Perché la Cina punta tutto sui robot umanoidi, tra crollo demografico e necessità di mantenere l’armonia sociale. Una panoramica delle principali aziende e come si stanno muovendo privati e Partito
礼仪之邦 (Lǐyí zhī bāng): la terra dei riti, dell’armonia, dell’ordine sociale. È l’epiteto con cui la tradizione confuciana ha identificato la Cina per oltre due millenni. Il 礼 (lǐ) non è da intendersi come il rito nel senso cerimoniale occidentale del termine: è piuttosto il codice implicito che regola la convivenza, l’insieme delle norme che tengono insieme la società senza che questa debba continuamente rinegoziare le proprie regole fondamentali. La 邦 (bāng) è il regno, lo Stato, la comunità politica in cui questo ordine si realizza. Insieme, le due parole descrivono una civiltà che ha nella stabilità sociale il proprio valore supremo.
Oggi quella formula va aggiornata con un’aggiunta imprevedibile per i classici: la 礼仪之邦 sta diventando, con una rapidità senza precedenti nella storia industriale mondiale, anche la 机器人之邦 (Jīqìrén zhī bāng), la terra dei robot. E le due cose, in verità, non sono affatto in contraddizione.
Il 19 aprile 2026, alla Beijing E-Town Half Marathon, un robot umanoide costruito da Honor (il produttore di smartphone, sottobrand di Huawei) ha percorso i 21 chilometri della mezza maratona di Pechino in 50 minuti e 26 secondi, battendo il record mondiale umano di sette minuti con navigazione completamente autonoma. Un risultato più che sorprendente, sia perché pressoché nessuno sapeva in quel momento che Honor stesse producendo robot umanoidi, sia perché nel 2025 alla stessa gara avevano partecipato 21 robot, quasi tutti accompagnati da ingegneri-balie e incapaci di terminare il percorso entro il tempo limite, in una gara che vedeva vincitori soprattutto la pletora di content creator di meme. Nel 2026 i robot erano oltre 300, e il migliore ha battuto un parterre di 12.000 corridori umani.
La differenza abissale colmata in dodici mesi è la misura di tutto ciò che sta accadendo in Cina con la robotica umanoide.
Per comprenderne la portata, conviene partire da un altro momento diventato virale nello stesso arco di tempo, ed è quello del Capodanno cinese.
Nel febbraio 2025, durante il Gala del Festival di Primavera, il programma televisivo più visto al mondo, robot umanoidi di Unitree Robotics erano comparsi sul palco nazionale eseguendo una danza Yangko tradizionale, facendo roteare fazzoletti con passi vagamente incerti. Il momento aveva suscitato attenzione mista a scetticismo: i robot si muovevano, certo, ma con la coordinazione di un infante che sta ancora imparando a camminare.
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immagine da https://zh-cn.hwlibre.com
Un anno dopo, nello stesso Gala del febbraio 2026, quel palco ospitava qualcosa di radicalmente diverso. Unitree ha portato in scena 24 robot autonomi, tra i modelli G1 e H1, eseguendo una performance di arti marziali che includeva il primo parkour continuo con salto sul tavolo, il primo volo con capriola lanciata con altezza massima superiore a tre metri, i primi appoggi continui su una gamba sola e una rotazione airflare di sette giri e mezzo, ovvero una mossa da breakdance.
Le due immagini ravvicinate fanno lo stesso effetto della celebre foto dello skyline di Shanghai visto dal Bund negli anni ‘90, quando Pudong era ancora un’area rurale, ai primi 2000, con la sua collezione di strabilianti grattacieli. Quelle immagini sono la rappresentazione plastica della compressione dei tempi della meraviglia cinese, il ritmo di evoluzione di un ecosistema industriale senza precedenti.
Partiamo dai numeri di sistema. Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese ha certificato che nel 2025 la Cina contava oltre 140 produttori domestici di robot umanoidi, con più di 330 modelli rilasciati sul mercato. Aziende con prodotti fisicamente esistenti, vendibili, già spediti al cliente. Le aziende cinesi hanno dominato la quasi totalità delle spedizioni globali nel 2025, in un settore che ha quintuplicato i volumi rispetto all’anno precedente. Per dare una proporzione utile: le principali aziende occidentali, o meglio americane, Tesla, Figure AI e Agility Robotics, hanno spedito ciascuna circa 150 unità nello stesso periodo, contro le migliaia delle principali aziende cinesi. Solo AgiBot e Unitree, considerate insieme, puntano a una capacità produttiva annua superiore alle 75.000 unità nel 2026, un numero che supera l’intera capacità combinata del mondo occidentale.
Per orientarsi nell’ecosistema, occorre fare una mappa almeno parziale dei protagonisti, perché le traiettorie sono molto diverse tra loro.
AgiBot (nome completo: Shanghai Zhiyuan Robotics) è una delle aziende che guidano il mercato per volumi puri. Ha spedito 5.168 robot nel 2025, ottenendo il 39% del mercato globale degli umanoidi secondo i dati di Omdia. Il suo modello di business è industriale e verticalmente integrato: robot per la manifattura, la logistica, la gestione di magazzino. Xi Jinping ha visitato personalmente la loro sede di Shanghai nell’aprile del 2025, un segnale di endorsement statale che in Cina ha un peso specifico preciso. AgiBot ha chiuso un round Serie A da circa 200 milioni di dollari, uno dei più grandi eventi di finanziamento per una startup di robotica umanoide in Cina.
Unitree Robotics, con sede a Hangzhou, è l’azienda più riconoscibile fuori dalla Cina nonché il leader mondiale per volumi, e il motivo principale è uno: il prezzo. Ha spedito oltre 5.500 robot umanoidi nel 2025, un volume decine di volte superiore ai competitor occidentali, posizionandosi sostanzialmente alla pari con AgiBot per unità consegnate, con un profilo di mercato però molto diverso: AgiBot serve prevalentemente grandi clienti industriali, mentre Unitree copre una gamma che va dalla ricerca universitaria alla manifattura leggera fino all’intrattenimento.
Il modello G1 parte da 13.500 dollari nella configurazione base, con varianti EDU che salgono progressivamente; la gamma si è nel frattempo ampliata con l’R1, che parte da 4.900 dollari, e con l’H2 a 29.900 dollari, mentre il robot quadrupede Go2 si posiziona tra i 3.000 e i 12.000 dollari a seconda della versione, aprendo il mercato dell’entertainment e dell’education a una fascia di prezzo che non esiste presso nessun produttore occidentale.
Chi visita la sede di Unitree nel distretto Binjiang di Hangzhou non può fare a meno di notare un dettaglio rivelatore: nella hall d’ingresso e nella segnaletica interna coesistono solo due lingue, il cinese e il tedesco, perché la quota dominante della clientela internazionale proviene dall’industria automotive tedesca. La correlazione è diretta. Nel febbraio del 2026 il cancelliere Friedrich Merz ha incluso Hangzhou come seconda tappa del suo viaggio in Cina, visitando la sede di Unitree accompagnato da una delegazione di circa 30 alti dirigenti delle principali aziende tedesche nei settori automotive, chimico e manifatturiero. Il fondatore Wang Xingxing ha descritto la visita come un’opportunità per costruire cooperazione industriale con le aziende tedesche. La direzione della cooperazione, tuttavia, è ben chiara: i robot vanno da Hangzhou verso Wolfsburg e Stoccarda, non viceversa.
Fourier Intelligence è un caso peculiare e, per certi versi, il più istruttivo sull’evoluzione a lungo termine del settore. Fondata nel 2015 come azienda di robotica riabilitativa, ha costruito nel tempo una presenza clinica in oltre 2.000 istituzioni distribuite in più di 40 paesi, con il suo sistema di esoscheletri per la riabilitazione neurologica e motoria. Quella competenza nell’interazione fisica con il corpo umano, nell’interpretazione del movimento, nella progettazione di attuatori capaci di supportare pazienti con disabilità motorie, ha costituito la base tecnica da cui Fourier ha sviluppato la propria linea di umanoidi.
La serie GRx è oggi distribuita in oltre 300 strutture mediche in Cina, con più di un milione di pazienti trattati. L’ultimo modello, il GR-3, è progettato per l’interazione emotiva e la cura quotidiana, con caratteristiche di design pensate per ambienti domestici e strutture di assistenza agli anziani. Fourier rappresenta la traiettoria del robot come dispositivo medico e di cura, un verticale che in Cina ha un mercato potenziale enorme già oggi, destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione.
UBTech, fondata nel 2012 a Shenzhen, è la più ‘storica’ delle aziende cinesi di umanoidi ancora attive, con un percorso che parte dai robot educativi e arriva alla produzione industriale. Il Walker S2 è dotato di articolazioni con azionatori a conformità di forza e strutture ibride rigido-flessibili che gli consentono di operare su linee di produzione in movimento continuo, con il primo sistema di sostituzione autonoma della batteria lanciato sul mercato, permettendo operatività ininterrotta. UBTech ha stabilito partnership con produttori automotive tra cui Audi e NIO, e lavora con Foxconn su linee produttive in cui i robot Walker gestiscono parte dell’assemblaggio.
Kepler Robotics, con la sua linea Forerunner K2, si posiziona nella fascia industriale alta, con un target di prezzo intorno ai 30.000 dollari per un umanoide full-size da manifattura pesante. Il profilo tecnico è orientato alla consapevolezza ambientale in tempo reale e alla capacità di operare in condizioni industriali impegnative.
Noetix Robotics ha intrapreso una direzione diversa, quella dell’ospitalità e dei servizi al pubblico. Il modello Hobbs W1 è un robot umanoide con testa bionica realistica, mani con destrezza articolate e navigazione completamente autonoma, progettato per ruoli di reception, guida e interazione in ambienti pubblici, con capacità di riconoscimento emotivo e conversazione naturale. Noetix era tra le quattro aziende protagoniste del Gala del Festival di Primavera 2026, insieme a Unitree, MagicLab e Galbot.
Un altro attore di primo livello dell’ecosistema cinese è Galbot, che sviluppa robot per la logistica interna e la gestione di magazzino con una forte componente di intelligenza spaziale: il suo campo di applicazione primario è il movimento di oggetti in ambienti non strutturati, dove la variabilità delle condizioni è la norma.
Engine AI lavora invece sulla piattaforma PM01, un umanoide orientato alla ricerca e all’integrazione con framework di embodied intelligence di terze parti. Deep Robotics ha costruito la propria reputazione sui robot quadrupedi per ispezione industriale e operazioni in ambienti ostili, estendendo ora la piattaforma verso configurazioni ibride. Astribot, emanazione di DJI, il colosso mondiale dei droni, muove dall’esperienza nel controllo di sistemi aerei verso la manipolazione destra e la cinematica di precisione.
Xpeng, il produttore di veicoli elettrici, ha annunciato il robot umanoide IRON con avvio di produzione in serie previsto per il secondo semestre del 2026, con una capacità iniziale di 50.000 unità annue e un piano di investimento da 14 miliardi di dollari nel settore nell’arco di vent’anni. Ha fatto molto discutere il video di lancio, dove il robot aveva dei movimenti così fluidi da far pensare che fosse in realtà un vero essere umano, versione attualizzata del turco meccanico. In un evento successivo, un operatore ha dunque provveduto a sezionare una delle gambe del robot, per dimostrare che al suo interno vi era un’anima metallica e cablaggi. È significativo che anche questa prova non abbia messo a tacere i rumors.
C’è infine Honor, la cui comparsa nella robotica umanoide era attesa da pochissimi. Il robot Lightning che ha vinto la mezza maratona di Pechino ha gambe modellate sulla biomeccanica degli atleti d’élite e motori raffreddati con un sistema a circolazione liquida derivato direttamente dalla tecnologia termica usata negli smartphone dell’azienda. Un produttore di telefoni che trasferisce competenze ingegneristiche accumulate in un settore maturo verso un settore nascente: è esattamente il tipo di contaminazione incrociata che la densità dell’ecosistema manifatturiero cinese rende possibile.
Il punto strutturale che unisce tutti questi attori riguarda il corpo dei robot. La Cina può contare su una rete di 140 produttori di punta supportati da 600 fornitori e 10.000 aziende in subfornitura. Il risultato concreto è che attuatori lineari e rotazionali, strutture scheletriche in lega leggera, cinematica articolare, sensori di forza e coppia, batterie compatte ad alta densità energetica: tutto questo è disponibile a catalogo, acquistabile da fornitori specializzati della provincia del Guangdong e dello Zhejiang, assemblabile in settimane anziché in anni. Il corpo di un robot umanoide cinese nel 2026 è diventato quello che il telaio di uno smartphone era nel 2013: un componente acquistabile, dove il vantaggio competitivo si è spostato interamente altrove. Come ha osservato Zornitsa Todorova di Barclays, il vantaggio fondamentale della Cina risiede in una catena del valore robotica quasi completamente integrata verticalmente, dalle terre rare e dai magneti ad alta prestazione fino ai componenti fisici e alle batterie.
Con il corpo ridotto a commodity, la competizione si gioca sul software, e in particolare sui modelli che governano il comportamento fisico del robot nel mondo reale. Qui entra un tema tecnico che vale la pena spiegare con precisione, perché è al centro della competizione globale: il VLA, ovvero i modelli Vision-Language-Action.
Un modello VLA è un sistema di intelligenza artificiale capace di fare tre cose in sequenza: percepire visivamente l’ambiente circostante, interpretare un’istruzione espressa in linguaggio naturale, e tradurre questa comprensione in una sequenza di azioni fisiche coordinate. La difficoltà sta nell’integrazione in tempo reale tra tutte e tre le componenti, in condizioni ambientali variabili e non controllate.
Insegnare a un robot a prendere un oggetto da un tavolo in laboratorio è relativamente semplice; insegnargli a fare la stessa cosa in una cucina diversa, con un’illuminazione diversa, con oggetti disposti in modo diverso, richiede una generalizzazione che i sistemi classici non raggiungono. I modelli VLA avvicinano questa generalizzazione partendo da grandi quantità di dati comportamentali raccolti nel mondo fisico.
La Cina ha compreso per prima la natura di questo collo di bottiglia, e ha risposto con un investimento infrastrutturale sistematico.
A Shanghai è stato inaugurato il primo centro di addestramento eterogeneo per robot umanoidi del paese, il Kylin Training Ground, gestito dal National and Local Co-Built Humanoid Robotics Innovation Center, con capacità attuale di oltre 100 robot in addestramento simultaneo e obiettivo di arrivare a 1.000 robot contemporaneamente entro il 2027. La struttura copre oltre 5.000 metri quadrati e ospita più di una dozzina di scenari di addestramento specializzati, tra cui saldatura, produzione di componenti elettronici e collaudo automotive. L’obiettivo dichiarato è raccogliere 10 milioni di dati fisici di alta qualità per costruire uno dei dataset embodied più avanzati al mondo. Kylin è il modello da replicare: il piano prevede la sua duplicazione in molte altre città, estendendo progressivamente gli scenari di addestramento e la varietà degli ambienti.
In parallelo, oltre 40 centri di addestramento robotico finanziati dallo Stato in tutta la Cina stanno generando milioni di dati reali per alimentare i modelli di embodied AI. In questi centri lavorano operatori umani che indossano esoscheletri e visori VR per insegnare ai robot movimenti quotidiani: aprire uno sportello, piegare un indumento, spostare un oggetto da una superficie a un’altra. È un lavoro manuale al servizio dell’apprendimento automatico, una forma di annotazione dei dati che si svolge nel mondo fisico anziché su uno schermo.
A questo approccio si contrappone, sul piano teorico, quello proposto da Yann LeCun con AMI Labs, la startup fondata all’inizio del 2026 che porta avanti la lunga critica di LeCun alla dipendenza del settore dai modelli linguistici come fondamento per la robotica fisica. LeCun argomenta che i modelli VLA sono fondamentalmente fragili perché apprendono pattern comportamentali senza sviluppare comprensione causale del mondo fisico. AMI Labs lavora invece sull’architettura JEPA (Joint Embedding Predictive Architecture), che predice il futuro in uno spazio di rappresentazione astratto anziché generare token o pixel, permettendo al sistema di ignorare il rumore irrilevante dell’ambiente per concentrarsi sulle relazioni causali di un compito. È un paradigma radicalmente diverso: meno dati, più ragionamento strutturale. La Cina ha scommesso tutto sul VLA e sulla scala dei dati; LeCun scommette sulla comprensione. I due approcci sono oggi in competizione diretta, e il risultato di questa scommessa determinerà molta parte dell’architettura dell’intelligenza artificiale fisica nel decennio a venire.
Il motore politico di tutto questo ha un nome preciso, che è l’iniziativa AI Plus.
Presentata per la prima volta in un rapporto di lavoro governativo nel 2024, l’iniziativa AI Plus è stata incorporata nelle raccomandazioni del Comitato Centrale del Partito Comunista per il 15° Piano Quinquennale (2026-2030), elevandola a priorità di governo al massimo livello istituzionale. Il Ministero dell’Industria ha costituito un Comitato di Standardizzazione per i Robot Umanoidi e l’Intelligenza Embodied e nel marzo del 2026 ha rilasciato il primo sistema di standard nazionali per l’intero ciclo di vita del settore.
Sul piano degli investimenti, il governo centrale ha allocato oltre 20 miliardi di dollari in sussidi all’industria robotica tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, mentre la NDRC ha annunciato un fondo guida da 137 miliardi di dollari distribuiti su vent’anni per startup di AI e robotica. A questo si sommano i fondi locali: Shenzhen ha lanciato un fondo dedicato da 10 miliardi di renminbi per AI e robotica, e il distretto di sviluppo Yizhuang di Pechino ha dichiarato l’ambizione di diventare una nuova città industriale globale dell’intelligenza embodied. CONTINUA LA LETTURA SU IL PARTITO, LA NEWSLETTER DI SIMONE PIERANNI
Di Filippo Lubrano

