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In Cina e Asia – Pechino verso un approccio alla sicurezza più “proattivo”

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Qiushi: Cina verso un approccio alla sicurezza più “proattivo”
  • Ambasciata cinese a Tokyo segnala minacce e mancata sicurezza
  • Freedom House: Cina “principale responsabile” della repressione transnazionale nel 2025
  • Giappone, 10 miliardi di dollari ai vicini asiatici per fronteggiare la crisi energetica
  • Australia, spesa per la Difesa ai livelli della II Guerra Mondiale entro il 2033
  • Cina emette allerta di sicurezza per i cittadini in viaggio negli Usa
  • Corea del Sud, il boom del K-pop si scontra con la carenza di stadi
Qiushi: Pechino verso un approccio alla sicurezza più “proattivo” 

Il ministro della Sicurezza dello Stato cinese Chen Yixin ha delineato il nuovo approccio di Pechino alla sicurezza nazionale in un lungo editoriale su Qiushi, la rivista teorica del PCC. Dopo aver definito l’equilibrio tra sicurezza e sviluppo come una delle principali sfide attuali della Cina, Chen individua sei minacce a questo equilibrio: sovversione sostenuta dall’estero, coercizione egemonica, separatismo (con riferimenti diretti a Taiwan, Tibet, Xinjiang), terrorismo, spionaggio e competizione tecnologica tra grandi potenze. Queste minacce, scrive il ministro, rendono necessario “spostare il lavoro sulla sicurezza nazionale dalla risposta reattiva verso l’allerta precoce, la risposta rapida e la definizione proattiva”. 

Secondo un’analisi di Trivium China, l’editoriale suggerisce che Pechino avrebbe accolto la guerra in Iran come un campanello d’allarme, spia del bisogno di accelerare i propri processi di diversificazione energetica e logistica, autosufficienza tecnologica e sviluppo delle applicazioni militari dell’IA. Le misure anti-sanzioni annunciate dalla Cina questa settimana, conclude l’analisi, sarebbero quindi “solo  l’inizio” di una postura internazionale più proattiva.

Freedom House: Cina “principale responsabile” della repressione transnazionale nel 2025

Secondo l’ultimo rapporto dell’ONG statunitense Freedom House, nel 2025 la Cina è stata la “principale responsabile” della repressione transnazionale, seguita da Vietnam e Russia. La pratica, che consiste nella persecuzione dei propri cittadini all’estero, è in crescita in tutto il mondo, ma nel 2025 è aumentata particolarmente nel Sud-Est asiatico e in Africa orientale, dove sono avvenuti 69 dei 126 episodi registrati in un anno. Tra i casi citati dal report c’è quello dei 40 uomini uiguri detenuti per anni in un centro di detenzione per migranti thailandese e deportati in Cina a febbraio 2025.

Giappone, 10 miliardi  di dollari ai vicini asiatici per fronteggiare la crisi energetica

Il Giappone stanzierà 10 miliardi di dollari (8,5 miliardi di euro) per aiutare i propri vicini a fronteggiare la crisi petrolifera causata dalla guerra israelo-statunitense in Iran. L’annuncio è arrivato dopo una riunione online tra la premier giapponese Sanae Takaichi e i leader di Filippine, Malesia, Singapore, Thailandia, Vietnam, Bangladesh e Corea del Sud, i quali hanno lodato l’iniziativa. Lo stanziamento, circa equivalente al valore delle importazioni annuali di petrolio greggio dei paesi dell’ASEAN, servirà a sostenere quella che Takaichi ha definito una “dipendenza reciproca”, aiutando i paesi su cui Tokyo fa affidamento per diversi prodotti petroliferi a procurarsi petrolio greggio e derivati. Tra i finanziatori figurano la Japan Bank for International Co-operation, la Nippon Export and Investment Insurance, l’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale e la Banca asiatica di sviluppo.

Ambasciata cinese a Tokyo segnala minacce e mancata sicurezza

L’ambasciata cinese in Giappone ha accusato Tokyo di non aver protetto i suoi diplomatici dopo aver ricevuto tre minacce in un mese. La dura accusa è arrivata con un post su X, in cui la missione diplomatica ha esortato il governo di Sanae Takaichi a “punire severamente i responsabili”, descrivendo nel dettaglio tre episodi. Il 24 marzo, un uomo pare appartenente alle Forze di autodifesa giapponesi (SDF) ha fatto irruzione nell’ambasciata cinese a Tokyo, minacciando di uccidere i diplomatici. L’incursione, riportata allora dalla stampa internazionale, sarebbe stata preceduta da altri due incidenti non ancora noti: una lettera intimidatoria firmata da un’autoproclamata “unità d’élite” composta da ex membri delle SDF e della polizia, e la minaccia di una bomba avanzata alla fine di marzo da un’altra persona che affermava anch’essa di essere un ex ufficiale militare. L’accusa delle autorità cinesi segue mesi di tensioni tra i due paesi a causa delle affermazioni di Takaichi riguardo un possibile supporto militare in difesa di Taiwan.

Australia, spesa per la Difesa ai livelli della II Guerra Mondiale entro il 2033

Nella giornata del 16 aprile il ministro della Difesa australiano Richard Marles ha annunciato l’obiettivo di portare la spesa militare al 3% del PIL entro il 2033. Marles ha dichiarato che l’Australia affronta “le circostanze strategiche più complesse e minacciose dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, citando esplicitamente il potenziamento militare cinese e l’aumento delle esercitazioni dell’Esercito popolare di Liberazione nelle vicinanze del continente. La nuova strategia di Difesa Nnazionale 2026 prioritizza droni e sistemi autonomi su terra, aria e mare, sistemi anti-drone per proteggere infrastrutture critiche e comunicazioni satellitari sicure, oltre ai sottomarini a propulsione nucleare previsti nell’ambito dell’accordo Aukus con Usa e Regno Unito per gli anni Trenta. Per avvicinarsi al 3%, Canberra ha anche adeguato il calcolo del budget difensivo alla definizione Nato, che include voci come le pensioni militari. La cifra resta comunque inferiore al 3,5% richiesto dal segretario alla Difesa americano Hegseth nel 2025.

Cina emette allerta di sicurezza per i cittadini in viaggio negli Usa

Il ministero degli Esteri cinese ha pubblicato un avviso che mette in guardia i propri cittadini sui rischi di viaggio negli Stati Uniti, sconsigliando esplicitamente l’ingresso attraverso l’aeroporto di Seattle-Tacoma. Il comunicato cita un episodio recente in cui circa 20 accademici cinesi in possesso di visti validi, diretti a una conferenza, sono stati sottoposti a “interrogatori irragionevoli” da parte degli agenti della dogana americana e si sono visti negare l’ingresso nel paese. Il ministero ha parlato di “ripetuti episodi di interrogatori malevoli e molestie” ai danni di studiosi cinesi in quell’aeroporto, invitando i cittadini a rafforzare la consapevolezza della sicurezza, evitare quel punto di ingresso e “rispondere con calma e razionalità” in caso di interrogatori da parte delle autorità americane.

Corea del Sud, il boom del K-pop si scontra con la carenza di stadi

Il tour mondiale dei BTS è partito dal Goyang Stadium, un vecchio impianto calcistico scoperto alla periferia di Seul da 40 mila posti — unica opzione disponibile in un paese dove la domanda di aree idonee a grandi eventi sta superando grandemente l’offerta. Le vendite di biglietti per concerti in Corea del Sud hanno raggiunto un record di 1,2 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 19% sull’anno precedente, ma i principali stadi sono indisponibili: il Seoul Olympic Stadium è in ristrutturazione fino a dicembre, quello del World Cup ha ridotto i concerti per i danni al manto erboso. Il progetto che avrebbe dovuto risolvere il problema, la K-Culture Valley, è diventato un caso emblematico di disfunzione: annunciato nel 2013, ha accumulato scandali societari, ritardi burocratici, contenziosi legali e cambi di gestione. Oggi la costruzione è al 17% e il completamento è previsto per il 2030.