’asse asiatico

“L’Indo-Pacifico è la regione strategicamente più importante della Terra”. Con questi termini la ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbaur si è espressa, parlando anche di luogo in cui si decide “la libertà, la pace e la prosperità nel mondo”. Frasi che indicano una rotta precisa che la Germania intende seguire. Come quella della fregata della Marina tedesca che ad agosto punterà dritta verso Oriente e verso le acque del Mar Cinese Meridionale, come strumento di contrasto all’avanzata della Cina e come segnale di presenza sia per Pechino che per i propri alleati occidentali.

Nel continente europeo la Germania è sicuramente la nazione con i rapporti più solidi con la potenza orientale. Il 2020, per il quinto anno consecutivo, la Repubblica Popolare Cinese è stata il più importante partner commerciale per il paese guidato da Angela Merkel. Il valore dello scambio di merci è stato di 212,1 miliardi di euro, in crescita del 3% dal 2019, nonostante la pandemia. Numeri che inquadrano le relazioni con la Cina, malgrado l’appartenenza tedesca al blocco occidentale. Ma questo non impedisce a Berlino di avversarla sui fronti fondamentali. La particolare attenzione della Germania per l’Indo-Pacifico è emersa ufficialmente lo scorso settembre quando il governo ha rilasciato le linee guida per l’area. Un documento in cui in sostanza emerge la necessità di bilanciare l’espansione della Cina nell’area e di diversificare i partenariati per evitare dipendenze unilaterali.

La Zona esclusiva francese

La Germania, però, è solo il secondo paese del Vecchio Continente ad aver sviluppato una visione specifica per l’Indo-Pacifico. Già nel 2018 (e poi nel 2019) il governo francese ha reso noto la propria strategia ufficiale per la regione. D’altronde Parigi deve tenere sotto controllo diversi territori d’oltremare nell’area, che ospita circa 1,5 milioni di cittadini francesi. Il 93% della zona economica esclusiva della Francia, circa 11 milioni di km quadrati, si trova nell’Oceano Indiano e nel Pacifico. Anche per questo, nella macro-area, sono di stanza circa 8mila soldati transalpini che spiegano come l’Indo-Pacifico sia una priorità per la diplomazia del paese. Il rafforzamento dei partenariati strategici e delle organizzazioni regionali, come l’Asean (Association of South-East Asian Nations), è uno degli obiettivi di Parigi, soprattutto in chiave anti-cinese. In fondo lo scopo principale è sempre quello. Allinearsi alla potenza di riferimento (gli Stati Uniti) per contrastare Pechino e le sue ambizioni.

Un segnale evidente in questo senso è arrivato solamente qualche settimana fa. Il ministro della Difesa francese Florence Parly ha svelato la missione di pattugliamento svolta dallo scorso settembre dal sottomarino nucleare (Sna Emeraude) insieme a una nave di appoggio nelle acque dell’estremo Oriente, passando anche per il Mar Cinese Meridionale. La motivazione di tale missione è stata spiegata proprio da Parly: “Arricchire la nostra conoscenza del territorio, affermare che il diritto internazionale è l’unica regola valida, qualunque sia il mare in cui si naviga, e proteggere la sovranità e gli interessi nazionali”. Ma l’operazione del sottomarino non è un episodio isolato. Il 18 febbraio sono salpate una nave d’assalto anfibia e una fregata, nella missione “Jeanne D’Arc 2021”, che opereranno dal Mediterraneo fino al Giappone. Una missione di addestramento, visto che le imbarcazioni parteciperanno a molte esercitazioni congiunte con le forze armate di India, Australia, Giappone e Usa, ma anche un vero e proprio dispiegamento operativo. La Francia quindi punta a un forte aumento della presenza militare nell’Indo-Pacifico.

La Global Britain orientale

Londra non è da meno. La strategia della Global Britain promossa dal governo britannico si indirizza molto verso la zona dell’Oceano Pacifico e Indiano su più fronti. A livello commerciale con il recente raggiungimento di accordi di libero scambio con diversi paesi, è il caso di Giappone, Singapore e Vietnam. A livello diplomatico, sia con l’invito al prossimo G7 – presieduto da Boris Johnson – di paesi ospiti come Australia, India e Corea del Sud, sia della visita del premier a Nuova Dehli, prevista a fine aprile. Infine, a livello militare con costanti missioni nei mari asiatici: proprio nel 2021, a maggio, il Regno Unito invierà il Csg (Carrier Strike Group) della portaerei Hms Queen Elizabeth nei mari del Pacifico.

Non è una coincidenza che nella Revisione Integrata delle politiche di sicurezza, difesa, sviluppo ed esteri, presentata dal premier il 16 marzo, ampio spazio sia stato dato all’Indo-Pacifico. Nel documento di più di 100 pagine, che illustra la volontà di proiezione internazionale del Regno Unito, la regione è definita “il motore della crescita globale”. La Cina, invece, viene illustrata sia come partner commerciale sia come “minaccia sistemica”, complici anche i peggioramenti delle relazioni tra Londra e Pechino nell’ultimo anno. Nella revisione viene anche menzionato il desiderio di una più stretta collaborazione con gli Stati dell’Asean e del FPDA (Five Power Defense Arrangements), ovvero Australia, Nuova Zelanda, Malesia e Singapore.

Nei prossimi mesi le acque dell’Indo-Pacifico si scalderanno ancora di più e brulicheranno di navi, non solo mercantili. Il baricentro del mondo si sta spostando?

di Luca Sebastiani

[Pubblicato su Affaritaliani]