Nella contea di Wuyi, nella provincia dello Zhejiang, una delle aree poco sviluppate della Cina, grazie all’utilizzo del web la vendita al dettaglio dei prodotti locali è aumentata del 30%. Un risultato motivato dal fatto che nel 2017 le autorità locali hanno varato un piano quinquennale ad hoc per lo sviluppo dell’e-commerce: consulenti specifici per i piccoli agricoltori, sovvenzioni di 15 milioni di RMB all’anno per finanziare le piccole attività e la creazione di un centro logistico che coordinasse 398 stazioni di servizio per coprire l’intera contea.

Queste iniziative, lungi dall’essere un caso singolo, si iscrivono in una più ampia strategia del governo cinese che riconosce nell’e-commerce rurale – la vendita al dettaglio sul web di prodotti agricoli e manifatturieri – una soluzione per due questioni interconnesse: la rivitalizzazione rurale e la lotta alla povertà.

Se Pechino ha dichiarato di aver vinto la battaglia contro la povertà estrema, la “strategia di rivitalizzazione rurale” (乡村振兴战略) ricopre un posto centrale nelle sue priorità politiche sin dal 2004 e mira a risolvere il gap economico e digitale tra città e campagna, una questione da sempre critica per il governo. Nelle aree rurali – abitate dal 44% della popolazione cinese – il reddito pro capite dello scorso anno era solo il 39% di quello delle aree urbane.

Oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro e all’aumento del reddito familiare, l’e-commerce rurale ha la forte valenza simbolica di favorire uno sviluppo più inclusivo: chi proviene dalle zone meno sviluppate può partecipare al commercio nazionale pur non avendo le strutture necessarie per i tradizionali modelli di business. Ecco perché ha ricoperto nelle politiche del governo un ruolo sempre più rilevante.

Se già nei primi anni del Duemila si manifestava la necessità di informatizzare la commercializzazione dei prodotti agricoli, è con l’undicesimo piano quinquennale del 2007 che Pechino ha lanciato il primo piano di sviluppo dell’e-commerce. Dal 2006 al 2013, in particolare, si sono registrati massicci interventi per migliorare l’industria della logistica e le infrastrutture: dal 2007 al 2016, il tasso di utilizzo di internet nelle aree rurali è passato dal 26% al 69,1%.

Ad oggi, il 70% dei cinesi possiede uno smartphone e il 75% di questi ha accesso al 4G e, di conseguenza, a servizi avanzati come il live-streaming. Dalle stime della People’s Bank of China emerge che l’80% della popolazione ha un conto bancario e può effettuare pagamenti online. Gli interventi del governo sono anche stati indirizzati a stimolare l’industria produttiva nelle aree rurali mediante sussidi, sovvenzioni e assistenza tecnica. Da un’analisi di CGAP (Consultative Group to Assist the Poor) è emerso, ad esempio, che i finanziamenti pubblici hanno permesso di sviluppare la coltivazione in serra di una varietà di pesche tipica della zona di Feicheng, località dello Shandong.Nel 2015 l’e-commerce rurale è diventato un elemento chiave delle politiche di riduzione della povertà. Nello stesso anno Pechino ha lanciato la campagna “100.000 imprese aiutano 100.000 villaggi”, a cui i colossi tech si sono affrettati a partecipare, primo tra tutti Alibaba Group, proprietario di Taobao.com e Tmall.com, le piattaforme di e-commerce che nel 2014 controllavano l’81,5% del mercato.

Già nel 2009, Alibaba aveva lanciato il primo dei cosiddetti “Taobao villages”, villaggi amministrativi in cui almeno cento negozi sono attivi online. Se nel 2013 se ne contavano solo 13, l’anno successivo si è arrivati a 212, a cui si sono aggiunti 17 “Taobao townships”, entità nate dall’aggregazione di almeno tre villaggi. Un rapporto di fine 2020 dell’istituto di ricerca di Alibaba ha contato 5.425 Taobao villages e 1.756 townships, sparsi in 28 province: 1.115 nuovi villaggi sono nati solo lo scorso anno, malgrado la crisi pandemica.

La collaborazione ha incluso altri giganti del tech. Nel 2018, la piattaforma di e-commerce JD.com ha lanciato il primo programma operativo al mondo a utilizzare i droni per i servizi di consegna. Un’altra società, Pinduoduo, ha promosso iniziative come Duo Duo Farms, che utilizza l’intelligenza artificiale per aggregare la domanda di prodotti agricoli e aiutare gli agricoltori a scovare potenziali clienti.

Questo sistema, basato sul modello direct-to-consumer, non ha bisogno di alcun intermediario e snellisce le tradizionali catene di approvvigionamento. La comunicazione avviene sul web e lo strumento che sembra funzionare al meglio è quello del live-streaming: i coltivatori stessi, o spesso gli agenti di e-commerce, mostrano in live il momento del raccolto o quello del confezionamento del prodotto. Così se ne dimostra l’autenticità e si dà la possibilità al cliente di interagire e fare domande.

Un altro chiaro vantaggio è che i margini di vendita sono più alti rispetto ai mercati all’ingrosso locali e, inoltre, si materializza la possibilità di vendere un prodotto di base come prodotto specializzato, di qualità superiore e quindi con un prezzo più elevato.

Lo sviluppo non manca di criticità. Intanto, da come emerge chiaramente dalla distribuzione dei “Taobao villages”, le prime province interessate sono state quelle costiere, già beneficiate dallo sviluppo economico. Ad oggi, malgrado siano coinvolte anche le aree interne, più del 90% dei “Taobao villages” sono concentrati nelle province orientali. Ma, sebbene sia emerso che non tutti i villaggi hanno registrato risultati significativi per l’economia locale, i volumi delle vendite stanno crescendo. Basti solo pensare che dal 2014 al 2017 si è passati da 180 miliardi a 1,24 trilioni di yuan e che ad oggi, secondo i dati ufficiali, sono 13 milioni i cinesi che sul web promuovono i propri prodotti agricoli ai consumatori di tutto il paese.

Di Vittoria Mazzieri

 

Letture consigliate:

Kong Sherry Tao, “E-commerce development in rural China”, capitolo 7 del libro a cura di Song Ligang, Zhou Yixiao, Hurst Luke, The Chinese Economic Transformation: Views from Young Economists.

Li Lili, Zeng Yiwu, Ye Zi, Guo Hongdong, “E‐commerce development and urban‐rural income gap: Evidence from Zhejiang Province, China”.

Cui Lili, “E-Commerce Changing The Lives of Farmers: Taobao Villages of China

 

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