wang yi africa

In Cina e Asia – Wang Yi in Africa per lavorare su rotte strategiche ed economia

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Wang Yi in Africa per lavorare su rotte strategiche ed economia
  • Cina, debutto in Borsa per Zhipu AI a Hong Kong
  • Cina, prezzi al consumo ai massimi in 34 mesi
  • Cina, arrestati membri di una chiesa protestante non registrata
  • Giappone, test sui fondali per le terre rare mentre crescono le tensioni con Pechino
  • Cina, freddo e bollette care nei villaggi dell’hinterland pechinese
Africa, Wang Yi in visita per lavorare su rotte strategiche ed economia

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha avviato l’8 gennaio il tradizionale tour africano di inizio anno, che fino al 12 gennaio lo porterà in Etiopia, Somalia (dove i vertici della diplomazia cinese non mettevano piede dagli anni Ottanta), Tanzania e Lesotho. La missione è incentrata sul rafforzamento dell’accesso cinese a rotte marittime strategiche e alle catene di approvvigionamento di risorse, oltre che sulla promozione dei progetti della Belt and Road Initiative in un contesto di crescente competizione con l’Unione europea per il finanziamento delle infrastrutture africane.

Ad Addis Abeba, Wang ha incontrato il primo ministro etiope Abiy Ahmed, che ha definito la Cina un “paese fratello” e un partner strategico affidabile. Secondo il ministero degli Esteri cinese, Abiy ha espresso la volontà di approfondire la cooperazione in settori come infrastrutture, nuove energie, intelligenza artificiale e affari marittimi, rafforzando anche il coordinamento negli affari regionali e internazionali. Ma il viaggio africano di Wang si sta dimostrando fruttuoso anche da un punto di vista politico. L’Unione africana, con base in Etiopia, ha riaffermato ieri il supporto al principio dell'”unica Cina”, nel quadro delle tensioni internazionali sul riconoscimento israeliano del Somaliland, regione che rivendica la propria indipendenza dalla Somalia e che in virtù del suo status negli ultimi anni ha coltivato rapporti stretti con Taiwan. Il ministro cinese il capo dell’Ua Mahmoud Ali Youssouf hanno inoltre “espresso preoccupazione per i recenti sviluppi in… Venezuela e hanno ribadito che la sovranità e l’integrità territoriale di tutti i paesi devono essere rispettate”.

Cina, debutto in Borsa per Zhipu AI a Hong Kong

Le azioni dell’azienda di intelligenza artificiale cinese Knowledge Atlas Technology, meglio nota come Zhipu AI, hanno guadagnato il 3,3% nel giorno del suo ingresso alla Borsa di Hong Kong, con un picco massimo del +79,15% nel corso della mattinata. L’impresa ha collocato circa 37,4 milioni di azioni e raccolto 558 milioni di dollari. Fondata nel 2019 da due laureati della Tsinghua University e sostenuta da investitori come Alibaba, Tencent e diverse aziende statali, Zhipu è considerata uno dei principali “unicorni” dell’IA cinese e un potenziale rivale di OpenAI con il suo modello Z.ai.

L’azienda e alcune sue controllate sono state inserite nel gennaio 2025 nella lista statunitense per il controllo delle esportazioni per presunti legami militari, una misura che limita l’accesso a componenti e semiconduttori avanzati Usa. Nel prospetto informativo, Zhipu ha affermato che l’impossibilità di acquistare chip per l’IA non ha avuto effetti negativi significativi sul business, grazie al ricorso a risorse fornite da produttori cinesi. Nel primo semestre del 2025 gli investimenti in ricerca e sviluppo sono saliti a 1,6 miliardi di yuan, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, a fronte di ricavi per 191 milioni di yuan e di una perdita netta di 2,4 miliardi. Ciononostante, circa il 70% dei proventi dell’offerta pubblica iniziale saranno destinati alla ricerca. Sebbene il mercato principale resti la Cina, l’azienda punta all’estero, che nel primo semestre 2025 ha rappresentato il 9,8% del fatturato, anche attraverso collaborazioni con governi del Sud-Est asiatico, come la Malesia.

Cina, arrestati membri di una chiesa protestante non registrata

La polizia cinese ha arrestato sei membri della Early Rain Covenant Church, una delle più influenti chiese protestanti non registrate del paese, nell’ultimo episodio di una più ampia stretta contro le comunità cristiane indipendenti. Al momento non è chiaro con quali accuse i sei – tra cui il capo della congregazione Li Yingqiang – siano stati detenuti né se siano stati formalmente incriminati. La legge cinese impone da tempo la registrazione delle organizzazioni religiose, e sotto la presidenza di Xi Jinping la vigilanza è stata ulteriormente rafforzata, con nuove restrizioni sulla raccolta di fondi, la predicazione online e le riunioni in presenza. In Cina si contano oltre 44 milioni di cristiani registrati presso chiese ufficiali, in maggioranza protestanti, ma decine di milioni di fedeli frequenterebbero congregazioni clandestine.

Cina, prezzi al consumo ai massimi in 34 mesi

L’inflazione dei prezzi al consumo in Cina ha registrato un’accelerazione a dicembre, toccando un massimo in 34 mesi, ma sull’intero 2025 è rimasta debole, chiudendo ai minimi da 16 anni. Secondo i dati diffusi oggi, 9 gennaio, dall’Ufficio nazionale di statistica (Nbs), l’Indice dei prezzi al consumo (Ipc) è aumentato dello 0,8 per cento su base annua a dicembre, in linea con le stime di mercato e accelerando rispetto allo 0,7 per cento di novembre. Su base mensile, l’indice è aumentato dello 0,2 per cento, dopo il calo di 0,1 punti percentuali registrato a novembre. L’incremento è stato trainato soprattutto dai prezzi dei generi alimentari, in particolare verdure fresche e carne bovina, in vista del Capodanno cinese che verrà festeggiato il prossimo mese. Ancora negativo invece l’Indice dei prezzi alla produzione (Ipp), diminuito dell’1,9 per cento su base annua a dicembre, segnando oltre tre anni consecutivi di deflazione, seppur con un rallentamento rispetto al calo di 2,2 punti percentuali di novembre.

Giappone, test sui fondali per le terre rare mentre crescono le tensioni con Pechino

Il Giappone prevede di avviare entro gennaio un test di estrazione di terre rare a circa 6 mila metri di profondità nei pressi dell’isola di Minamitori, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina per materiali critici destinati alle tecnologie avanzate. La missione prevede il recupero di sedimenti ricchi di elementi rari e il monitoraggio dell’impatto ambientale delle operazioni. Tokyo valuta anche uno sviluppo delle catene di approvvigionamento con gli Stati Uniti, nel quadro di una più ampia cooperazione sulle catene di approvvigionamento.

L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescenti frizioni con Pechino: la Cina ha iniziato a rallentare o limitare le esportazioni verso il Giappone di terre rare, magneti e tecnologie a duplice uso, in risposta alle dichiarazioni della premier Sanae Takaichi su Taiwan. Le misure avrebbero già avuto effetti sulle imprese giapponesi attive nei settori automobilistico, dei semiconduttori e della difesa. Parallelamente, si registrano ritardi anche nelle esportazioni giapponesi di sake e prodotti alimentari verso la Cina, mentre Pechino ha ripristinato il divieto sulle importazioni di pesce giapponese e invitato i propri cittadini a evitare viaggi in Giappone. Tokyo ha chiesto formalmente il ritiro delle restrizioni, avvertendo che eventuali interruzioni nella fornitura di terre rare potrebbero avere ripercussioni sulle catene di approvvigionamento globali.

Cina, freddo e bollette care nei villaggi dell’hinterland pechinese

Nei villaggi dello Hebei, a poche ore dalla capitale cinese, molte famiglie stanno rinunciando al riscaldamento a gas nonostante temperature sotto i -10 gradi, a causa dell’aumento dei costi seguito alla progressiva eliminazione dei sussidi locali. Secondo media statali e testimonianze raccolte da Yicai, una stagione invernale con i termosifoni accesi può costare fino a 8 mila yuan, circa un terzo del reddito annuo di un agricoltore della zona. Il problema non riguarda la disponibilità di gas, ma una combinazione di fattori legati alla campagna per l’aria pulita avviata nel 2017. Milioni di case rurali furono obbligate a sostituire le stufe a carbone con il gas, inizialmente sostenuto da forti sussidi pubblici. La loro riduzione ha però coinciso con lo shock energetico globale del 2022, aggravando i conti delle autorità locali e delle aziende di distribuzione.