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La nuova rotta dei migranti cinesi passa per i Balcani

In Cina, Economia, Politica e Società by Alessandra Colarizi

“Vorrei restare un po’ qui e trovare un lavoro, guadagnare un po’ di soldi. Magari cercherò lavoro in un negozio. Oppure come venditore ambulante”. Yong ha poco più di vent’anni. Proviene della provincia cinese dello Henan, dove fino a poco tempo fa lavorava come fattorino per la consegna di cibo. A novembre era uno dei cinesi ospitati nel campo profughi di Blazuj, alla periferia di Sarajevo, dove ha raccontato la propria storia a RFE/RL, organizzazione mediatica ed emittente radiofonica fondata dal Congresso degli Stati Uniti con lo scopo dichiarato di “promuovere i valori e le istituzioni democratiche tramite la diffusione di informazioni e idee”.

Smarrito il passaporto, Yong spera nell’assistenza dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) con base in Svizzera. Come lui, sono sempre di più i connazionali ad aver lasciato la Cina armati di Telegram e poche informazioni di seconda mano per intraprendere la cosiddetta “rotta balcanica”: il cammino che prevede l’ingresso in Serbia e Bosnia-Erzegovina – dove non è richiesto il visto – per poi entrare nell’Unione europea, attraverso Ungheria, Croazia e Romania, e infine presentare domanda d’asilo più a occidente. In qualche paese più aperto ai rifugiati, come la Germania.

Si tratta di un fenomeno non completamente nuovo e limitato numericamente, ma in rapida crescita. Il popolo del web lo ha battezzato runxue, termine scelto per via dell’omofonia tra la parola inglese run (correre, fuggire) e il carattere cinese rùn (润) che significa “proficuo”, e xue ovvero “studiare”. A fungere da catalizzatore per la fuga verso l’Europa il COVID-19 e i drastici lockdown applicati nella Repubblica popolare, che hanno colpito duramente l’economia privata e reso la popolazione più insofferenti davanti alle restrizioni delle libertà personali da parte dell’amministrazione Xi Jinping. Va poi aggiunto l’effetto Donald Trump: il ritorno del tycoon alla Casa Bianca ha reso gli Stati Uniti una meta sempre più difficile.

La stretta di Washington sull’immigrazione illegale dall’America Latina ha spinto l’Ecuador, un tempo accessibile dalla Cina senza visto, a inasprire a sua volta i controlli nel luglio 2024, rendendo impraticabile la precedente rotta attraverso il Darien Gap. Cercare riparo nel Vecchio Continente si è quindi affermata come la soluzione più ovvia per chi vuole rifarsi una vita ma non ha le qualifiche professionali e le disponibilità economiche per farlo attraverso canali formali in posti più ambiti, come Tokyo, Bangkok o Dubai.

Non esistono cifre precise sul numero di cittadini cinesi nel “limbo balcanico”. Il bilancio più affidabile riguarda solo quanti vengono sorpresi a oltrepassare illegalmente il confine. A intorbidire il quadro concorre il ruolo dei trafficanti di esseri umani, che gestiscono i campi di accoglienza, a volte con l’aiuto prezzolato della polizia. Ciononostante, i dati a disposizione permettono di intuire la portata complessiva del fenomeno.

Oltre 1 milione di cittadini cinesi hanno presentato domanda di asilo tra il 2012 e il 2024. Per il 2025, le statistiche preliminari dell’UNHCR indicano circa 179.000 nuove richieste in tutto il mondo. Un valore leggermente inferiore al record del 2024, ma ancora tra i più alti mai registrati. Secondo l’organizzazione non governativa KlikAktiv con base in Serbia, solo nell’ultimo trimestre dello scorso anno sono stati emessi 157 ordini di espulsione nei confronti di cittadini cinesi, su un totale di 1.181. Il Ministero della Sicurezza della Bosnia-Erzegovina ha registrato un aumento verticale dei casi di violazione della frontiera, passando dalle sole due persone di cittadinanza cinese nel 2023 alle 151 del 2024.

Cresce anche il numero di quanti riescono a spingersi più a occidente. In Croazia, 454 cittadini cinesi hanno richiesto asilo nel 2024 e 377 nei primi nove mesi del 2025. L’Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF) ha dichiarato di aver ricevuto 1.700 domande lo scorso anno, un incremento tre volte superiore rispetto al 2023. Cifre che hanno reso la Repubblica popolare ottava nella classifica dei paesi per origine dei richiedenti asilo in Germania, dove il sistema consente ai richiedenti di ottenere vitto e alloggio gratuiti, assicurazione sanitaria e corsi di integrazione sociale. Oltre a un sussidio mensile di circa 400 euro, un’indennità più generosa rispetto alla maggior parte degli altri Stati Ue. Anche in caso di respingimento della domanda è possibile ottenere lo status di “soggiorno tollerato”, che nell’immediato protegge l’immigrato dal rischio di espulsione.

Zhang Ming, 43 anni, quando era in Cina lavorava in mare. A Balkan Insight racconta che, pur percependo uno stipendio relativamente buono, temeva per la sua sicurezza economica a lungo termine. Inoltre, era impensierito dal “lavaggio del cervello” a cui i figli erano sottoposti a scuola, tra cui l’obbligo di indossare uniformi militari e cantare canti di guerra. Dopo vari viaggi a vuoto, al terzo tentativo ha raggiunto la Germania, dove ha fatto domanda di asilo. Ottenuto un permesso di lavoro tedesco, l’uomo ha trovato impiego in un magazzino di e-commerce e successivamente in uno stabilimento di trasformazione alimentare. “Sebbene inizialmente sia entrato illegalmente, il governo tedesco mi ha fornito vitto e alloggio, e persino i corsi di integrazione erano gratuiti, tutto pagato dai contribuenti tedeschi”, ha affermato Zhang, dicendosi grato e intenzionato a “ricambiare lavorando e pagando le tasse”. Il prossimo passo? Spera che moglie e i figli riescano a raggiungerlo in Germania.

Duan Chenglei una famiglia, invece, non ce l’ha. Per lui “casa” è il centro di accoglienza governativo per rifugiati di Obrenovac, in Serbia, dove vive da quando ha lasciato la Cina alla fine del 2023. La struttura si distingue da altri campi profughi controllati da bande di trafficanti, racconta il trentatreenne al Nikkei Asia Review. Fuggito dalla Cina per evitare persecuzioni a causa del suo orientamento sessuale, il ragazzo è in attesa dell’esito della sua richiesta di asilo. In Serbia Duan si dice felice di aver trovato un ambiente più accogliente per le persone gay, anche se continua a subire abusi omofobi.

Non tutti sono così soddisfatti della scelta. Wang Qing ha lasciato casa nel dicembre 2024 quando aveva 19 anni. Con i soldi regalati dai genitori ha acquistato un biglietto aereo per la Serbia dove, dopo varie peripezie, aggressioni della polizia e una spesa di circa 2.000 euro per ingaggiare un trafficante, è finalmente riuscito ad arrivare in Germania. Ma, ritrovandosi l’unico cinese nella struttura di accoglienza, ha cominciato presto a soffrire di solitudine. Le barriere linguistiche hanno reso difficile l’integrazione. Vedendo la sua domanda di asilo ancora in fase di valutazione e anni di attesa per ottenere un permesso di soggiorno a lungo termine, il ragazzo alla fine ha deciso di tornare in Cina.

Il rimpatrio non è, però, uno scenario gradito a tutti. C’è chi preferisce lasciare la Germania per fare marcia indietro in Serbia o in Medio Oriente con l’augurio di guadagnare più dell’assegno mensile concesso ai rifugiati in terra teutonica. Altri ancora proseguono per l’Europa meridionale dove sperano di trovare un lavoro nell’economia sommersa all’interno delle comunità cinesi locali. Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), nel 2025 oltre 3.800 hanno cercato protezione in Italia, mentre anche la Spagna sta emergendo tra le mete preferite dai cinesi; complici i rapporti politici sempre più amichevoli tra Pechino e Madrid.

Le prospettive per il futuro, tuttavia, potrebbero essere più incerte. Soprattutto alla luce dell’inasprimento dei controlli a seguito di una serie di incidenti. Nell’ottobre 2025 un’imbarcazione con a bordo almeno 10 cinesi diretti in Croazia si è capovolta nel Danubio, causando la morte di una persona. Nel frattempo, la rotta migratoria balcanica è comparsa in una dichiarazione di Europol in merito allo smantellamento di una sofisticata rete criminale cinese dedita al traffico di donne per “sfruttamento sessuale”: raid in Spagna e in Croazia hanno portato all’arresto di 30 persone.

Con il rafforzamento della sicurezza alle frontiere, il numero totale di migranti lungo la tratta ha registrato una flessione. Stando a Frontex, nel 2025 gli “attraversamenti irregolari delle frontiere” sono calati del 47% rispetto all’anno precedente. Conferma di un trend che il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, dà in discesa del 90% negli ultimi tre anni. Malgrado, come attestano i conteggi dell’UNHCR, le richieste di asilo siano complessivamente in aumento, anche in Italia l’afflusso illecito pare avere rallentato. “Il Ministero dell’Interno pubblica i dati su ingressi e sbarchi vari, e da un anno a questa parte il numero di cinesi entrati illegalmente non sembra aumentato – riferisce a Gariwo un funzionario pubblico – anzi, è talmente ridotto che viene classificato alla voce generica gli ‘altri’”.

Insomma, dopo la chiusura dei confini americani, pure l’Europa comincia a serrare la porta. Per qualcuno, rifarsi una vita lontano dalla Cina diventa ancora più difficile.

Di Alessandra Colarizi

[Pubblicato su Gariwo]