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In Cina e Asia – Pil cinese: centrato l’obiettivo del 5%, ma l’economia rallenta

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Pil cinese: centrato l’obiettivo del 5%, ma l’economia rallenta
  • Drone cinese attraversa per la prima volta lo spazio aereo taiwanese
  • NYT: la Cina ha creato una barriera formata da centinaia di pescherecci nel mar Cinese orientale
  • Cina: è morto Nie Weiping, storico campione di Go
  • La Cina continua a puntare anche sul carbone
  • Cambogia, repressione sui “centri delle truffe”. Si sospetta collusione con le autorità
  • Vietnam, inizia la costruzione del primo impianto di produzione di microchip

L’economia cinese è cresciuta del 5,0% lo scorso anno, raggiungendo l’obiettivo del governo grazie all’andamento costante dell’export che ha compensato la debolezza della domanda interna e degli investimenti negli assets fissi. I dati ufficiali rilasciati oggi attestano un rallentamento nell’ultimo trimestre, periodo durante il quale il Pil si è espanso del 4,5%, in calo rispetto al 4,8% dei tre mesi precedenti. Resta alta la preoccupazione degli analisti per la dipendenza dalle esportazioni (aumentate su base annua del 5,5%) e le incertezze del mercato immobiliare: i prezzi delle nuove case sono sprofondati del 27% a dicembre, raggiungendo i 7,3 mila miliardi di yuan per l’intero 2025, meno della metà di quanto totalizzato nel 2021 l’anno in cui è iniziata la stretta normativa. Il trend demografico non facilita i piani  di Pechino: lo scorso anno si sono registrate 7,92 milioni di nascite, in calo del 17% rispetto ai 9,54 milioni dell’anno precedente, con un tasso di fertilità di circa 0,98.  Secondo l’esperto Yi Fuxian, è il valore più basso dal 1738.

NYT: la Cina ha creato una barriera formata da centinaia di pescherecci nel mar Cinese orientale

Nelle ultime settimane la Cina ha mobilitato per due volte centinaia di pescherecci per formare un’enorme “barriera galleggiante” nel mar Cinese orientale. Lo ha riportato il New York Times, che ha verificato i movimenti delle imbarcazioni analizzando i dati di tracciamento forniti dai radar di bordo. Secondo la ricostruzione del quotidiano americano, il 25 dicembre circa 2.000 pescherecci cinesi si sono riuniti in una sorta di formazione a L rovesciata, creando una barriera lunga 290 miglia (466 chilometri) nel mar Cinese orientale. Il “muro” di navi ha coperto alcune importanti rotte commerciali connesse al porto di Shanghai, in una porzione di mare che si trova quasi a metà strada tra Taiwan e il Giappone. Una manovra simile si è poi ripetuta l’11 gennaio, quando 1.400 pescherecci si sono radunati per creare uno sbarramento lungo 200 miglia (320 km).

Stando ai dati di tracciamento, entrambe le volte le navi sono rimaste ferme in posizione per circa 30 ore, un comportamento non in linea con le operazioni di pesca. Nonostante si parli da tempo della possibilità da parte di Pechino di attuare un blocco navale per isolare Taiwan, in un eventuale tentativo di riunificazione, è la prima volta che la Repubblica popolare mette in atto un’operazione di questa portata impiegando delle imbarcazioni civili. Secondo gli esperti, questo dimostra come le unità della flotta marittima cinese stiano diventando più organizzate e meglio equipaggiate, grazie a tecnologie di navigazione e di comunicazione più efficienti.

Drone cinese attraversa per la prima volta lo spazio aereo taiwanese

Il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato che un drone di sorveglianza militare cinese, del modello WZ-7, è entrato nello spazio aereo taiwanese sabato 17 gennaio. La violazione è avvenuta nei cieli sopra le isole Pratas, tre atolli amministrati da Taipei nel mar Cinese meridionale (e disabitati): è la prima volta che un drone cinese entra nello spazio aereo taiwanese. Secondo le autorità taiwanesi il drone “volava a un’altitudine fuori portata per la contraerea” ed è rimasto in zona per circa quattro minuti.

Per gli analisti la manovra ha scoperto un altro punto debole delle difese taiwanesi, anche perché Taipei agisce con “molta cautela” per evitare qualunque incidente che possa portare a un’escalation, hanno dichiarato due anonimi funzionari taiwanesi al Financial Times. Le Pratas si trovano a circa 420 km a sud dall’isola principale di Taiwan e, secondo gli esperti, è improbabile che gli Stati Uniti possano intervenire in caso di un’azione cinese per il controllo dell’area. Pechino ha parlato di un’operazione “perfettamente legale” e di “normali esercitazioni con droni”.

Intanto, tra sabato e domenica, due navi della marina americana hanno effettuato il primo transito dell’anno nelle acque dello Stretto di Taiwan. Quasi in corrispondenza delle operazioni, venerdì, la Cina ha inviato 25 aerei militari sullo Stretto: secondo il ministero della Difesa taiwanese, sei di questi avrebbero superato la linea mediana che separa sulla carta le acque cinesi e taiwanesi.

Cina: è morto Nie Weiping, storico campione di Go

Nie Weiping, leggendario maestro di Go (o weiqi), è morto la scorsa settimana all’età di 73 anni a seguito di una lunga malattia. Dopo aver battuto i campioni giapponesi nel Super Go del 1985 – e aver mantenuto il titolo anche per i due anni successivi – Nie divenne un’icona nazionale in grado di far appassionare milioni di ragazze e ragazzi cinesi al gioco del Go, contribuendo ad aumentarne la popolarità. Amico da giovane dell’attuale presidente Xi Jinping, e noto per i suoi stretti rapporti con Deng Xiaoping, Nie ha goduto di una lunga fama, certificata dai tanti fan che gli hanno dato l’ultimo saluto a Pechino domenica 18 gennaio, sfidando la neve.

La Cina continua a puntare anche sul carbone

Mentre investe massicciamente nelle rinnovabili, la Cina continua a puntare anche sul carbone. Secondo i dati presentati da Global Energy Monitor, nel 2026 la grande maggioranza dei progetti mondiali per la produzione di energia a carbone verranno realizzati nella Repubblica popolare, che ha in programma di aprire 85 nuove unità alimentate dal combustibile fossile (per una produzione di energia pari a 55 GW sui 63 GW che verranno generati da nuovi impianti a carbone a livello globale, ai quali contribuisce significativamente anche l’India). Nonostante la Cina non abbia ancora intenzione di abbandonare il carbone, il percorso verso una maggiore produzione di energia rinnovabile rimane evidente e i combustibili fossili pesano sempre meno nel mix energetico cinese. Come riportato sempre da GEM, da qualche anno la Repubblica popolare ha iniziato a chiudere le vecchie centrali inefficienti e inquinanti, e nel 2025 l’energia elettrica prodotta a carbone nel paese è diminuita dell’1,6% rispetto al 2024: è il primo calo dal 1973.

Cambogia, repressione sui “centri delle truffe”. Si sospetta collusione con le autorità

La scorsa settimana centinaia di persone hanno abbandonato l’Amber Casino di Sihanoukville, in Cambogia, a seguito dell’arresto di Chen Zhi, il fondatore di Prince Group considerato uno dei vertici dell’industria delle truffe cambogiana. Chen è stato estradato in Cina lo scorso 8 gennaio, e da allora migliaia di persone impiegate nei centri per le truffe connessi a Prince Group hanno cominciato a lasciare in massa le proprie postazioni. Scene come quelle osservate fuori dall’Amber Casino si sono ripetute uguali un po’ in tutta la Cambogia, con tempistiche sospette. Nonostante il governo rivendichi le operazioni di repressione delle Scam cities, che proseguono da mesi, secondo diversi testimoni gli “impiegati” di questi centri se ne sono andati giorni prima che si verificassero le retate delle forze di polizia. “È come se fossero stati avvertiti”, ha dichiarato un anonimo ad AFP.

Numerosi analisti parlano da tempo dei presunti legami tra il governo cambogiano e i magnati dell’industria delle truffe: anche queste ultime operazioni – che puntano ad aumentare la credibilità di Phnom Penh nella lotta alla criminalità – sembrano accreditare l’ipotesi una possibile collusione tra le autorità e i boss delle Scam cities, ritengono gli esperti.

Vietnam, inizia la costruzione del primo impianto di produzione di microchip

Venerdì 16 gennaio sono iniziate le operazioni di costruzione del primo impianto di produzione di microchip con sede in Vietnam, ad Hanoi. Lo stabilimento verrà realizzato da Viettel, una delle principali compagnie tecnologiche del paese (di proprietà dell’esercito), e si prevede che inizierà a operare a partire dalla fine del 2027. L’obiettivo è quello di renderlo un centro per la ricerca, il design e la produzione di microchip in grado di servire tutte le industrie tecnologiche del paese, dall’automotive alle telecomunicazioni, passando per il settore medico, aerospaziale e non solo. Il Vietnam punta da tempo sulle nuove tecnologie allo scopo di diventare un paese sviluppato entro il 2045.