La nostra rassegna quotidiana


Con l’ultima tornata di sanzioni, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha esaurito ogni possibilità di contenere il programma nucleare di Pyongyang e la palla potrebbe ora passare al pentagono. A dirlo è Nikki Haley, amabasciatrice Usa alle Nazioni unite che in un’intervista alla CNN ha affermato di essere “perfettamente felice di trasferire il problema della Corea del Nord al Segretario alla Difesa James Mattis. Tradotto: l’opzione militare è ancora sul tavolo. Specie dopo che l’ultimo missile Hwasong-12 della scorsa settimana ha ribadito l’intenzione di Pyongyang di raggiungere un “equilibrio” con le forze militari americane. “Se la Corea del Nord continua con questo comportamento sconsiderato e gli Stati Uniti dovranno difendersi o difendere i loro alleati in qualche modo, la Corea del Nord verrà distrutta. E lo sappiamo tutti. E nessuno di noi lo vuole. Nessuno di noi vuole la guerra”, ha spiegato Haley. In una conversazione telefonica avuta ieri, Trump e Moon Jae-in hanno convenuto che c’è bisogno di “esercitare sanzioni più forti e pratiche contro la Corea del Nord in modo da farle intendere che le azioni provocatorie porteranno a un ulteriore isolamento diplomatico e alla pressione economica”. Trump incontrerà Moon a margine dell’imminente assemblea generale delle Nazioni Unite.Intanto il ministero della Difesa di Seul ha reso noto che il prossimo mese una flottiglia guidata dalla portaerei statunitense USS Ronald Reagan effettuerà esercitazioni congiunte nelle acque che bagnano la penisola coreana, una mossa che verosimilmente verrà interpretata al Nord come un’ennesima provocazione.

Intanto proprio oggi iniziano le operazioni congiunte Cina-Russia a largo di Vladivostok, non lontano dal confine russo-coreano. A luglio i due paesi, fautori di una risoluzione diplomatica della crisi, avevano effettuato esercitazioni nel Mar Baltico.

Arriva l’inverno e Pechino (ri)dichiara guerra all’inquinamento

Dal 15 novembre al 15 dicembre tutti i cantieri coinvolti in operazioni di demolizioni o costruzione — che implicano la produzione di polvere — saranno costretti a sospendere i lavori per alleviare il problema inquinamento nella stagione invernale, quando i riscaldamenti a carbone girano a pieno regime. Alcuni “grandi progetti di sostentamento”, come le ferrovie, gli aeroporti e le abitazioni a prezzi accessibili, potranno continuare, se approvati da una commissione municipale.

Le restrizioni, annunciate ieri dai media di stato, arrivano a poche ore dalla pubblicazione di una versione revisionata dei protocolli che dal 2012 regolano la risposta in caso di condizioni di emergenza. I protocolli riveduti, tra le altre cose, limitano la produzione presso alcuni impianti durante l’allarme di colore giallo per ridurre le emissioni inquinanti nell’aria. In passato tali restrizioni scattavano con avvisi arancioni. Inoltre sono cambiati i criteri per l’allarme rosso, che ora scatta nei giorni in cui l’air quality index raggiunge quota 500, senza più bisogno che esso si mantenga tale per un altro giorno. L’area di Beijing-Tianjin-Hebei è da diverso tempo nel mirino del ministero della Protezione Ambientale che hanno attribuito gli scarsi progressi al laissez-faire dei funzionari locali. Entro l’anno la capitale si è posta l’obiettivo di ridurre la concentrazione di PM2,5 nell’aria a 60 microgrammi per metro cubo.

L’esercito cinese si rinnova

Mentre il Congresso del Pcc si avvicina, continua il ricambio al vertice dell’esercito cinese. Li Shangfu, ex direttore della base spaziale di Xvhang (nel Sichuan), è stato posto al vertice dell’importante dipartimento per lo Sviluppo degli equipaggiamenti. Li è l’ultimo di una serie di funzionari con expertise nel settore spaziale a fare carriera in un momento in cui Pechino pigia sull’acceleratore delle proprie esplorazioni in giro per l’universo, che gli Usa temono possano avere risvolti militari. Con il rimpasto del Congresso, Li potrebbe assumere la posizione del suo predecessore all’interno della Commissione militare centrale, organo preposto alla supervisione delle forze armate diretto dal presidente Xi Jinping. Inoltre, secondo i bene informati, la Commissione potrebbe venire snellita lasciando al comando solo Xi e quattro vicepresidenti.

La Lega della gioventù comunista sbarca su Twitter

La Lega della Gioventù comunista, vivaio di futuri leader, è sbarcata su Twitter, il popolare social che in Cina risulta censurato, con l’obiettivo di “diffondere informazioni sulla lega e di interesse per i giovani” L’account @ccylchina è spuntato all’inizio del mese e ad oggi conta 384 follower e 15 following, tra cui i media di stato quali CCTV, Xinhua, China Daily e People’s Daily. Secondo il politologo Chen Daoyin, l’iniziativa nasce dalla volontà di cominciare a esercitare una certa influenza sull’opinione pubblica all’estero attraverso mezzi più diretti rispetto al semplice export di soft power — proprio come fa la leader taiwanese Tsai Ing-wen sbarcata su Twitter nel 2015 per sensibilizzare la comunità internazionale sulla questione taiwanese. La svolta social della Lega risulta più che mai grottesca se letta alla luce della recente stretta adottata da Pechino sulla blogosfera. Appena pochi giorni fa un utente del Guangdong è stato condannato a 9 mesi di reclusione per aver venduto online VPN, reti private virtuali usate per aggirare la censura. E dall’8 settembre tutti gli utenti del twitter cinese Weibo sono costretti a registrarsi con il loro vero nome