alleanza portuale

In Cina e Asia – Xi promuove l’alleanza portuale della BRI

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Xi promuove l’alleanza portuale della BRI
  • Pechino punta ad espandere uso industriale dell’energia a idrogeno
  • Quotidiano del Popolo cinese contro le pratiche “monopolistiche” di Apple
  • IPO, la Cina limita le iscrizioni delle red-chip a Hong Kong
  • Il Giappone rafforza il controllo su investimenti esteri

Lunedì Qiushi, la principale rivista teorica del Partito comunista cinese, ha pubblicato un estratto del discorso pronunciato da Xi Jinping a porte chiuse il 1° luglio 2025, in cui il leader cinese ha promosso la creazione di un’alleanza portuale internazionale nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI). L’invito di Xi era che la Cina partecipasse attivamente alla governance globale degli oceani e migliorasse i meccanismi di cooperazione con i paesi lungo la “Via della Seta Marittima del XXI secolo”. Dichiarazioni che, come ha affermato al South China Morning Post Xin Qiang, professore della Fudan University di Shanghai, segnalano un “riallineamento strategico per affrontare le vulnerabilità”: diversamente dal passato, oggi Pechino mira a salvaguardare proattivamente i propri interessi, come le forniture di petrolio, “sfruttando la propria influenza come primo paese al mondo per commercio e spedizioni”. Oltre al conflitto in corso in Asia occidentale che blocca il porto di Hormuz, c’è anche la questione di Panama, primo paese latinoamericano ad aderire alla BRI, per poi non rinnovare la partecipazione nel 2025 e revocare le concessioni al colosso hongkonghese CK Hutchison.

Intanto, Washington ha fatto sapere di voler tenere fuori la Cina dall’asta per un importante terminal container a Santos, città brasiliana e porto più grande dell’America Latina. Secondo il quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo, tre dirigenti aziendali presenti a un evento del 5 marzo hanno riferito che il console generale degli Stati Uniti a San Paolo, Kevin Murakami, ha affermato che il porto non deve finire in “mani indesiderate”, parole che i presenti hanno interpretato come un riferimento alla Cina.

Pechino punta ad espandere uso industriale dell’energia a idrogeno

In una nota diffusa lunedì, il ministero dell’Industria e dell’Informatica cinese, insieme ad altre agenzie, ha fissato l’obiettivo di ridurre il prezzo medio dell’idrogeno al di sotto dei 25 yuan (3,63 dollari) al kg, abbassandolo fino ai 15 yuan in alcune “regioni avvantaggiate”. Il programma sarà applicato in settori come i trasporti e l’industria pesante, con l’obiettivo di raddoppiare il numero di veicoli a celle a combustibile (FCEV) rispetto allo scorso anno e di raggiungere quota 100 mila unità in cinque anni. Le linee guida prevedono, inoltre, l’espansione del trasporto pubblico e della logistica urbana alimentati a idrogeno. A fronte del blocco dello Stretto di Hormuz che sta mettendo in luce i rischi della dipendenza globale dai combustibili fossili, Pechino punta a rafforzare la propria produzione di idrogeno, anche se ad oggi gran parte di esso viene generato a partire dal carbone. La mossa mira ad accelerare la transizione verso alternative come l’idrogeno verde, prodotto tramite elettrolisi.

(Ai piani di Pechino per diventare “potenza energetica” discussi in occasione delle Due Sessioni abbiamo dedicato la scheda nella newsletter di domenica. Scopri come ottenerla.)

Quotidiano del Popolo cinese contro le pratiche “monopolistiche” di Apple

Il Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese, ha esortato Apple ad allentare le restrizioni sull’App Store e correggere le pratiche “monopolistiche”, pochi giorni dopo che il colosso statunitense ha accettato di ridurre le commissioni locali sugli acquisti sull’App Store della Cina continentale dal 30% al 25%. Secondo il Quotidiano, questa concessione è indice che “le autorità di regolamentazione cinesi stanno guadagnando terreno nella lotta contro i comportamenti anticoncorrenziali”, anche se serve un controllo antitrust più severo sulle grandi aziende tech per “salvaguardare la concorrenza leale”. Ad oggi, utenti e sviluppatori cinesi affrontano ancora una serie di restrizioni, tra cui l’impossibilità di accedere a servizi di pagamento di terze parti. Apple, al pari di altre aziende Usa come Nvidia, è stata accusata da Pechino di pratiche “monopolistiche”

IPO, la Cina limita le iscrizioni delle red-chip a Hong Kong

Secondo fonti di Bloomberg, Pechino sta limitando alle società cinesi costituite all’estero la possibilità di quotarsi in borsa a Hong Kong. Di recente le autorità, pur senza imporre un divieto totale, avrebbero scoraggiato le richieste di IPO da parte delle cosiddette società “red-chip”, vale a dire entità registrate al di fuori della Cina ma che detengono attività nel paese. Ad alcune di queste la China Securities Regulatory Commission (CSRC), l’autorità di vigilanza sui titoli cinese, avrebbe chiesto di rivedere la propria struttura, incoraggiandole a riorganizzarsi con una costituzione societaria nella Cina continentale. L’iniziativa si inserisce nel contesto di una maggior supervisione governativa a seguito dell’ondata di IPO a Hong Kong nell’ultimo anno. I funzionari, secondo una delle fonti, sarebbero preoccupati per il crescente rischio di fuga di capitali attraverso tali quotazioni.

Il Giappone rafforza controllo su investimenti esteri

Il 17 marzo il governo giapponese ha deciso di rafforzare il controllo sugli investimenti esteri nel Paese, istituendo un comitato interministeriale, sul modello statunitense, per prevenire la fuga di tecnologie e informazioni sensibili. Attraverso una revisione della legge sul commercio e sui cambi, l’esecutivo intende garantire l’individuazione degli investimenti esteri considerati rischiosi per la sicurezza economica nazionale. La premier Sanae Takaichi aveva auspicato l’istituzione di una versione giapponese del Comitato per gli Investimenti Esteri negli Stati Uniti (CFIUS) durante la sua candidatura alle elezioni presidenziali del Partito Liberal Democratico (LDP) al governo, lo scorso autunno. L’iniziativa era stata inoltre inclusa nell’accordo per la formazione di una coalizione tra l’LDP e il Partito dell’Innovazione Giapponese (JIP) in ottobre. Secondo la bozza di emendamento, il controllo verrà effettuato anche quando un’altra azienda estera acquisirà una società straniera che detiene già partecipazioni in una società giapponese.