Le Isole Curili, chiamate così dalla Russia, o Territori del Nord o Chishima Rettō (letteralmente Arcipelago delle Mille Isole) dal Giappone, sono oggetto di una disputa che si trascina da ormai oltre sette decenni. Si tratta, infatti, di una delle ultime questione irrisolte ricevute in eredità dalla Seconda Guerra Mondiale. Da quando, cioè, furono “catturate” dai sovietici dopo la resa del Giappone alle forze alleate nel 1945.

Il conseguente disaccordo su chi abbia la legittima proprietà delle isole ha inasprito le relazioni tra i due paesi, impedendogli di firmare un trattato di pace alla fine del conflitto.

Il territorio conteso, situato a nord-est di Hokkaidō, è costituito da quattro isole: Iturup o Etorofu, Kunashiri, Shikotan e il piccolo gruppo di isolotti Habomai. Principalmente abitata da russi etnici e ucraini, solo 20 mila persone risiedono sulle isole, dove l’accesso a Internet e alla comunicazione è limitato e esistono solo 13 km di strade asfaltate. La pesca è l’occupazione principale, ma la zona è ricca in termini di giacimenti minerari, di pirite, zolfo, petrolio e vari minerali polimetallici.

Le isole, oltre ad essere importanti sotto il punto di vista economico, hanno anche un valore strategico per la Russia, perché garantiscono l’accesso al Mare di Okhotsk, dove Mosca posiziona i suoi sottomarini. La rinuncia alle isole renderebbe problematico il passaggio dal mare sopracitato al Mare di Bering o al Pacifico nord-occidentale per la flotta russa.

Inoltre, Mosca è preoccupata che le Isole Curili, una volta cedute al Giappone, possano ospitare forze e basi militari statunitensi. Esperti russi affermano che l’ostacolo più significativo nella risoluzione del problema è lo stretto rapporto tra Tokyo e Washington, che ha interesse a indebolire l’influenza russa nella regione.

Gli Ainu erano i primi abitanti delle Isole. Nel 1811, il capitano russo Vasily Golovnin e il suo equipaggio, che si fermarono sull’isola di Kunashiri durante un’indagine idrografica, furono catturati dal clan Nanbu e inviati alle autorità Matsumae. Già nel 1812, il Giappone e la Russia intrapresero i primi negoziati per stabilire il confine tra i due paesi.

Il trattato di commercio, navigazione e delimitazione, concluso nel 1855 stabilì il confine tra Iturup e Urup. Questo confine ha confermato che il territorio giapponese si estendeva a sud di Iturup e il territorio russo si estendeva a nord di Urup. L’isola siberiana di Sakhalin, che i giapponesi consideravano un proseguimento dell’Hokkaido, divenne un luogo in cui le persone di entrambi i paesi potevano vivere. Quando nel 1875 venne stipulato il trattato di San Pietroburgo, il Giappone rinunciò a tutti i diritti su Sakhalin in cambio della cessione da parte della Russia di tutte le Isole Curili a sud della Kamchatka.

Il Giappone istituì reti stradali e uffici postali su Kunashiri e Etorofu. La vita sulle isole divenne più stabile quando fu aperta una rotta marittima regolare che collegava le isole con Hokkaidō. Venne realizzato anche un sistema telegrafico.

Durante la guerra sovietico-giapponese tra l’agosto e il settembre del 1945, negli ultimi giorni della seconda guerra mondiale, le truppe sovietiche occuparono i territori che erano stati originariamente persi dalla Russia zarista nella guerra del 1904-1905 contro il Giappone. L’URSS prese anche il controllo delle Isole Curili, che erano state sotto l’amministrazione giapponese dal 1875.

Sei anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, le parti in conflitto si riunirono a San Francisco per negoziare un trattato di pace. Tra le molte condizioni del trattato, il Giappone avrebbe dovuto rifiutare “tutto il diritto, il titolo e la rivendicazione sulle Isole Curili”. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e il Regno Unito rifiutarono di riconoscere gli emendamenti proposti dall’Unione Sovietica, cioè l’assegnazione all’URSS dell’autorità su questi territori. Pertanto emerse una lacuna legale, in cui né il Giappone né l’Unione Sovietica potevano rivendicare il possesso di questi territori.

Oggi i due governi stanno spingendo per la firma di un trattato basato su una dichiarazione del 1956, che riconosceva la cessazione delle ostilità della Seconda Guerra Mondiale ma non stabiliva i termini per un accordo di pace formale. I media giapponesi affermano che i termini dell’accordo del 1956 consegnerebbero Shikotan e le isole Habomai al Giappone, una questione delicata all’interno della Russia, dove la cessione di qualsiasi territorio al Giappone sarebbe probabilmente accolta da proteste e manifestazioni.

I cittadini di entrambi i paesi hanno perso la fiducia che la questione possa raggiungere una soluzione produttiva. Secondo recenti sondaggi, quasi i tre quarti dei giapponesi non credono che si possa ottenere alcun progresso nei negoziati, ma dovrebbero essere proseguiti per “restituire” i territori che “spettano di diritto” al Giappone (32,9% degli intervistati) o accettare come compromesso il trasferimento delle isole di Kunashir e Iturup immediatamente e proseguire le trattative sulle altre due isole in futuro (43,5 per cento). Allo stesso tempo, la stragrande maggioranza dei russi (77%) è contraria anche a considerare il trasferimento dei territori al Giappone. La popolazione effettiva delle Isole Curili è essa stessa quasi completamente unita contro l’idea (96%).

Nel novembre 2018, Mosca e il Giappone hanno deciso di avviare un dialogo bilaterale per superare l’impasse. Il 5 settembre 2019, il presidente russo Vladimir Putin e l’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe si sono incontrati per la ventisettesima volta all’Eastern Economic Forum di Vladivostok. Durante l’incontro Abe ha sottolineato l’”importanza strategica” del rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche con la Russia, nonché quella di progetti comuni sulle isole contese, che potrebbero eventualmente contribuire a facilitare la conclusione di un trattato di pace. Putin ha affermato che l’espansione della comunicazione strategica, del commercio bilaterale e della cooperazione in materia di investimenti porterebbe le relazioni russo-giapponesi a un nuovo livello.

Ad oggi Mosca è disposta ad accettare il trasferimento di Habomai e Shikotan in Giappone a patto che questo trasferimento sia la soluzione finale. Il Giappone riconoscerebbe quindi la sovranità della Russia sul resto del territorio conteso senza tentare ulteriori negoziati. La posizione del Giappone, tuttavia, suggerisce poca disponibilità al compromesso: Tokyo chiede che Mosca riconosca la sovranità giapponese su tutte e quattro le isole, ne trasferisca immediatamente due in Giappone e continui i negoziati sulle restanti due. Questa posizione è già risultata infruttuosa in diverse occasioni. Nonostante i colloqui bilaterali di gennaio, il Giappone e la Russia sono ancora lontani alla risoluzione di questa disputa territoriale lunga oltre sette decenni.

Di Diego Mastromatteo