In Cina e Asia – Pechino attacca gli Usa dopo l’annuncio di Trump sul petrolio venezuelano

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • La Cina attacca gli Stati Uniti dopo l’annuncio di Trump sul petrolio venezuelano
  • Cambogia, arrestato e deportato in Cina il capo della Prince Group: è accusato di frode e traffico di esseri umani
  • Pechino vieta l’ingresso in Cina a due ministri taiwanesi per “attività indipendentiste”
  • Tokyo protesta per la stretta cinese sull’export di prodotti a duplice uso
  • Pechino mette sotto esame l’acquisizione di Manus da parte di Meta
  • Cina e Corea del Sud firmano accordi commerciali per 44 milioni di dollari

La Cina ha duramente criticato gli Stati Uniti per quella che ha definito una “palese interferenza” in Venezuela, accusando Washington di violare il diritto internazionale e ledere la sovranità del paese sudamericano. La protesta di Pechino è arrivata dopo l’annuncio del presidente Donald Trump secondo cui Caracas trasferirà agli Stati Uniti dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio venezuelano, in precedenza soggetto a sanzioni, che Washington metterà in vendita.

La mossa punta a rielaborare i flussi energetici, fino a oggi diretti in larga parte verso la Cina, principale acquirente del petrolio venezuelano nell’ultimo decennio. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha definito le azioni statunitensi una violazione delle norme internazionali e un “atto di bullismo politico”, sottolineando che “il Venezuela è uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e attività economiche”.

Cambogia, arrestato e deportato in Cina il capo della Prince Group: è accusato di frode e traffico di esseri umani

Chen Zhi, uomo d’affari di 38 anni a capo della Prince Group, conglomerato con sede a Phnom Penh attivo nei settori immobiliare, dei servizi ai consumatori e finanziari, è stato arrestato il 6 gennaio e deportato in Cina. Lo riferisce Straits Times. Nato nella provincia cinese del Fujian, Chen aveva ottenuto la cittadinanza cambogiana, revocata nel dicembre 2025. L’arresto è avvenuto insieme a quello di Xu Ji Liang e Shao Ji Hui, anche loro trasferiti in Cina. Nell’ottobre 2025, Chen e gli altri due dirigenti erano stati accusati dalle autorità statunitensi e britanniche di riciclaggio di denaro, frode telematica e di aver gestito in Cambogia centri fraudolenti basati sul lavoro forzato. Secondo le autorità statunitensi, Chen avrebbe riciclato proventi illeciti attraverso una rete globale di oltre 100 società di comodo, traendo profitto da frodi online, ricatti a sfondo sessuale, corruzione, gioco d’azzardo illegale e tratta di esseri umani, anche con l’uso di lavoro forzato in Cambogia. L’uomo nega ogni accusa. Le autorità hanno sequestrato beni del gruppo in diversi paesi.

Pechino vieta l’ingresso in Cina a due ministri taiwanesi per “attività indipendentiste”

Pechino ha vietato l’ingresso in Cina a due ministri del governo taiwanese, il ministro dell’Interno Liu Shyh-fang e il titolare dell’Istruzione Cheng Ying-yao, accusandoli di presunte attività separatiste e indipendentiste. Il provvedimento si estende anche a Hong Kong e Macao. Salgono così a 14 gli esponenti del governo di Taiwan inseriti in una lista ufficiale di “secessionisti” stilata dalle autorità cinesi. Tra i nomi figurano già la vicepresidente di Taiwan Hsiao Bi-khim, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Joseph Wu e il ministro della Difesa Wellington Koo. La decisione ha provocato una dura reazione da parte di Taipei, che ha dichiarato di non volersi piegare a “minacce e intimidazioni”.

Tokyo protesta per la stretta cinese sull’export di prodotti a duplice uso

La Cina ha inasprito “con effetto immediato” dal 6 gennaio i controlli sulle esportazioni verso il Giappone di prodotti a duplice uso, civili e militari, nel contesto dello scontro diplomatico tra i due paesi sulla difesa di Taiwan. Pechino non ha fornito dettagli sui beni interessati.

Tokyo ha reagito duramente, definendo la misura “assolutamente inaccettabile” e temendo che possa riguardare anche le terre rare, fondamentali per i settori tecnologico, automobilistico e della difesa giapponese. Pur avendo diversificato parte delle forniture dopo il blocco cinese del 2010, circa il 60% delle importazioni giapponesi di terre rare proviene ancora dalla Cina. Secondo il Nomura Research Institute, un’interruzione di tre mesi potrebbe costare all’economia giapponese 660 miliardi di yen (circa 3,6 miliardi di euro), riducendo il Pil annuo dello 0,11%, mentre una sospensione di un anno potrebbe farlo calare dello 0,43%. Intanto nella giornata di ieri, il ministero del Commercio cinese ha annunciato mercoledì la decisione di avviare un’indagine antidumping sulle importazioni dal Giappone di diclorosilano (DCS), una sostanza utilizzata nella produzione dei semiconduttori. 

Pechino mette sotto esame l’acquisizione di Manus da parte di Meta

La Cina ha avviato l’esame dell’acquisizione da parte di Meta della piattaforma di intelligenza artificiale Manus, valutata 2 miliardi di dollari, per possibili violazioni delle norme sul controllo delle esportazioni di tecnologia. Lo riporta il Financial Times. L’accordo, annunciato la scorsa settimana, rappresenta un raro caso di un gruppo statunitense che acquisisce una startup di intelligenza artificiale all’avanguardia con radici cinesi.

Secondo due fonti informate, il ministero del Commercio cinese ha avviato un’istruttoria informale per valutare se il trasferimento di personale e tecnologia di Manus a Singapore e la successiva vendita a Meta richiedano una licenza all’export secondo la normativa cinese. Sebbene l’esame sia ancora in fase iniziale e potrebbe non sfociare in un’indagine formale, l’obbligo di licenza potrebbe dare a Pechino uno strumento per influenzare la transazione, fino a spingere le parti ad abbandonare l’accordo in casi estremi.

Cina e Corea del Sud firmano accordi commerciali per 44 milioni di dollari

La Cina e la Corea del Sud hanno rilanciato la cooperazione economica firmando accordi per 44 milioni di dollari e numerosi memorandum d’intesa, al termine di un vertice di alto livello tra il presidente sudcoreano Lee Jae-myung e l’omologo cinese Xi Jinping a Pechino. Durante il faccia a faccia, il leader sudcoreano ha chiesto al presidente cinese di svolgere un ruolo di mediazione sulle delicate questioni della penisola coreana, inclusa quella sul nucleare nordcoreano. Xi, in risposta, ha esortato l’omologo a mostrare “pazienza” con Pyongyang, che negli ultimi tempi ha chiuso le porte del dialogo con Seul. Quella di Lee è la prima visita di un presidente sudcoreano in Cina dal 2019.