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Quando si pensa al colonialismo in relazione all’Indonesia, viene naturale associare questa terra al lungo dominio olandese e alla lotta di liberazione perpetrata dai nazionalisti indonesiani per emancipare il popolo dallo sfruttamento straniero. Ma l’Indonesia è, per citare Anderson, una “comunità immaginata” erede di una storia ben più complessa. Nel luglio 1976, infatti, ventisette anni dopo l’indipendenza dai Paesi Bassi, il governo indonesiano stesso decide di replicare le dinamiche coloniali occupando a sua volta un territorio che era stato fino a quel momento in mano ai portoghesi: Timor Est. Sull’argomento, pubblichiamo un estratto della tesi di Laurea Magistrale in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa presso l’Università “L’Orientale” di Napoli di Elena Ricchitelli (qui la tesi integrale)
L’isola di Timor è il luogo in cui lo scrittore Felix K. Nesi muove i fili dei personaggi del romanzo Gente di Timor, ambientato durante il periodo della dittatura del Presidente Suharto (1968-1998), che sarà pubblicato il 15 maggio dalla casa editrice Utopia (disponibile qui in preordine).
L’intreccio si dipana in più sottotrame, che seguono di volta in volta le vicende dei protagonisti che orbitano attorno a Oetimu, un villaggio fittizio al confine tra Timor Ovest e Timor Est in cui passato e presente, colonizzatore e colonizzato, Indonesia e non-Indonesia diventano concetti labili e complessi.
La narrazione comincia nel 1998, quando a Oetimu gli uomini sono riuniti alla stazione di polizia per assistere alla finale della Coppa del Mondo e tifare per la loro squadra del cuore, il Brasile. Nessuno sospetta che, a pochi passi, alcuni ribelli politici siano alla ricerca di vendetta. È così che ha inizio un autentico viaggio nella storia dell’isola e dei protagonisti, che devono far fronte all’ineluttabilità degli eventi. Nesi da così voce al suo popolo, offrendoci una molteplicità di prospettive che raccontano la “periferia” della nazione con sorprendente autenticità.
L’edizione italiana del romanzo pubblicata nel 2026 è stata tradotta da Elena Ricchitelli a partire dal testo originale indonesiano, Orang-Orang Oetimu (2019). La stessa ha anche lavorato sull’opera per la sua tesi di Laurea Magistrale in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa presso l’Università “L’Orientale” di Napoli, proponendo un’analisi dei suoi temi secondo la prospettiva degli studi postcoloniali.
Regioni di Timor-Leste (Timor Island Map, geographicguide.net)
Divisione amministrativa di Timor Ovest (Nusa Tenggara Timor, Indonesia)
Fonte: Peta Timor Barat – Kabupaten dan Kecamatan
Riportiamo di seguito un estratto della suddetta tesi, intitolata “Letteratura e Decostruzione Coloniale in Indonesia: il Romanzo Orang-Orang Oetimu di Felix Nesi”.
Dal primo capitolo: “Introduzione: L’argomento e gli obiettivi della ricerca”
Questo lavoro di tesi propone una lettura critica dell’opera letteraria Orang-orang Oetimu di Felix K. Nesi, pubblicata nel 2019 da Marjin Kiri.
Nel ricco panorama letterario indonesiano, questo testo merita attenzione in quanto capace di offrire innumerevoli spazi di riflessione non solo dal punto di vista letterario, ma anche da una prospettiva culturale, storica e politica.
Il luogo in cui Nesi muove i fili dei suoi personaggi è l’isola di Timor, parte dell’Arcipelago delle Piccole Isole della Sonda, storicamente spartita in due parti tra Olanda e Portogallo, poi invasa dai Giapponesi e infine rivendicata dall’Indonesia durante l’Orde Baru, ossia il “Nuovo Ordine” di Suharto. Oggi la parte dell’isola di Timor che un tempo era stata olandese è parte dello Stato indonesiano, in particolare della provincia di Nusa Tenggara Timur (NTT), mentre quella portoghese è diventata uno stato autonomo, la Repubblica Democratica di Timor Leste.
Il titolo del romanzo, che in italiano potremmo tradurre letteralmente come “Gente di Oetimu” è esemplificativo del suo contenuto. I protagonisti collettivi della storia sono infatti i diversi gruppi sociali che si incontrano a Oetimu, un villaggio geograficamente collocato dalla penna di Nesi a Timor Ovest, non lontano dal confine con Timor Est. Esso non corrisponde a un luogo reale, ma serve tuttavia a esemplificare quello che sarebbe un qualsiasi villaggio-tipo della zona.
La “Gente di Oetimu” è dunque molto variegata: con la comunità degli Atoin Metô, nativa di quel luogo, interagiscono i vari colonizzatori, europei e nipponici, ma anche le minoranze cinesi, i timoresi orientali provenienti dall’altro lato del confine, la gente di Kupang (capitale di NTT), e i giavanesi, ritratti come dei colonizzatori “postmoderni”. Le vicende descritte abbracciano principalmente il periodo della dittatura di Suharto, che si è estesa nel trentennio che va dal 1968 al 1998, ma attraverso dei flashback toccano anche i periodi coloniali precedenti susseguitisi sull’isola.
La letteratura indonesiana, di norma poco conosciuta, potrebbe far scaturire nel pubblico generale due possibili posture: il disinteresse, dato dalla frequente esclusione dell’Indonesia dal panorama culturale, o la fascinazione esotica per un mondo attraente solo in quanto “altro” e distante. Scongiurando ogni semplificazione, per analizzare questo romanzo si propone in questa tesi l’utilizzo di uno sguardo postcoloniale, che risulta calzante per osservare la stratificazione di domini diversi che si riflette nella trama e per mostrare quanto, a Oetimu, i confini tra passato e presente, colonizzatore e colonizzato, Indonesia e non-Indonesia siano sfumati e intricati.
Il testo Orang-Orang Oetimu non è comunque da pensarsi di per sé solo come un sentiero di riscoperta verso un passato complesso, ma anche come una lettura piacevole, un racconto che ha avuto il compito di rasserenare il suo stesso autore nel processo di scrittura, dandogli i mezzi per affrontare più consapevolmente i traumi personali e collettivi di cui ha fatto esperienza nella sua terra. Felix Nesi appartiene infatti a una nuova generazione di indonesiani che, dopo la caduta del regime suhartiano, cominciano a porre domande scomode a quelle passate, proprio come è accaduto in Europa negli anni Sessanta in relazione all’Olocausto (van Klinken, 2013).
Questa ricerca ha l’obiettivo di portare nel nostro contesto i temi proposti da Nesi nel romanzo Orang-Orang Oetimu. Si guarderà al testo non solo come veicolo di resistenza e critica sociale, ma anche in ottica più ampia per cercare di comprendere il suo posizionamento letterario in questo particolare momento storico. In linea con la posizione intellettuale interdisciplinare del postcolonialismo, si vuole osservare questo romanzo con sguardo critico e dialogico, restando aderenti all’interpretazione che l’autore fa della sua stessa cultura.
Nonostante i secoli di colonizzazione olandese abbiano fatto emergere già da molto tempo importanti discorsi anti-imperialisti, in Indonesia la mentalità coloniale risulta ancora pervasiva e radicata. La domanda a cui questo lavoro di tesi vuole rispondere è dunque proprio in che modo un’opera letteraria come Orang-Orang Oetimu possa servire come strumento di decostruzione dell’inconscio coloniale locale, che può essere considerato come prodotto di una mentalità coloniale moderna più ampia.
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A cura di Elena Ricchitelli
