“Quale consolato generale degli Stati Uniti in Cina è più probabile che venga chiuso?” Quello di Hong Kong, Macao, Guangzhou, Chengdu o un altro? ” E’ la domanda sollevata dal quotidiano nazionalista Global Times dopo che il dipartimento di stato americano ha confermato di aver ordinato la chiusura della sede diplomatica cinese di Houston, la prima aperta negli States all’indomani dall’istituzione delle relazioni ufficiali tra i due paesi, nel 1979. La decisione, ha spiegato il portavoce Morgan Ortagus, è stata presa per “difendere la proprietà intellettuale e le informazioni private dei cittadini americani”. Un’accusa che necessita chiarimenti, per quanto pare coinvolga “violazioni della convenzione di Vienna, secondo la quale i diplomatici devono “rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato di residenza” e “hanno il dovere di non interferire negli affari interni di quello Stato”. Secondo David Stilwell, assistente segretario per l’Asia Pacifico, la missione diplomatica di Houston sarebbe addirittura “l’epicentro” delle attività sovversive cinesi. Stando al GT, il personale del consolato è stato invitato a sgomberare la struttura entro 72 ore, ovvero per le 16,00 di venerdì. Poco prima del comunicato alcuni residenti nei dintorni dell’edificio avevano denunciato alla polizia di aver visto dall’alto bruciare pile di documenti nel cortile. Il rogo sarà servito a occultare documenti classificati o le presunte violazioni della “proprietà intellettuale e le informazioni private dei cittadini americani”? Per il momento la domanda rimane senza risposta. Il ministero degli Esteri cinesi si è limitato a condannare la decisione a minacciare “contromisure”, aggiungendo che di recente, a causa del clima politico, il personale diplomatico cinese negli States ha ricevuto minacce di morte. Ma, secondo diverse fonti, Pechino starebbe già pensando di ripagare Washington con la stessa moneta: ovvero chiudendo uno dei cinque consolati statunitensi (probabilmente quello di Chengdu o di Wuhan, evacuato mesi fa a causa di Covid). Come sottolinea il NYT, l’episodio di Houston ricorda molto quanto avvenuto nel 2017 a San Francisco, dove fu avvistato del fumo uscire dal camino del consolato russo dopo che Trump ne aveva ordinato la chiusura. [fonte NYT SCMP SCMP, BBC]

Partita la prima missione cinese verso Marte

E’ partita questa mattina  la sonda cinese Tianwen 1 diretta verso Marte. Il lancio è avvenuto dalla base di Wenchang, sull’isola di Hainan, e ha segnato contestualmente il debutto del razzo Lunga Marcia 5.   Tianwen 1 – che dovrebbe arrivare a destinazione il prossimo febbraio) diventerà il primo veicolo made in China a entrare nell’orbita del pianeta rosso, dopo un precedente tentativo fallito nove anni fa. Il gigante asiatico si inserisce così nella nuova corsa verso Marte, a pochi giorni dal lancio della sonda Hope degli Emirati Arabi Uniti e precedendo di circa una settimana il lancio del nuovo rover della Nasa, Perseverance. La missione include un orbiter, un lander e un rover. Mentre altri paesi hanno adottato un approccio graduale – prima lanciando un modulo orbitante, poi un lander, poi un rover – la Cina vuole diventare il primo paese a rendere contemporaneamente operativi tutti i dispositivi. L’orbiter studierà il pianeta rosso e la sua atmosfera per circa un anno marziano, (687 giorni sulla Terra). Oltre a due telecamere, è dotato di radar di superficie, un rilevatore per studiare il campo magnetico marziano e altri tre strumenti scientifici. [fonte NYT, SCMP]

Regole più ferree per gli insegnanti stranieri in Cina

Nuovi regolamenti potrebbero presto complicare la vita agli insegnanti stranieri residenti in Cina. Secondo una bozza – al vaglio dell’opinione pubblica fino al 21 agosto – diverse circostanze determineranno la cessazione del rapporto di lavoro. Nello specifico: “parole e azioni che danneggiano la sovranità, la sicurezza, l’onore o gli interessi pubblici della Cina; aver commesso reati; ostacolare l’attuazione della politica dell’istruzione; violare la gestione della sicurezza pubblica, come assumere droghe.” Sarà inoltre sospeso chi risulta responsabile di violenze sessuali su minori o nei confronti degli studenti; chi commette altri “gravi crimini e violazioni della morale pubblica cinese, dell’etica professionale e dei codici di condotta degli insegnanti”, ma anche chi porta avanti “istruzione religiosa e predicazione illegale” così come “attività di culto”. Il nuovo regolamento impone agli insegnanti stranieri – che saranno sottoposti a un training ideologico – di ottenere un permesso di lavoro valido (oltre a al permesso di soggiorno), mentre le istituzioni educative sono tenute a pubblicare il nome, la nazionalità, la posizione e il permesso di lavoro degli insegnanti stranieri sui loro siti web. Il perché è presto detto. Secondo le statistiche diffuse dall’amministrazione statale degli Affari esteri, nel 2019, in Cina, si contavano 1 milione di stranieri impiegati nell’insegnamento, ma solo il 10% era in possesso di certificati validi. Chi ha dimestichezza con le avversità della vita cinese, sa come per anni improvvisarsi “insegnanti di qualcosa” sia stato un espediente  per rimanere nel paese pur non avendo qualifiche effettive. Quindi è comprensibile che il governo voglia fare pulizia nel settore. Detto ciò, le nuove norme si inseriscono in un clima di crescente ostilità nei confronti degli stranieri Non a caso le misure hanno riscontrato largo consenso su Weibo, dove i netizen hanno chiesto di estendere le linee guida ad altre categorie sociali così da “ripulire la spazzatura straniera”. Risentimento xenofobo a parte, non sono meno preoccupanti alcune disposizoni. Per esempio, cosa si intende esattamente per “parole e azioni che danneggiano la sovranità, la sicurezza, l’onore o gli interessi pubblici della Cina”?! [fonte Sixth Tone, GT]

Alluvioni: le dighe sono i nuovi “cigni neri”?

Negli ultimi anni Pechino si è trovato ad affrontare molteplici “cigni neri”, eventi imprevisti e imprevedibili che possono avere conseguenze dirompenti. L’ultimo in ordine di tempo si dice sia proprio Covid-19. Un altro potrebbe già essere in agguato. Lo ha annunciato il ministro delle Risorse idriche, Ye Jianchun, in riferimento alle alluvioni che da un mese stanno sferzando le province dello Anhui, Guangxi, Jiangxi e Sichuan. Di ieri la notizia che migliaia di residenti di  Enshi, nello Hubei, sono stati evacuati a causa del rapido innalzamento del livello di un affluente dello Yangtze. Ma le preoccupazioni maggiori sono rivolte alla controversa diga delle Tre Gole,  la seconda diga più grande al mondo completata nel 2006 e utilizzata come centrale idroelettrica. Al tempo della costruzione, per silenziare le polemiche sull’impatto ambientale, le autorità spiegarono che il progetto avrebbe anche aiutato a regolare il livello del fiume che attraversa la Cina da est a ovest per 6814 chilometri. Non sembra però essere così e l’innalzamento delle acque 16 metri oltre il livello d’allarme ufficiale è ormai motivo di preoccupazione anche tra i funzionari. In realtà il problema non è nuovo. Nel 2006, il Ministero delle Risorse idriche ha dichiarato, tra il 1954 e il 2005, dighe costruite in 3.486 bacini idrici sono crollate a causa della qualità scadente e della cattiva gestione. Sorte toccata solo pochi giorni fa alla diga di Shazixi, nel Guangxi, sebbene le cause non siano ancora accertate. [fonte Reuters]

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