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In Cina e Asia – Pechino restringe l’export dual use a dieci aziende Usa

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Pechino restringe l’export dual use a decine di aziende Usa
  • L’Ue presenterà una nuova legge per accelerare il de-risking dalla Cina
  • Cina, nuovo piano per integrare IA e consumi
  • Cina, la tv trasmette test di missili ipersonici
  • Pechino afferma la propria giurisdizione a est di Taiwan con indagini ambientali
  • La Cina rafforza i controlli all’export di indio
  • Bangladesh, per i suoi primi viaggi all’estero il premier Rahman va in Malaysia e Cina: saltata l’India

La Cina ha annunciato l’inserimento di 10 aziende americane operanti nei settori della difesa e dei materiali critici nella sua lista di controllo delle esportazioni. Secondo quanto dichiarato dal Ministero del Commercio, le società in questione sono Aveox, Red Cat Holdings, Teal Drones, Jaia Robotics, Ball Aerospace & Technologies, MP Materials e USA Rare Earth. Contemporaneamente, anche il Ministero delle Finanze cinese ha rilasciato una dichiarazione in cui annuncia limitazioni agli appalti pubblici per 46 aziende statunitensi. Entrambi i provvedimenti sono stati condotti sulla base delle leggi cinesi sul controllo delle esportazioni di beni a duplice uso e rispondono alla necessità di salvaguardare la sicurezza nazionale e adempiere agli “obblighi internazionali di non proliferazione”. I provvedimenti – spiega il ministero del Commercio – seguono le “azioni dolose” intraprese dal Pentagono, che il 9 giugno ha aggiunto decine di aziende cinesi a una lista di entità sospettate di aiutare l’esercito di Pechino.

L’Ue presenterà una nuova legge per accelerare il de-risking dalla Cina

Il 20 giugno, durante il secondo e ultimo giorno del vertice del Consiglio Europeo, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che Bruxelles proporrà un nuovo strumento per limitare la dipendenza commerciale dalla Cina. L’Ue chiederà alle aziende dei paesi membri di diversificare la propria catena di approvvigionamento di materiali critici allo scopo di accelerare il de-risking da Pechino, considerato troppo lento dai vertici europei. Nonostante la Cina non sia mai stata menzionata direttamente, con questa misura l’Unione proverà a ridurre il deficit commerciale con la Cina, che ammonta a circa 1 miliardo di dollari al giorno. Cifra che il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha definito “insostenibile”.

Anche la Germania, paese storicamente legato all’economia cinese, ha dato il proprio supporto. Durante il suo discorso, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha criticato apertamente la Repubblica popolare per la sovrapproduzione industriale, i sussidi alle aziende e la svalutazione “artificiale” dello yuan, considerata una delle principali ragioni della crescita di spedizioni dalla Cina verso l’Ue. Tra i leader europei, il più critico nei confronti delle nuove politiche proposte è stato il premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha definito la Repubblica popolare come un “potenziale alleato” che andrebbe trattato con maggiore cautela.

Cina, nuovo piano per integrare IA e consumi

Secondo un piano pubblicato il 19 giugno dal ministero del Commercio e da altri sette ministeri cinesi, Pechino spingerà per promuovere un’ulteriore integrazione tra intelligenza artificiale (IA) e consumi. Il programma prevede l’introduzione di 17 nuove misure volte ad aumentare gli acquisti, integrando l’IA nei beni di consumo, nei servizi e nel commercio tramite prodotti intelligenti, robot, sovvenzioni e nuove infrastrutture. Al centro dell’iniziativa ci saranno soprattutto i robot umanoidi, quadrupedi e bionici in grado di offrire diversi servizi, dall’assistenza agli anziani alle faccende domestiche, con anche spazio per i robot “da compagnia”. Pechino promuoverà inoltre i veicoli autonomi e l’utilizzo di droni per le consegne di e-commerce, mentre sono previste anche misure a tutela dei consumatori (per garantire la sicurezza dei dati personali ed evitare truffe).

Il piano arriva in un momento in cui i consumi faticano a crescere con costanza. A maggio, secondo i dati ufficiali pubblicati la scorsa settimana da Pechino, le vendite al dettaglio dei beni di consumo sono diminuite dello 0,8% su base annua: è il primo calo del genere in oltre 3 anni. In un articolo pubblicato da Qiushi, rivista ufficiale del Pcc, si riconoscono le difficoltà di occupazione e di reddito che coinvolgono molti cittadini cinesi, e si invitano i funzionari a occuparsi delle sfide che stanno frenando i consumi. Nonostante il dato sugli acquisti sia in calo, a maggio il valore aggiunto prodotto dalle industrie ha segnato un +4,5%, evidenziando la differenza tra domanda estera (in aumento) e domanda interna.

Pechino afferma la propria giurisdizione a est di Taiwan con indagini ambientali
Dal 16 al 18 giugno, il ministero delle Risorse Naturali cinese ha organizzato un’indagine ambientale nelle acque a est dell’isola di Taiwan al fine di “acquisire una conoscenza approfondita delle condizioni ecologiche naturali delle aree marine di sua competenza”. A riportarlo è Yuyuantantian, account social affiliato al China Media Group, secondo il quale l’operazione dimostra che il “modello di governance costiera” cinese ora include il settore delle risorse naturali e che Pechino si sta preparando per la pianificazione territoriale delle acque a est di Taiwan.

Come spiega il Global Times, la strategia della Cina per esercitare la propria giurisdizione su queste acque si stanno progressivamente ampliando e ormai comprende esercitazioni congiunte di accerchiamento delle isole, pattuglie della Guardia Costiera per il rispetto delle norme sul traffico marittimo, operazioni speciali organizzate dal Ministero dei Trasporti, rilievi idrografici e regolari indagini sulle risorse condotte dal Ministero delle Risorse Naturali. Queste ultime “hanno lo scopo specifico di esercitare i diritti sovrani della Cina sulle risorse naturali”, continua il tabloid nazionalista. La maggiore assertività di Pechino nel tratto di mare orientale segue l’annuncio dell’avvio di discussioni tra Filippine e Giappone in merito alla definizione del confine marittimo condiviso, che interseca la zona economica esclusiva di Taipei.

Intanto lunedì Taiwan ha avviato cinque giorni di “esercitazioni di prontezza al combattimento” con l’obiettivo di “addestrare le unità a tutti i livelli a familiarizzare con le pratiche di combattimento e l’ambiente di battaglia durante la fase di dispiegamento e preparazione”. L’operazione coinvolgerà “truppe reali su terreno reale in tempo reale”.
Cina, la tv trasmette test di missili ipersonici
L’emittente statale cinese CCTV ha trasmesso sabato dei filmati che mostrano il lancio di un missile ipersonico DF-17, un’arma che, con una gittata compresa tra 1.800 e 2.500 km, potrebbe rafforzare la deterrenza lungo la prima catena di isole, che si estende dalle Curili a Nord fino al Borneo, e parte della seconda. Il vettore, che come tutte le armi ipersoniche è molto difficile da intercettare, ha fatto la sua prima apparizione pubblica durante la parata militare organizzata a Pechino nell’ottobre 2019, ma questa è la prima volta che vengono trasmessi in pubblico filmati di un suo lancio. Le immagini hanno mostrato anche diversi nuovi missili, tra cui il DF-26 a medio raggio, che secondo la CCTV sarebbe stato lanciato durante l’esercitazione, ma di cui non sono state riprese le fasi di lancio. L’ex istruttore del PLA Song Zhongping ha detto che il filmato suggerisce che i DF-17 e i DF-26 “sono operativi da tempo e che la Forza Missilistica del PLA doveva condurre esercitazioni per garantirne le prestazioni e l’affidabilità”.
La Cina rafforza i controlli all’export di indio

La Cina ha aumentato i controlli sulle esportazioni di indio, un metallo molto richiesto per i data center dedicati all’intelligenza artificiale (è presente nei chip ottici ad alta velocità), suscitando la preoccupazione dei compratori esteri. Quasi il 70% dell’indio mondiale è prodotto nella Repubblica popolare e, nonostante non figuri direttamente nella lista dei prodotti soggetti a controlli sulle esportazioni, le dogane cinesi lo starebbero sottoponendo a ispezioni più rigide. Lo hanno riportato due acquirenti anonimi – uno europeo e uno americano – alla Reuters, anche se l’agenzia di stampa britannica ha affermato di non essere al corrente di nessuna spedizione bloccata. Il timore dei compratori è che questo sia solo il preludio di potenziali restrizioni o blocchi futuri all’export di indio da parte di Pechino.

Intanto, dopo una sospensione durata quattro mesi a causa delle tensioni bilaterali su Taiwan, a maggio la Cina ha ripreso le esportazioni di gallio verso il Giappone, anche se rimangono sospese le spedizioni di germanio. Gallo e germanio sono due metalli fondamentali per la realizzazione di semiconduttori, fibre ottiche, caricabatterie rapidi per i veicoli elettrici e tecnologie impiegate nella produzione di energia rinnovabile, ma hanno anche applicazioni militari. Secondo gli esperti, è però probabile che il gallio esportato fosse legato esclusivamente alla domanda per uso civile.

Bangladesh, per i suoi primi viaggi all’estero il premier Rahman va in Malaysia e Cina: saltata l’India

Il primo ministro bangladese Tarique Rahman si è recato in Malaysia (21 giugno) e Repubblica popolare (22 giugno) per i suoi primi viaggi all’estero da quando è entrato in carica. In Cina Rahman ha discusso di progetti commerciali e infrastrutturali, mentre l’importanza dei rapporti con Kuala Lumpur è data dal fatto che nel paese sono impiegati circa 800.000 cittadini bangladesi (più di un terzo di tutta la forza lavoro straniera in Malaysia). A fare notizia, però, è stato soprattutto il paese che Rahman non ha visitato: l’India.

Gran parte del Bangladesh è circondato da territorio indiano, ma le relazioni tra i due paesi sono tese da quando, dopo la rivoluzione del 2024, l’ex premier bangladese Sheikh Hasina (storica alleata di Nuova Delhi) si è rifugiata in India evitando i processi per crimini contro l’umanità a suo carico. I rapporti tra Dacca e Nuova Delhi sono in lento miglioramento, ma restano varie tensioni legate anche all’immigrazione illegale dal Bangladesh e, secondo gli esperti, la decisione di scegliere la Cina al posto dell’India riflette la progressiva perdita di influenza indiana sul suo vicino orientale.