In Cina sempre più spesso si parla di una sorta di “ecologia della interconnessione”, col riferimento esplicito alla necessità che dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie traggano vantaggio tutti i “quattro attori” della società — ovvero i consumatori, le imprese, la società e i governi.


E’ passata pressoché inosservata in occidente ed è stata totalmente ignorata dalla stampa italiana, la China International Big Data Industry Expo, terzo appuntamento del genere, ma primo di portata significativamente internazionale. L’Expo appena chiusa si è svolta a Guiyang, nella provincia del Guizhou e che ha visto presenti, tra gli altri, espositori di Israele, Malesia, Stati Uniti, Russia, Francia, e ospiti provenienti da 30 paesi, oltre, ovviamente, ai più grandi attori cinesi sul mercato — del calibro delle tre aziende note sotto l’acronimo BAT ovvero Baidu, Alibaba, Tencent — insieme a Huawei e alla taiwanese Foxconn. Tema dell’Expo: “Data for Everything, Intelligence for Integration”​. Va detto ad onore dell’Italia che il nostro paese ha garantito una presenza istituzionale nella persona di Filippo Nicosia, Console italiano a Chongqing, che è intervenuto sul tema: “Italy-China Opportunities of Collaboration in The Big Data Sector: Healthcare and Public Administration”, nonché la partecipazione ai forum di esperti provenienti dall’Agenzia per l’Italia Digitale, dalla Fondazione Bruno Kessler e dall’Università degli Studi Napoli Federico II.

Il Guangming ribao, ovvero il più importante quotidiano cinese dedicato alla cultura — nonché voce ufficiale della linea culturale del governo — ha dedicato uno spazio notevole all’evento, durato 4 giorni e chiusosi il 29 maggio. Come di prassi per la stampa cinese, ha fornito anche alcuni dati: 400 espositori in rappresentanza di circa 500 compagnie, 8 sezioni di “dialoghi ad alto livello”, 65 forum di esperti, 81 incontri dedicati alla attrazione di investimenti, 278 eventi di carattere commerciale, 40 conferenze stampa per dare conto degli esiti raggiunti, 50.000 visitatori tra cinesi e stranieri, circa 200 accordi e contratti stipulati, per un importo stimato di oltre 4 milioni e mezzo di euro.

Il governo cinese era rappresentato da Wang Chen, Segretario e Vice Responsabile del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo. Wang, giornalista di formazione, è personaggio ignoto ai più, ma ha un ruolo cruciale nell’ambito delle politiche di informazione e comunicazione in Cina, essendo direttore dell’Ufficio Nazionale per Internet creato nel 2013, dopo avere diretto il Guangming ribao e poi il Quotidiano del Popolo ed essere stato vice-responsabile del Dipartimento di Stampa e Propaganda del PCC: insomma, uno che di informazione se ne intende.

Il Presidente Xi Jinping ha inviato un lungo messaggio di auguri che evidenzia l’attenzione con cui il governo cinese guarda al tema.

In Italia, e in Occidente in generale, la diffidenza è la prima reazione con cui si guarda alla Cina quando si tratti di temi connessi con la comunicazione e la gestione dei big data. Sarebbe forse più produttivo e conveniente guardare con maggiore attenzione a come la Cina si muove in questo campo, poiché in questo momento la terra di mezzo è l’attore più attento e attivo al mondo su questi temi e pone sul tavolo una serie di problemi non molto diversi da quelli che noi ci poniamo in occidente, guardandoli con un’ottica spesso diversa ma non sempre inconciliabile rispetto alla nostra.

Nel suo messaggio di saluto, Xi Jinping sottolinea come le nuove tecnologie digitali insieme con la rete, la disponibilità di big data e l’intelligenza artificiale abbiano influenzato e siano destinati a influenzare grandemente lo sviluppo economico, la governance degli stati, la gestione dei vari aspetti della vita sociale e individuale di tutti gli esseri umani. Xi non fa assolutamente mistero del fatto che la Cina non solo “attribuisce un enorme importanza” a queste nuove tecnologie e alle opportunità che da esse scaturiscono, ma “sta mettendo in campo una strategia nazionale con riferimento ai big data, con l’obiettivo di garantire al paese una posizione forte nell’ambito del cyberspazio”, e di costruire una società digitale brillante ma attenta alla sicurezza dei dati, in una visione complessiva di sviluppo “innovativa, coordinata, verde e aperta”.

In quest’ottica Xi richiama all’esigenza di una forte cooperazione internazionale. Tali richiami possono essere ignorati, a patto che non si accusi poi la Cina di una volontà egemonica nel settore (peraltro in qualche misura prevedibile, dal momento che il paese è per evidenti ragioni destinato a diventare a breve il maggiore “produttore” di big data al mondo). Non si tratta di una collaborazione semplice, questo è fuori discussione, ma ciò non giustifica la scelta di ignorare o sottovalutare l’invito.

Peraltro, in tutti gli articoli del Guangming ribao e, in generale, nella stampa cinese, la consapevolezza delle enormi implicazioni connesse con la gestione dei big data, insieme alla perfetta coscienza del valore economico di questa massa di informazioni, appaiono del tutto evidenti. E’ questo uno dei campi di sviluppo della “Belt and Road initiative” di cui meno si parla, ma che costituisce probabilmente un asset almeno tanto rilevante quanto gli investimenti di tipo più tradizionale (infrastrutture, ecc.).

E’ evidente che il tema mette in campo questioni assai delicate e di portata più complessiva e generale. Nei loro interventi ai Forum dell’Expo e sulla stampa i cinesi spesso hanno invocato una sorta di “ecologia della interconnessione” (共生生态, gongsheng shengtai), col riferimento esplicito alla necessità che dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie traggano vantaggio tutti i “quattro attori” (四方, si fang) della società — per riprendere una termine caro alla narrazione politica della Cina attuale — ovvero i consumatori, le imprese, la società e i governi.

Jack Ma, CEO di Alibaba, una delle prime aziende al mondo a comprendere la portata complessiva e le enormi potenzialità, anche economiche, del DT (Data Transmission) sostiene che la nostra sarà ricordata come la “Data Transmission Era”: la Cina è leader del processo, conviene — credo — trovare quanti più terreni possibili di collaborazione. La Cina può fare senza di noi. Avrei qualche dubbio sul contrario.

di Stefania Stafutti, docente di Lingua e Letteratura cinese e direttore dell’Istituto Confucio di Torino.