Shenzhen è ancora una volta la protagonista indiscussa delle riforme politiche ed economiche di Pechino. In occasione del 40° anniversario dall’apertura della Zona Economica Speciale il governo centrale ha deciso di puntare sulla metropoli del sud con una serie di nuovi incentivi: autonomia di decisione su gran parte delle questioni locali, concessioni sull’uso dei terreni e maggiore libertà per l’assunzione di capitale umano dall’estero. Il nuovo piano quinquennale per Shenzhen prevede una maggiore apertura ai flussi internazionali di capitali e know-how, per rendere la città un hub tecnologico e finanziario globale. Essenziale sarà la gestione autonoma del territorio in un’area grande un ottavo della municipalità di Pechino ma con solo il 22,6% della municipalità occupabile con edifici a scopo abitativo. Ora Shenzhen potrà invece riconvertire i terreni agricoli in attività industriali e residenziali senza bisogno di approvazione da parte del governo provinciale del Guangdong e di Pechino. La finanza cinese a Shenzhen potrà lanciarsi in nuove sperimentazioni per l’internazionalizzazione dello yuan e di maggior apertura dei mercati finanziari, mentre il governo locale sarà il primo in tutto il paese a poter emettere la sua valuta digitale sovrana a un primo ristretto gruppo di soggetti. L’enfasi su Shenzhen come avanguardia di possibili riforme nazionali ricade anche sul settore privato, che inizierà a sperimentare la commercializzazione delle scoperte scientifiche per incentivare i fondi alla ricerca – oggi ancora legati ai sussidi statali. Il nuovo, ambizioso piano quinquennale per Shenzhen arriva in un momento storico molto diverso dall’epoca delle riforme di Deng Xiaoping: crescono le pressioni statunitensi verso i giganti tecnologici nati a Shenzhen come Huawei e ZTE, così come le dimensioni dell’economia locale hanno creato interessi tali da ostacolare eccessive sperimentazioni. Xi Jinping si dice comunque soddisfatto e speranzoso nei confronti dei successi della Greater Bay Area, un atteggiamento che probabilmente ritroveremo nel discorso che il presidente terrà a Shenzhen nella giornata di domani come prima tappa del suo tour del Sud. [Fonti: SCMP, SCMP]

Il divieto sugli alcolici negli esercizi statali arriva anche nella vita privata dei dipendenti

Sempre più amministrazioni locali in Cina hanno deciso di vietare il consumo di alcol nei giorni feriali al personale pubblico. L’esclusione dell’alcol dagli uffici pubblici è in realtà una norma che esiste dal 2013 e obbliga a non portare o consumare “liquori di alta qualità” negli uffici governativi e negli eventi sponsorizzati dallo Stato. Il divieto, che include anche i dipendenti delle imprese di proprietà statale, è stato esteso alla vita privata in diverse città cinesi, in ultimo a Qingcheng, nella provincia del Gansu. Zhang Youde, professore alla Shanghai University of Political Science and Law, ha commentato queste manovre come uno sbaglio della politica, una minaccia ai diritti individuali in nome del patriottismo. Le politiche di tolleranza zero nei confronti della vita privata del personale statale hanno aperto un acceso dibattito nell’opinione pubblica, dove si scontrano opinioni come quella di Zhang Youde contro altre in favore delle restrizioni come “garanzia di piena disponibilità in caso di emergenza”. [Fonte: Sixth Tone]

L’accordo di libero scambio tra Cina e Cambogia diventa realtà

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi e il primo ministro cambogiano Hun Sen hanno firmato ieri l’accordo ufficiale di libero scambio tra i due paesi. Secondo i due funzionari l’accordo rappresenta una “pietra miliare” nel processo di cooperazione bilaterale tra Cambogia e Cina, fornendo ampi vantaggi economici e sociali a entrambi i paesi. Pechino offre un prestito di 140 milioni di dollari per costruire nuove infrastrutture nel paese, oltre ad altri progetti bilaterali come la costruzione di una rete sottomarina che colleghi la Cambogia alla Cina attraverso Hong Kong. Ancora pochi i dettagli rilasciati al pubblico: i commenti delle settimane precedenti da parte di Phnom Penh lasciano intuire un incremento delle esportazioni a favore del settore agricolo: secondo il Ministro del Commercio Sok Sopheak l’accordo dovrebbe abbattere i dazi sul 95% delle materie prime, in un contesto dove ancora la bilancia commerciale è a favore di Pechino. L’ALS con la Cina arriva in un momento cruciale per il commercio internazionale cambogiano: l’Unione Europea ha infatti sanzionato il paese asiatico a inizio 2020 per violazioni dei diritti umani e Pechino ha deciso di sostenere l’alleato nella regione. Secondo gli esperti, la penuria di dettagli potrebbe far pensare che l’accordo sia più simbolico che concreto, a fronte del fatto che la Cina ha già in corso un accordo di libero scambio con l’ASEAN sufficientemente vantaggioso per la Cambogia. [Fonti: Nikkei, SCMP]

Il Bangladesh introduce la pena di morte per il reato di stupro

Il governo del Bangladesh ha approvato lunedì un nuovo emendamento che consente la pena capitale per il reato di stupro. Nella giornata di oggi il presidente dichiarerà ufficialmente la nuova disposizione all’interno della legge per la tutela di donne e bambini. Nei giorni scorsi le proteste sono esplose nella capitale dopo che il video di un’aggressione circolato su internet aveva sconvolto l’opinione pubblica: il problema degli stupri è molto sentito nel paese, dove è percepita la mancanza di misure effettive da parte delle autorità. Il sistema attuale presentava diverse lacune giuridiche e mancava di meccanismi di protezione delle vittime efficaci. Secondo il gruppo di monitoraggio dei diritti del Bangladesh Ain o Salish Kenya, negli ultimi tempi si conterebbero almeno 975 casi di stupro violento, anche se probabilmente i numeri sono molto più alti perché in molti casi gli stupratori non vengono denunciati. Secondo Meenakshi Ganguly, direttrice di Human Rights Watch per l’Asia meridionale, introdurre la pena di morte non sarebbe efficace davanti ad altre grandi mancanze del sistema nell’affrontare questa “epidemia “dei casi di violenza. [Fonte: NYT]

Il Giappone non parteciperà al prossimo summit trilaterale

Il governo giapponese ha comunicato alla Corea del Sud che il primo ministro Suga non prenderà parte al summit trilaterale con la Cina che si terrà verso la fine del 2020 a Seul. L’affermazione fa seguito al riaccendersi della controversia sul risarcimento per il lavoro forzato sudcoreano durante la guerra. Nel 2018, infatti, la Corte Suprema della Corea del Sud aveva ordinato a un industriale giapponese di risarcire le vittime dei lavori forzati, scatenando la reazione di Tokyo con limitazioni alle esportazioni di alta tecnologia. Secondo i media giapponesi Yoshihide Suga non presenzierà all’incontro annuale se non verranno prima prese delle “misure adeguate” per risolvere quello che sta riemergendo come un serio elemento di collisione nei rapporti diplomatici e commerciali tra i due paesi. [Fonte: Reuters]

China Files propone alle aziende italiane interessate alla Cina servizi di comunicazione quali: newsletter, aggiornamenti su specifici settori, oltre a progetti formativi e approfondimenti ad hoc. Contattaci a info@china-files.com