Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, scriveva Charles Dickens. Dopo essere stata ripetuta per più di un secolo, questa citazione risulta ormai obsoleta al giorno d’oggi.

Nel contingente storico e nella realtà in cui viviamo, misurare l’ampiezza della realtà e la priorità degli eventi col metro dicotomico migliore/peggiore, saggezza/stoltizia, fede/incredulità, luce/tenebre, speranza/disperazione, sarebbe già una fortuna, giacché, se non altro, ci consentirebbe di inquadrare il mondo.

E invece… Chi l’avrebbe mai detto che dopo un secolo di guerre, di dibattiti e discussioni su cosa fosse giusto o sbagliato, sono bastati cento giorni di epidemia per tranciare ogni certezza e gettare il tutto alla rinfusa in un gran calderone d’acqua bollente, all’interno del quale non si riesce più a distinguere il bianco dal nero o ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Ormai basta una zolletta di zucchero per far aprire la bocca alla gente e strappare uno stralcio di presunta verità.

Il buonsenso è divenuto talmente contorto che nessuno sa più dire perché uno più uno fa due, per forza di cose deve fare due, e perché invece non fa tre o magari zero? Da dove ha avuto origine il nuovo coronavirus? La voce degli scienziati che cercano di rintracciarne l’origine è flebile come il suono di una goccia di pioggia che si infrange silente.

Mentre invece le congetture e le speculazioni di politici e di nobili spettatori sono potenti e precise nella loro eloquenza, alla stregua di matematici che non hanno neanche calcolato il motivo per cui uno più uno faccia due, e hanno deciso senza appello che uno scienziato debba immolare la propria vita in nome delle sante parole dei politici.

Un breve Tweet di un singolo individuo può mettere a repentaglio il prestigio e la reputazione che i mass media di tutto il mondo hanno impiegato secoli a edificare. Un diplomatico può utilizzare a sproposito il proprio eloquio in modo del tutto irresponsabile fomentando una pioggia torrenziale di commenti da parte dell’opionione pubblica internazionale.

Delle pagine di diario scritte durante la quarantena sono diventate uno spartiacque che divide centinaia di milioni di persone le quali, a spada tratta, si pronunciano su chi ha torto o chi ha ragione. Un concerto di beneficenza organizzato online per raccogliere fondi con lo scopo di gestire l’emergenza coronavirus è stato ridotto al silenzio una volta varcati i confini del Paese più popoloso del mondo (in Cina continentale non è stato trasmesso, N.d.T.).

Nessuno è più in grado di misurare la profondità delle tenebre e l’intensità della luce con il metro universale che l’umanità ha ottenuto spargendo sangue e sacrificando la propria vita. Lo spegnersi di un’anima richiama gli amenti dei salici che fioccano fluttuando nel cielo marzuolo. La poesia della brezza primaverile si intravede nella scomparsa di un alito di vita.

L’umanità sta lottando con tutte le sue forze in un abisso tenebroso. Il numero dei defunti e delle persone contagiate supererà di gran lunga centomila, un milione, persino due milioni, mentre intanto giorno dopo giorno non facciamo altro che ricevere nuove stime, nuovi numeri accompagnati da calcoli elaborati.

Non vi è più alcun confine tra bianco e nero. Non sussiste più alcuna discrepanza tra chi ha torto e chi ha ragione, tra il giusto e lo sbagliato.

Siamo ben consapevoli che stanno mentendo. Anche loro, d’altro canto, sono al corrente di questa nostra consapevolezza. Oggi sappiamo che qualcuno mente, eppure non sappiamo neanche chi sia a mentire. In alcune istanze siamo persino complici di queste menzogne. Quando mentono, magari, non si rendono neanche conto di quello che stanno facendo. E questo può accadere anche a noi stessi: mentiamo e poi dimentichiamo di aver detto una bugia.Una teoria del complotto non è fine a se stessa. Lo stesso può esser detto per coloro che cercano di riversare le colpe sugli altri.

C’è sempre uno scopo. Tutti questi sforzi vengono profusi nel tentativo di abbattere il confine dei valori umani per poi, con prosopopea, stabilirne uno nuovo. In questo modo, le categorie dicotomiche proprie del genere umano, quali vero/falso, bello/brutto, bene/male, nobile/umile, tenebre/luce, vengono gettate alla rinfusa in un contenitore in grado di dissolvere sia l’acqua che il latte. Intenti a trasformare il vortice che si forma dopo aver mescolato il caffè in un sapore inusitato, sulla base del quale verrà proclamato un nuovo standard e un nuovo prezzo. Verrano stilati nuovi norme e regolamenti. Ecco che il mondo in cui viviamo è il risultato di una simile volontà. Etica e morale ne sono una diretta conseguenza. I pesi e le misure di questa nuova scala di valori sono contenuti nella custodia di una simile pretesa.

La vita umana è entrata ancora una volta in una fase storica in cui regnano il caos e lo smarrimento, la confusione e l’approssimazione.

Tutti i principi morali, le scale di misura e i confini stabiliti dall’umanità nel corso di migliaia di anni sono stati distrutti da quest’epidemia. Svaniti nel nulla. Come se tutte le foreste fossero state divorate dalle fiamme di un incendio devastante e l’acqua degli oceani fosse stata risucchiata dall’aridità dei deserti.

Nell’antichità i cinesi pensavano di essere il centro del mondo; adesso la Cina è diventata davvero il centro del mondo.

Abbiamo lavorato duramente e profuso sforzi immani nella speranza di divenire il centro del mondo o parte di esso. Un secolo di lotte e di umiliazioni, abbiamo stretto i denti e abbiamo pazientato. In seguito all’adozione della politica di riforma e di apertura, la Cina è ascesa alla ribalta, il che ci ha fatto assumere un’aria tronfia e sussiegosa. Questa spavalderia ha reso il nostro Paese un modello e al contempo un nemico pubblico del mondo.

La Cina è diventata sì una montagna ma, al tempo stesso, anche una trappola per l’umanità. È divenuta una presenza ineludibile alla stregua del monte Everest, osservata però con diffidenza e sospetto da ogni nazione. E alla fine si è ritrovata al centro del mondo nel modo più inaspettato, come un cocchiere che d’un tratto si tramuta nella locomotiva della storia mondiale o un produttore di pedine e di scacchiere che improvissamente diventa responsabile delle mosse in una partita a scacchi globale.

Molte ansie e paure incomode, slanci di ardore e frenesia si sono palesati nel laboratorio in cui venivano prodotte tali pedine e scacchiere. Alzando i pugni ed esultando per la vittoria, gli strateghi che vogliono imbandire una nuova partita di scacchi ma anche coloro che fino a oggi hanno pensato solo a coltivare un acro di terra, conducendo un tipo di vita del tutto normale, vivendo in un semplice capannone e prendendosi cura del loro angolino di strada, ecco che tutti vengono d’un tratto elogiati come patrioti rifulgenti di gloria.

Allorché indossiamo un diadema, la nostra altezza e il nostro peso aumentano rapidamente.

E così non appena il numero dei contagi e dei defunti cresce vertiginosamente in un altro Paese, da noi viene interpretato come l’inesorabile conseguenza di una scarsa capacità di apprendimento da parte di quel Paese. Quando un primo ministro risulta positivo e viene ricoverato in ospedale, in un batter d’occhio centinaia di migliaia di persone sorridono e cliccano “mi piace”.

Quando gli altri Paesi trovano dei prodotti scadenti o difettati tra le forniture mediche che la Cina ha inviato loro, dovremmo farci un esame di coscienza. E invece no. Troviamo mille scusanti volte a giustificare una nostra mancanza.

I confini della moralità e della bontà umana sono stati ripetutamente sfondati e modificati. I valori umani sono divenuti una bevanda dissetante da quattro soldi ottenuta con saccarina e acqua di pozzo.

In queste circostanze, il mondo vede che un articolo cancellato viene poi ritradotto e pubblicato in decine di lingue, simboli e codici segreti. Quando la gente vede una persona spudorata che si mette a lucidare le scarpe di pelle strofinandole con delle mascherine di cui l’umanità ha disperatamente bisogno o un esperto di arti marziali chiamare all’appello altri praticanti per attaccare una scrittrice la cui unica presunta colpa è quella di essersi espressa in termini pessimisti e privi di “energia positiva ” (Yan Lianke si riferisce a Lei Lei, un insegnante di arti marziali di Pechino che ha invitato la comunità di arti marziali di Wuhan ad attaccare la sessantenne Fang Fang, autrice del controverso Wuhan Diary, N.d.T.), ebbene il popolo crederà che si tratti di eventi più unici che rari. E invece non è così. Ahimè. Nella vasta e complessa realtà della Cina, si tratta di accadimenti del tutto normali e all’ordine del giorno.

I prati erbosi e le acque degli oceani non si allarmano di certo per gli strani richiami degli uccelli nella foresta.

E nessuno deve essere responsabile di versare inchiostro su questo inestimabile dipinto cinese, guai! Poiché in questo contingente storico non sussiste più alcun confine di separazione tra il bianco e il nero. I concetti di giusto e sbagliato sono mescolati all’interno di una macchinetta per il caffè e risultano indistinguibili, proprio come l’unione inscindibile tra acqua e latte. La giustizia è stata gettata nel cestino della carta straccia.

Tutti i valori riconosciuti dall’umanità sono ormai decentrati, come il punto centrale marcato sulla corda dopo l’inizio di una partita di tiro alla fune. Ogni squadra tira la corda dalla propria parte, eppure non esiste più né arbitro né fischietto che un tempo indicavano i vincitori, i perdenti e chi magari avesse commesso dei falli.

Resta da vedere se la storia del mondo di oggi – macchiata dal disastro e dalle disgrazie apportate dall’epidemia che nessuno sa quando avrà fine – possa esser considerata come una rimessa in scena, in versione concentrata, della storia mondiale del secondo dopoguerra.

In Cina, il periodo che intercorre dallo scoppio dell’epidemia al punto di inflessione fino all’inizio di quella che è stata definita l’era post-epidemica, può essere definito una sintesi e un ripetersi in versione concentrata della storia contemporanea cinese.

Decenni di storia sono stati compressi e riassunti in pochi mesi, come una zuppa servita alla fine di un banchetto storico. Non si tratta però di una zuppa rinfrescante, bensì di un intruglio imbevibile ottenuto da tutti i resti dei piatti serviti durante il banchetto.

Ogni fase e ogni grande evento della storia contemporanea viene oggi reinscenato in modo corrispondente. La foga e il fervore percepibili dopo la fondazione della Nuova Cina si sono fatti di nuovo palpabili subito dopo lo scoppio di questo disastro.

I dissensi e le conseguenze nefaste della campagna dei “cento fiori”, che ebbe inizio nel 1957; gli slogan e le azioni intraprese durante il “grande balzo in avanti”; l’offensiva culturale, la censura e le proteste durante i dieci anni della Rivoluzione culturale; la prosperità e la fiducia in se stessi nei quarant’anni che hanno fatto seguito alla politica di riforma e di apertura; così come eventi apparentemente insignificanti che sono finiti nel dimenticatoio, quali le attività di spionaggio e le segnalazioni contro i dissidenti e i nemici avvenute soprattutto nei primi trent’anni della Nuova Cina… ebbene tutti questi eventi sono riapparsi, seppur in forma diversa, e sono ormai diffusi nella vita della Cina di oggi.
Pensavamo che la storia avanzasse in senso lineare. E invece no. La storia sembra recedere in senso lineare.

Pensavamo che la storia spiraleggiasse verso l’altro. E invece oggi sembra scivolare vorticando verso il basso.

Pensavamo che la storia facesse due passi avanti e uno indietro ma che, in fin dei conti, progredisse sempre. Oggi ci siamo ricreduti. Probabilmente fa un passo avanti e due indietro, in un retrocedere costante.

Dinanzi alla realtà e alla storia attuale, non possiamo più parlarne in termini di “migliore e peggiore di tutti i tempi”. Così come, tra accuse ed elogi, non è più possibile distinguere tra chi mente e chi dice il vero. Non possiamo neanche dimostrare dove sia la verità. Tutti i valori e i criteri di giudizio di questa epoca stanno cambiando. Ogni metro di paragone viene riformulato. La giustizia e l’integrità della società sono come un metro estratto a caso da una scatola. L’innocenza del carattere e l’onestà sono come la schiuma alla bocca di una persona iraconda e manesca. Il vassoio di frutta che in passato traboccava sempre di verità è oggi colmo di chiacchiere e di menzogne.

La verità è in mano a coloro che si esprimono in toni più fragorosi. Chi urla è portatore di verità. Chiunque oserà puntare il dito e inveire contro qualcuno avrà uno stuolo di sostenitori.

Forse l’umanità si trova nel bel mezzo di un tale periodo storico: ossia un cavalcavia a più piani su cui sono ammassati veicoli e persone provenienti da ogni dove, mentre i semafori di tutte le uscite sono stati bloccati da quest’epidemia senza precedenti. Questo nuovo coronavirus sta facendo incetta di vite e al contempo sta anche fagocitando ogni uscita e ogni percorso originale di tutti gli esseri umani, di oggi e di domani.

La gente sta facendo del suo meglio per salvare la vita di parenti e amici. Intanto c’è anche chi riflette su chi debba assumersi il ruolo di polizia stradale allorché le strade saranno riaperte e i semafori riprenderanno a funzionare una volta passata quest’ondata di epidemia.

Siamo immersi nello sconcerto: uno stato di disorientamento progettato da altri.
Siamo allettati e giostrati da ogni tipo di potere e di informazione.

La realtà umana e la vita attuale sono permeate da caos, confusione e smarrimento. Le divinità o Dio, che dir si voglia, avanzano lesti sulla strada che conduce agli esseri umani. E intanto noi che siamo relegati sulla terra l’unica eco della voce divina la sentiamo riecheggiare nel rumore dei passi, quello di chi porta da mangiare a tutti coloro che sono in isolamento forzato, in particolar modo subito dopo lo scoppio dell’epidemia quando le strade erano deserte.

Mentre il rumore dei passi si estende in lungo e in largo, i nostri occhi hanno visto file di bare allinearsi nell’androne delle chiese, le nostre orecchie hanno udito il canto di Andrea Bocelli echeggiare nella cattedrale di Milano, la sua voce intonante inni sacri rifulgeva una luce proveniente dalle tenebre come a sottolineare il fatto che le divinità non fossero ancora giunte tra noi.

Abbiamo visto taxi che per le vie delle grandi e piccole città della Spagna si facevano in quattro per accompagnare gratuitamente il personale medico e pizzerie che regalavano pizza alla gente comune. E gli scrosci di applausi dai balconi di Parigi, in omaggio a medici e infermieri, angeli che ogni giorno rispondono ai bisogni dell’umanità.

Un inglese alla soglia dei cent’anni, reduce della seconda guerra mondiale, è riuscito a raccogliere fondi passo dopo passo (Si tratta del capitano Tom Moore che ha lanciato una sfida sul web con cui è riuscito a raccogliere fondi a sostegno del personale sanitario impegnato contro la pandemia di Covid-19. Ha deciso di fare cento giri di 25 metri, nel giardino di casa sua, con il deambulatore prima di celebrare il suo centesimo compleanno il 30 aprile, N.d.T.) Una signora del Tennessee si è messa a suonare il pianoforte in cima alle macerie della chiesa distrutta da un tornado.

E il respiro affannato di una dottoressa di Pechino che durante l’epidemia ha eseguito la respirazione artificiale a coloro che erano collassati a terra. Queste sono le voci che invocano Dio e l’alba di un nuovo giorno in nome della terra e degli esseri umani.
Ancora una volta Dio ha visto e udito lo sconcerto dell’umanità.

Dio, che è in cammino e si sta affrettando verso l’alba del mondo, ha deciso di mandarci la voce della sua benedizione. Una voce calda e cristallina che fende lo sgomento e lo sconcerto e che riesce ad attraversare il tunnel della storia umana, e ci dice che l’amore è l’unica cosa che conta; e tutto ciò che prescinde dall’amore per gli esseri umani è ipocrisia, menzogna, crudeltà e desolazione.

Solo trasmettendo e percependo l’amore tra le persone, saremo in grado di uscire dallo smarrimento, dal gelo, dal disastro e dalla morte. Il traffico sul cavalcavia a più strati potrà riprendere a circolare regolarmente e sarà ristabilito ordine. I semafori riprenderanno a lampeggiare e, lavati dalle lacrime versate da questa catastrofe senza precedenti, risulteranno oltremodo tersi, luminosi e dalle tonalità calde.

E coloro che regoleranno il traffico sotto i semafori non apparterranno a nessuno, bensì saranno le anime dipartite di tutte le nazioni e di tutti i popoli che hanno perso la vita in questo tragico disastro.

E la Cina, potrà annoverare anche lei le proprie anime sotto quel semaforo a dirigere e smaltire il traffico? E quella strada che da domani riprenderà a scorrere regolarmente con uscite che conducono in ogni dove presenterà anche uno sbocco per la storia della Cina? Forse Dio e tutte le albe di un possibile domani hanno dimenticato oltre un miliardo di creature viventi. Quelle persone, che costituiscono un quarto della popolazione umana, avanzano a stento e, giorno dopo giorno, si prostrano inginocchiate in preghiera baciando la polvere e non hanno mai cessato, mai, neanche per un singolo istante, di aprire le porte del loro cuore all’amore e di invocare supplicanti il nome di Dio.

*Riccardo Moratto è sinologo e professore associato presso la Hunan Normal University.

[Pubblicato su il manifesto]