I titoli di oggi:
- Usa, la nuova Strategia di Difesa è più morbida verso la Cina
- CPJ: Cina e Myanmar i due stati in cui sono incarcerati più giornalisti
- Cina, il settore delle sementi è sempre più autosufficiente
- Myanmar, terminate le elezioni. I militari cantano vittoria
- Vietnam, To Lam confermato alla guida del paese
- Cambogia, nave militare americana fa visita alla base navale di Ream
Usa, la nuova Strategia di Difesa è più morbida verso la Cina
Venerdì 23 gennaio il Dipartimento della Difesa americano ha pubblicato il nuovo documento che delinea la Strategia di Difesa Nazionale per il 2026, il testo nel quale Washington fissa gli obiettivi militari per l’anno in corso. Come sottolineato da diversi analisti, il documento (il primo redatto dalla nuova amministrazione Trump) presenta toni più concilianti con la Cina rispetto al passato e si pone come obiettivo ultimo quello di impedire a Pechino di “dominare” l’Indo-Pacifico, garantendo un equilibrio militare che porti a “una pace dignitosa, in termini favorevoli agli americani ma che possa accettare anche la Cina”. Nel testo, lungo 30 pagine, non si fa mai menzione di Taiwan, anche se si conferma l’impegno americano di rafforzare le difese lungo la “prima catena di isole”.
Oltre alla promessa di difendere il territorio degli Stati Uniti, primo pilastro del documento, la nuova Strategia di Difesa Nazionale americana riflette dunque la volontà di raggiungere una “stabilità strategica” nei rapporti con la Repubblica popolare, che passa anche dal consolidamento delle comunicazioni militari tra i rispettivi eserciti. Tra i passaggi più significativi del testo figura inoltre l’intenzione di ridurre il sostegno americano agli alleati, come Unione Europea e Corea del Sud, in quello che viene descritto come “uno spostamento nell’equilibrio delle responsabilità”. Che nel caso sudcoreano si tradurrà probabilmente nella riduzione del numero dei soldati americani di stanza nel paese.
Cina, il settore delle sementi è sempre più autosufficiente
La spinta di Pechino verso la sicurezza alimentare sta producendo buoni risultati nel settore delle sementi, grazie soprattutto agli investimenti in ricerca e sviluppo di varietà genetiche di semi prodotte nella Repubblica popolare. Secondo il ministero cinese dell’Agricoltura e degli Affari rurali, oltre il 91% del mercato interno delle sementi è occupato da semi prodotti in Cina, un dato in crescita rispetto all’87% registrato nel 2020. Risultati simili sono stati riscontrati anche per quanto riguarda le razze domestiche di animali da allevamento, anche acquatici, che coprono più dell’80% del mercato interno. Il raggiungimento di un alto livello di autonomia nel campo delle nuove tecnologie agro-alimentari è da tempo una delle priorità del governo cinese, che in questo modo intende tutelarsi dai rischi geopolitici e dagli effetti del cambiamento climatico. Per sottolinearne l’importanza, uno slogan spesso ripetuto dai media di stato cinesi sostiene che “i semi sono i chip dell’agricoltura”.
CPJ: Cina e Myanmar i due stati in cui sono incarcerati più giornalisti
Secondo l’ultimo rapporto del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), al 1° dicembre 2025 c’erano oltre 300 giornalisti incarcerati in tutto il mondo. Più di un terzo di questi (110) si trova in Asia, con Cina e Myanmar che sono i due paesi che al momento detengono il maggior numero di reporter a livello mondiale, rispettivamente 50 e 30 (la maggior parte di loro sono accusati di aver agito contro lo stato). Al dato asiatico contribuiscono in particolar modo anche Vietnam, Bangladesh e Filippine, mentre al terzo posto generale della graduatoria figura Israele, con 29 giornalisti incarcerati (qui il report completo).
Myanmar, terminate le elezioni. I militari cantano vittoria
Il 25 gennaio si è tenuto in alcune città del Myanmar il terzo e ultimo turno delle elezioni-farsa organizzate dal regime militare, al potere dal colpo di stato del 1° febbraio 2021. In settimana sono attesi i risultati “ufficiali”, con il partito dell’esercito (USDP) che verrà proclamato netto vincitore sia alla camera bassa che alla camera alta. Fonti di AFP danno già per assodato il risultato delle urne. Min Aung Hlaing, il generale golpista a capo della giunta militare, potrebbe così essere nominato per vie “legali” alla presidenza del paese, ruolo che già ricopre ad interim dall’estate del 2024 insieme a quello di capo dell’esercito e di primo ministro.
Nelle intenzioni di Naypyidaw, queste elezioni – a cui hanno potuto partecipare solo i partiti affiliati all’esercito o conniventi nei confronti della giunta golpista – serviranno a dare legittimità internazionale al regime, i cui rapporti diplomatici negli ultimi anni sono rimasti limitati ai legami storici con Cina e Russia, che hanno aiutato l’esercito birmano a mantenere il controllo sulle zone nevralgiche del paese. Mentre la guerra civile e i massacri proseguono, il ministero degli Esteri malaysiano, Mohamad Hasan, ha però dichiarato che l’ASEAN non riconoscerà il risultato del voto in Myanmar.
Intanto un giudice federale statunitense ha ordinato alla Casa Bianca di rinviare la revoca dello “status di protezione temporanea” garantito a circa 4.000 cittadini del Myanmar presenti negli Stati Uniti. Secondo il provvedimento dell’amministrazione Trump, che sarebbe dovuto entrare in vigore il 26 gennaio, il Myanmar verrebbe considerato un “paese sicuro” verso cui poter rispedire i profughi di guerra. Una nuova udienza sul caso di terrà il prossimo 6 febbraio.
Vietnam, To Lam confermato alla guida del paese
Nel weekend si è concluso il 14° Congresso del Partito Comunista del Vietnam (CPV), l’appuntamento che ogni cinque anni indica quali saranno le figure al vertice del partito e del paese. To Lam, diventato segretario generale del CPV nell’agosto 2024 a seguito della morte di Nguyen Phu Trong, è stato confermato alla guida del partito fino al 2030 e dovrebbe anche tornare ad assumere il ruolo di presidente della repubblica, carica che aveva ricoperto ad interim tra maggio e ottobre 2024. Per l’ufficialità manca solo l’approvazione del parlamento. Nell’ultimo anno e mezzo Lam è riuscito a riempire la leadership del CPV di suoi fedelissimi (come il probabile prossimo primo ministro, Le Ming Hung, che prenderà il posto di Pham Minh Chinh), quasi tutti provenienti dalle forze di sicurezza: la sua conferma al vertice del partito non è una sorpresa e certifica l’inizio della “nuova era” del Vietnam, che punta a diventare un paese sviluppato entro il 2045.
A pochi giorni di distanza dal Congresso, il prossimo 29 gennaio, Hanoi eleverà inoltre le relazioni diplomatiche con l’Unione Europea, portandole al grado di partenariato strategico globale. La certificazione avverrà durante la visita in Vietnam del presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa: sebbene si tratti di uno status simbolico, ci si aspetta che nei prossimi anni Bruxelles e Hanoi rafforzeranno la cooperazione in ambito commerciale, soprattutto riguardo nuove tecnologie e terre rare.
Cambogia, nave militare americana fa visita alla base navale di Ream
Il 24 gennaio una nave da guerra degli Stati Uniti, la USS Cincinnati, ha attraccato alla base navale di Ream, in Cambogia, luogo che per anni è stato oggetto di tensioni tra Washington e Phnom Penh. La USS Cincinnati resterà nel paese per cinque giorni, durante i quali sono previsti incontri tra gli ufficiali dei due eserciti ed esercitazioni navali congiunte. Per lungo tempo gli Stati Uniti hanno accusato la Cambogia di aver concesso alla Cina l’utilizzo esclusivo della base di Ream, ristrutturata proprio con fondi cinesi, permettendo a Pechino di avere una sorta di avamposto sul Golfo di Thailandia (ipotesi che i funzionari cinesi e cambogiani hanno sempre smentito). Secondo gli analisti, questa visita conferma dunque il disgelo tra l’amministrazione americana e il governo cambogiano, cominciato durante gli ultimi mesi di presidenza di Joe Biden e accelerato a partire dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
