Il governo di Pechino ha manifestato l’intenzione di emanare una serie di provvedimenti volti a trasformare l’isola di Hainan, nel Mar cinese meridionale, in una risposta continentale alle tensioni di Hong Kong, alla competizione di Singapore e alla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Secondo il piano annunciato lunedì, “pianificato e promosso direttamente dal Segretario Generale Xi Jinping”, i 35 mila kmq dell’isola tropicale diverranno una “zona franca”, riducendo le tasse fino al 15% e alleggerendo i requisiti necessari ad ottenere visti turistici e lavorativi. I circa 9,5 milioni di abitanti di Hainan beneficeranno inoltre di maggiori investimenti, flussi di capitali e libertà commerciale. L’isola dista poco più di 500km da Hong Kong ma è 30 volte più grande e mira a divenire un hub di riferimento internazionale entro il 2035. Il piano di Xi, già preannunciato nel 2018, segue la scia del disegno impostato da Deng Xiaoping vent’anni prima, il quale rese Hainan una “zona economica speciale” nel 1988, ambendo ad emulare il successo di altri centri del sud cinese. Tuttavia, la questione di Hainan è molto più complessa di una semplice zona franca in stile Shanghai o Dubai, perché si inserisce in un contesto domestico e internazionale a dir poco turbolento. L’isola di Hong Kong ha subito sei mesi di proteste ed è entrata in recessione prima che fosse investita da due ondate di Covid-19. Ora la volontà di Pechino di riaffermare la nuova legge sulla Sicurezza ha scatenato nuove violente manifestazioni, ma privare l’isola di flussi economici e commerciali potrebbe portarla definitivamente al crollo. Hainan invece viene da una storia che ha in gran parte tradito il sogno di Deng, divenendo presto negli anni ’90 un paradiso per la speculazione edilizia, i ricettatori e i borseggiatori. Ad oggi l’isola tropicale che doveva far ricredere Taiwan e Hong Kong vale appena il 0,5% del Pil cinese. Oltre a questo, il nuovo piano del governo si inserisce all’interno di un’accesa guerra commerciale e diplomatica con gli Usa di Trump -a loro volta travolti da enormi proteste- con il chiaro intento di evitare un potenziale scontro -o ridefinire le strategie- sulla questione di Hong Kong e del Mar cinese meridionale. Per Steve Tsang, della Soas di Londra, il nuovo piano può facilmente essere travolto da un’ambiente internazionale ostile e una totale mancanza di Stato di diritto sull’isola: “Hainan può ottenere ciò che è stato previsto, ma non a costo di divenire una seconda Hong Kong, perché non ha quel che rende Hong Kong ciò che è”. [fonte SCMP]

“Transporting revolution”: I manifestanti di Hong Kong svelano le tecniche di guerriglia agli americani

“Sono di Hong Kong e i manifestanti qui hanno alcune tra le tecniche più astute per fronteggiare la brutalità della nostra polizia. Qui un esempio su come si sbarazzano di un gas lacrimogeno. Posso condividere altro qualora ne abbiate bisogno”. Questo il tweet riportato dal Global Times -tabloid in inglese legato all’ufficialissimo Quotidiano del Popolo- e postato il 29 maggio da un utente di nome @Kylie7 (il profilo è protetto e non visibile a tutti) in seguito alla morte di George Floyd e alle prime proteste negli Stati Uniti. Nel video è possibile vedere come due manifestanti di Hong Kong rendono innocuo il gas con un liquido sconosciuto. Kylie7 condivide molti altri dettagli delle proteste, su come riconoscere gli infiltrati in borghese e su come evitare le ritorsioni degli agenti, consigliando per esempio di disattivare lo sblocco dello smartphone attraverso il riconoscimento facciale e le impronte, perché “potrebbero costringervi a sbloccarlo e cercare prove al suo interno per incriminarvi”. Anche altri due account simili, @hwaslintroller e @bauhiniablack, offrono spunti su come scappare dalla polizia durante un arresto o costruire barricate con annessi diagrammi e piani di costruzione. Sul forum LIHKG, utilizzato dai manifestanti dell’isola, si parla già di “Trasporting Revolution”. [fonte Global Times]

Cina: lo Henan valuta la politica del terzo figlio

Il governo della regione dell’Henan, nel centro cinese, sta riformando le regolamentazioni relative alla pianificazione delle nascite, concedendo alle coppie con un figlio disabile di avere fino a tre figli. Il 31 maggio, il 13° Congresso Popolare della Provincia dell’Henan ha cominciato a revisionare la regolamentazione, specificando come le persone siano incoraggiate comunque a non fare più di due figli. Qualora, tuttavia, un figlio venga riconosciuto come portatore di disabilità “non ereditarie” e non possa essere considerato “forza lavoro”, le famiglie saranno autorizzate ad avere un terzo figlio. Sul Global Times, l’esperto di demografia Huang Wenzheng afferma come non si tratti di un grande cambiamento da un punto di vista demografico, quanto di una misura che cerca di andare incontro a determinati bisogni sempre più manifesti in molte coppie e famiglie. Secondo Li Jianmin della Nankai University, la misura ambisce invece a incrementare il basso tasso di riproduzione. Sui social, tuttavia, numerosi hanno sollevato perplessità, specificando come le motivazioni che portano le coppie a non fare figli in Cina non siano di tipo economico piuttosto che politico. Sta diventando sempre più costoso avere una famiglia e, per gli utenti, una buona politica della nascite dovrebbe cercare di arginare questi aspetti. L’abolizione della legge del figlio unico nel 2015 non ha infatti portato i risultati sperati, la Cina rischia di entrare in quella che è stata definita dalla comunità scientifica come “trappola della bassa riproduttività” e vede il suo tasso di natalità in continuo calo. Solo nell’ultimo anno sono nati 500 mila bambini in meno dell’anno precedente. [fonte: Global Times]

E’ ufficiale,  Wuhan ha testato 10 milioni di persone in due settimane

Tra il 15 di maggio e lunedì scorso, gli operatori sanitari di Wuhan hanno completato lo screening dell’intera popolazione, testando 10 milioni di persone e dichiarando 300 asintomatici. Il China Business Network ha spiegato come sia stato possibile somministrare una tale quantità di test in così poco tempo: mischiando 10 campioni alla volta e seguendo un ulteriore ciclo di test sul gruppo di 10 pazienti qualora una combinazione risultasse positiva. I test sono costati alle casse della regione circa 900 milioni di Yuan (€ 112 milioni) ma per il governatore dell’Hubei “la spesa era assolutamente necessaria” al fine di “riassicurare la popolazione” e ripartire in sicurezza. [fonte: SCMP]

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