È ora disponibile il nuovo e-book di China Files dedicato alla Generazione Z asiatica. Dall’intervista a Peter Hessler sui giovani cinesi ai problemi che riguardano un po’ tutti nel continente: disoccupazione, barriere politiche, denatalità
Molti giovani cinesi “amano immaginare una strada diversa. Ma se si osservano i loro comportamenti, si nota che continuano a lavorare sodo e hanno ancora paura di abbandonare il percorso tradizionale. Riconoscono che, in teoria, sarebbe meglio avere una società più libera. Ma spesso pensano che in Cina [la democrazia] non funzionerebbe”. Intervista a Peter Hessler (in cinese Hé Wěi 何伟), scrittore e giornalista statunitense, noto per i suoi reportage narrativi in cui combina una ricostruzione dettagliata delle vite individuali inserite nel contesto delle grandi trasformazioni sociali ed economiche attraversate dalla Repubblica popolare negli ultimi decenni.
Dopo aver studiato letteratura inglese a Princeton e ottenuto una borsa di studio Rhodes per frequentare l’Università di Oxford, Hessler si trasferisce in Cina nel 1996 come volontario del Peace Corps, l’agenzia federale degli Stati Uniti che promuove all’estero progetti di sviluppo sociale, educativo, sanitario e ambientale. Viene assegnato alla città di Fuling, sul fiume Yangtze, dove insegna inglese per due anni. Tra il 2000 e il 2007 lavora come corrispondente da Pechino per The New Yorker. È in questo periodo che pubblica Oracle Bones (2006) e Country Driving (2010), opere che esplorano rispettivamente le radici storiche della Cina contemporanea e l’impatto dello sviluppo infrastrutturale sulle aree rurali e industriali del paese. Il suo metodo di lavoro si caratterizza per lunghi periodi di permanenza nelle zone oggetto di indagine e per l’uso di fonti primarie, spesso legate a persone comuni.
Nel 2011 viene trasferito al Cairo, sempre per The New Yorker, dove copre le fasi successive della Primavera Araba fino al 2016. Tornato in Cina, ha ripreso l’attività di insegnamento universitario, tenendo corsi di scrittura creativa presso la Sichuan University di Chengdu tra il 2019 e il 2021, anno in cui ha dovuto lasciare nuovamente il paese a causa del mancato rinnovo del contratto – pare – per via delle sue testimonianze scritte sulla dubbia gestione del COVID-19. Other Rivers (2023) è il volume in cui racconta i suoi ultimi anni in Cina.
Nel suo lavoro ha spesso ritratto i cambiamenti nella società cinese attraverso storie individuali. Secondo lei, quali sono le principali caratteristiche che distinguono la Generazione Z cinese dalle precedenti?
I giovani cinesi di oggi sono molto più consapevoli e aperti al mondo rispetto alle generazioni precedenti. Sono cresciuti con un facile accesso all’esterno, anche grazie ai viaggi: i giovani rappresentano i due terzi dei possessori di passaporto in Cina. Tendono ad essere esperti di tecnologia digitale, quindi sanno come muoversi con disinvoltura tra Great Firewall e altri sistemi di controllo dei computer molto meglio dei cinesi più anziani. Allo stesso tempo, questi giovani hanno imparato a tenersi alla larga dalla politica. Sono piuttosto cinici e realistici riguardo al sistema.
Molti giovani cinesi sono cresciuti durante un periodo di rapida crescita economica e digitalizzazione. Tutto questo come ha influenzato le loro aspirazioni e il loro rapporto con il lavoro e il successo personale?
La crescita più intensa si è verificata durante il periodo in cui i loro genitori erano giovani. Quel periodo, tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, era ricco di opportunità per i cinesi, che impararono che con l’impegno avrebbero raggiunto il successo. Impararono a sopravvivere e persino a prosperare in un ambiente altamente competitivo. Questi sono quindi i valori dei genitori. La cosa più importante, per loro, era il duro lavoro. Ne hanno visto i frutti durante la propria vita. E così hanno trasmesso questi valori ai loro figli. Come insegnante nel Sichuan, sono rimasto colpito dalla dedizione degli studenti. Allo stesso tempo, non credevano necessariamente che il loro impegno avrebbe portato gli stessi benefici che aveva portato ai loro genitori. Erano consapevoli del fatto che i loro genitori avevano fatto parte di una generazione speciale, un momento in cui il percorso verso il successo era relativamente chiaro. Ora è molto più confuso. E molti giovani iniziano a chiedersi quali siano i loro valori fondamentali. Dovrebbero puntare al successo finanziario, come facevano i loro genitori, o dovrebbero cercare qualcosa di diverso, qualcosa di più appagante a livello emotivo e spirituale? C’è molta confusione. Credo che gran parte dei giovani non riescano a capire cosa sia il successo.
Negli ultimi anni si è discusso molto di fenomeni come come quello degli “sdraiati” (tang ping) e di una certa disillusione nei confronti dell’intensa competizione sociale. In che misura questo atteggiamento riflette un cambiamento più profondo nei valori dei giovani cinesi?
Credo che i giovani parlino molto più di “tang ping” di quanto non lo pratichino realmente. È una sorta di fantasia: amano immaginare una strada diversa. Ma se si osservano i loro comportamenti, si nota che continuano a lavorare sodo e hanno ancora paura di abbandonare il percorso tradizionale PER PROSEGUIRE LA LETTURA RICHIESDI L’EBOOK GENERAZIONE Z
Di Alessandra Colarizi
Classe ’84, romana doc. Direttrice editoriale di China Files. Nel 2010 si laurea con lode in lingua e cultura cinese presso la facoltà di Studi Orientali (La Sapienza). Appena terminati gli studi tra Roma e Pechino, comincia a muovere i primi passi nel giornalismo presso le redazioni di Agi e Xinhua. Oggi scrive di Cina e Asia per diverse testate, tra le quali Il Fatto Quotidiano, Milano Finanza e il Messaggero. Ha realizzato diversi reportage dall’Asia Centrale, dove ha effettuato ricerche sul progetto Belt and Road Initiative. È autrice di Africa rossa: il modello cinese e il continente del futuro.
