I titoli di oggi:
- Studio: “I giovani cinesi non sostengono la democrazia liberale”
- Pechino annuncia i piani per la sicurezza nazionale
- Il Fmi chiede alla Cina riforme per rilanciare i consumi
- Zelensky: La Russia cede risorse a Cina e intensifica cooperazione militare con Pechino
- Russia-Indonesia, Prabowo da Putin per discutere nuovi accordi
- Scontri con la Thailandia, la Cambogia si appella all’Onu
Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Contemporary China, i cinesi nati dopo il 1990 mostrano un sostegno inferiore ai valori della democrazia liberale rispetto alle generazioni più anziane, contraddicendo le teorie sulla spinta democratica trainata dalla crescita economica. Gli studiosi di CUHK Shenzhen, University of Strathclyde (Scozia) e HKUST Guangzhou hanno misurato il supporto per elezioni competitive, tutela dei diritti individuali e responsabilità civica. Pur avendo sviluppato valori più post-materialisti, i giovani non li traducono in maggiore sostegno democratico, né collegano l’insoddisfazione economica alla richiesta di riforme politiche. Gli autori ipotizzano che la crescente apatia politica possa derivare da un mix di peggior percezione del benessere, istruzione ideologica post-Tiananmen e fenomeni culturali come il “tang ping”.
Pechino annuncia i piani per la sicurezza nazionale
Il ministro della Sicurezza di Stato Chen Yixin ha delineato le priorità cinesi per i prossimi cinque anni in un articolo pubblicato su Study Times, organo della Scuola centrale del Partito. Tra le principali linee d’azione figurano il contrasto ai movimenti per l’indipendenza di Taiwan, la protezione delle rotte marittime strategiche, il rafforzamento della sicurezza tecnologica e la repressione delle attività ritenute di infiltrazione e sovversione. Chen sostiene che l’“egemonia unipolare” globale sta perdendo terreno, chiaro riferimento seppur non esplicitato agli Stati Uniti. Secondo l’alto funzionario, i rischi esterni aumentano a causa di unilateralismo, protezionismo e politiche di potenza. Sul fronte interno, il ministro ha invece indicato la sicurezza politica come priorità assoluta e ha annunciato un’intensificazione delle misure contro il furto di segreti industriali e la divulgazione illecita di informazioni sensibili. Chen ha inoltre richiesto una maggiore protezione delle innovazioni strategiche e delle risorse critiche, con controlli più severi su esportazioni e catene di approvvigionamento, comprese energia e infrastrutture.
Il Fmi chiede alla Cina riforme per rilanciare i consumi
Il Fondo monetario internazionale ha esortato la Cina a fare la “scelta coraggiosa” di accelerare riforme economiche strutturali per spostare il baricentro della crescita dall’export ai consumi interni.
“La Cina è semplicemente troppo grande per generare una crescita maggiore dalle esportazioni”, ha dichiarato ieri Kristalina Georgieva, direttrice generale del FMI, in una conferenza stampa a conclusione della revisione periodica del Fondo sull’economia cinese. “Voi (giovani) dovete aiutare le vostre madri, i vostri padri, le vostre nonne e i vostri nonni a cambiare il loro atteggiamento nei confronti di un Paese in cui spendere soldi e guidare i consumi interni della Cina è patriottico”, ha affermato Georgieva che nel suo intervento ha citato anche la necessità di lasciare andare le “aziende zombie” e riformare lo hukou, il sistema di registrazione famigliare che vincola i servizi di base al luogo di origine lasciando i migranti senza copertura. Insieme all’aumento della spesa sociale la riforma potrebbe incrementare i consumi fino a 3 punti percentuali del pil nazionale.
Il monito arriva a due giorni dal Dialogo 1+10 durante il quale il premier cinese Li Qiang ha esortato i vertici del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, dell’Organizzazione mondiale del commercio e di altri enti a rafforzare la governance globale in risposta alla crescente imposizione di dazi e barriere commerciali da parte di vari paesi (leggi: gli Stati uniti).
Zelensky: “Russia cede risorse a Cina e intensifica cooperazione militare con Pechino”
La Russia sta cedendo risorse alla Cina e intensificando la sua cooperazione militare con Pechino. Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo aver incontrato il capo del Servizio di intelligence estera dell’Ucraina, Oleg Ivashchenko. Zelensky ha richiamato l’attenzione sulla “dipendenza” delle aziende russe e del sistema statale “dagli investimenti, dalle tecnologie e dalle priorità politiche cinesi”. ”Registriamo un aumento della sostanziale perdita di sovranità di parte del territorio russo a favore della Cina. Si tratta principalmente dell’uso di terre ricche di risorse e della vendita di risorse scarse alla Cina. Registriamo anche che la Cina sta compiendo passi per intensificare la cooperazione con la Russia, in particolare nel settore dell’industria militare. Le intelligence dei partner hanno informazioni analoghe”, ha spiegato il leader ucraino. Zelensky ha aggiunto di aver incaricato l’intelligence di monitorare più approfonditamente la cooperazione tra Mosca e Pechino in tutti gli aspetti che riguardano gli interessi nazionali sia dell’Ucraina che dei suoi partner. (via Nova Agenzia)
La Cina chiede al Messico di non attuare le tariffe
Russia-Indonesia, Prabowo da Putin per discutere nuovi accordi
Il presidente indonesiano Prabowo Subianto ha incontrato Vladimir Putin al Cremlino nella giornata di mercoledì 10 dicembre. Si tratta del suo secondo viaggio in Russia dall’inizio del 2025. Tra gli accordi discussi dai due leader emerge il supporto russo all’ambizioso piano nucleare indonesiano, che punta alla costruzione del primo reattore operativo entro il 2032. Sul fronte agricolo, i due leader hanno discusso del lieve calo delle forniture di grano, dopo la temporanea sospensione delle esportazioni e la successiva ripresa a ottobre grazie al rinnovo delle certificazioni fitosanitarie. Accordo che si inserisce nella strategia russa di rendere Jakarta un partner chiave per diversificare i flussi di grano verso l’Asia in un mercato segnato dalla crescente concorrenza statunitense.
Nel frattempo, infatti, a Washington monta la preoccupazione per il futuro dell’accordo commerciale raggiunto con l’Indonesia lo scorso luglio. Secondo un funzionario statunitense, Jakarta starebbe ritrattando alcune delle concessioni previste, tra cui l’eliminazione di oltre il 99% dei dazi sui prodotti americani e la rimozione delle barriere non tariffarie. Le autorità indonesiane negano contrasti significativi, parlando di normali “dinamiche negoziali” e della necessità di armonizzare il testo dell’accordo. Ma, secondo quanto affermato dal rappresentate per il Commercio Usa Jamieson Greer, l’amministrazione Trump auspica che Jakarta accetti un accordo con condizioni politiche, come quelle imposte (non senza polemiche) a Cambogia e Malaysia.
Scontri con la Thailandia, la Cambogia si appella all’Onu
La Cambogia ha formalmente chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di intervenire con urgenza in merito a quelli che ha descritto come “attacchi armati immotivati e in escalation” da parte delle forze thailandesi lungo il confine condiviso. In una lettera del 10 dicembre al presidente del Consiglio di Sicurezza, Keo Chhea, Rappresentante Permanente della Cambogia presso le Nazioni Unite, ha accusato le forze armate thailandesi di aver violato la Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale umanitario e gli accordi di cessate il fuoco e di pace esistenti, avviando operazioni militari transfrontaliere in territorio cambogiano. L’appello arriva dopo diversi giorni di intensi scontri nelle province di confine, tra cui Preah Vihear e Oddar Meanchey, durante i quali la Cambogia sostiene che le forze thailandesi abbiano utilizzato armi pesanti, carri armati, artiglieria, droni, aerei da guerra e fumo tossico, anche in aree abitate da civili.
