cina omc

In Cina e Asia – OMC, la Cina rinuncia a trattamento speciale

In Notizie Brevi by Redazione

Le notizie di oggi:

  • OMC, la Cina rinuncia al trattamento speciale
    Xi primo leader a partecipare all’anniversario del Xinjiang
  • Usa-Cina, deputato Smith avverte del rischio di “incomprensioni” tra le forze armate
  • Zelenskiy: “Trump può cambiare l’atteggiamento della Cina alla guerra”
  • Il FT conferma la presenza di nave cargo cinese in Crimea
  • HRW: Detenuta attivista cinese pro-Tibet
  • Vanuatu, nuovo accordo di polizia con Pechino

La Cina non rivendicherà più il trattamento speciale riservato alle nazioni in via di sviluppo presso l‘Organizzazione Mondiale del Commercio. Lo ha annunciato martedì il premier Li Qiang a New York, dove interverrà alle Nazioni Unite, aggiungendo che Pechino non rivendicherà più un “nuovo trattamento speciale e differenziato” in nessun negoziato attuale o futuro. Da tempo gli Stati Uniti lamentavano l’impossibilità di condurre una riforma significativa dell’OMC finché la Cina e le altre grandi economie non avessero rinunciato al “trattamento speciale e differenziato (SDT) concesso ai paesi in via di sviluppo. Mentre la Repubblica popolare continua a ritenersi tale, si è detta disposta a negoziare alcune concessioni in termini di sussidi e politiche industriali se questo agevolerà una ristrutturazione dell’OMC.

Xi primo leader a partecipare all’anniversario del Xinjiang

Ieri Xi Jinping è arrivato a Urumqi per partecipare agli eventi che celebrano il 70° anniversario della fondazione della Regione autonoma dello Xinjiang, assieme a due membri del Comitato permanente del Politburo: Wang Huning, massimo consigliere per gli affari etnici e religiosi, e Cai Qi, capo di gabinetto del presidente. Con loro anche Chen Xiaojiang, il nuovo capo del partito locale. Si tratta del primo leader nazionale a partecipare alla ricorrenza che passato è stata presieduta da funzionari di grado inferiore.

La storica visita del presidente “dimostra pienamente” come la leadership del partito “attribuisca grande importanza” allo Xinjiang e alla “cura per i quadri e le persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang”, ha affermato la Xinhua. All’inizio di questo mese, Pechino ha pubblicato una bozza della “Legge sulla promozione dell’unità etnica”, che per la prima volta introduce nel quadro normativo il concetto di unità etnica e “comunità nazionale cinese”.

Usa-Cina, deputato Smith avverte del rischio di “incomprensioni” tra le forze armate

Tra Stati Uniti e Cina c’è il “rischio di errori di calcolo e incomprensioni” a causa della mancanza di comunicazione, che potrebbe portare anche a “problemi ben più gravi”. Lo ha avvertito durante una conferenza stampa di ieri Adam Smith, principale esponente democratico della Commissione per le Forze armate statunitense e a capo della delegazione bipartisan della Camera in visita in Cina, la prima ufficiale dal 2019. Secondo Smith, Pechino deve comprendere la necessità di un maggiore coinvolgimento con altri grandi eserciti, vista la sua crescita record in termini di forza militare e arsenale nucleare. Tra i temi discussi anche il fentanyl e l’equo accesso al mercato cinese per le aziende statunitensi. Rispondendo a domande sulla questione TikTok, Smith ha dichiarato che la questione del controllo dell’algoritmo da parte di ByteDance non è stata ancora risolta. Il deputato Usa ha anche fatto menzione delle sfide dell’approvvigionamento delle terre rare, malgrado l’accordo raggiunto dalle due superpotenze a giugno che ha impegnato la Cina a esaminare le richieste di spedizione. 

Presente all’incontro anche l’ambasciatore statunitense in Cina, David Perdue, che ieri ha dichiarato che è più probabile che l’atteso incontro tra Donald Trump e Xi Jinping avvenga il prossimo anno piuttosto che durante il vertice in Corea del Sud del mese prossimo, come affermato dal presidente Usa sui social media.

In settimana, intanto, Li Chenggang, viceministro del Commercio e negoziatore per il commercio internazionale, ha guidato una delegazione nel Midwest statunitense per discutere di rapporti commerciali con leader politici e imprenditori Usa. Come sostengono gli analisti, le esportazioni alimentari e in particolare la soia saranno centrali in un futuro accordo commerciale. Ma la Cina, principale acquirente mondiale di soia, non ha ancora acquistato il raccolto autunnale statunitense.

Zelensky: “Trump può cambiare l’atteggiamento della Cina alla guerra”

“Penso che il presidente Trump possa cambiare l’atteggiamento di Xi Jinping verso questa guerra, perché non crediamo che la Cina voglia porre fine a questa guerra”. Lo ha dichiarato Volodymyr Zelensky a Fox News dopo aver incontrato Trump a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Il presidente ucraino si è invece detto più incoraggiato dalla postura dell’India: “Penso che dobbiamo fare di tutto per non perdere gli indiani e che cambieranno il loro atteggiamento nei confronti del settore energetico russo. Con la Cina, è più difficile perché… fino a oggi, non è nel loro interesse non sostenere la Russia”.

Il FT conferma la presenza di nave cargo cinese in Crimea

Secondo funzionari ucraini, la nave cargo cinese Heng Yang 9 è stata avvistata almeno tre volte negli ultimi mesi nel porto di Sebastopoli, in Crimea. L’uso del porto è vietato dalle sanzioni occidentali introdotte nel 2014, dopo l’annessione russa della penisola. Un’indagine del Financial Times sull’ultimo di questi viaggi, avvenuto a settembre, indica che la nave avrebbe falsificato le rotte dei transponder, i dispositivi elettronici di identificazione, per nascondere le soste in Crimea. Ufficialmente, la Heng Yang 9, battente bandiera panamense e di proprietà della Guangxi Changhai Shipping Company, risultava diretta da Istanbul a Port Kavkazi, ma foto e immagini satellitari il FT ne hanno confermato la presenza a Sebastopoli il 14 settembre. Secondo Kiev, altri attracchi sarebbero avvenuti a giugno e ad agosto, con successivi scali in Turchia ed Egitto. Il ministero degli Esteri cinesie ha risposto alle accuse consigliando alle proprie aziende di evitare contatti con i territori ucraini occupati e assicurando che i casi segnalati verranno esaminati.

HRW: Detenuta attivista cinese pro-Tibet

Zhang Yadi, attivista cinese di 22 anni, si troverebbe da quasi due mesi in stato di detenzione con l’accusa di “istigazione al separatismo”, dopo essere tornata in Cina dalla Francia per una breve visita. Secondo Human Rights Watch la ragazza, sostenitrice dei diritti del popolo tibetano, è scomparsa nella provincia sud-occidentale dello Yunnan il 31 luglio scorso e si troverebbe attualmente in una struttura detentiva nella sua città natale, Changsha, nella provincia di Hunan. Due attivisti cinesi all’estero hanno reso noto che la famiglia ha ricevuto un avviso formale del fermo per sospetta “istigazione al separatismo”, capo d’accusa che può comportare fino a 15 anni di reclusione e che in passato veniva attribuito quasi soltanto alle minoranze etniche. Zhang, esponente del gruppo Chinese Youth Stand for Tibet,  era tornata a Changsha il 5 luglio per visitare la famiglia e a settembre avrebbe dovuto trasferirsi a Londra per iniziare un master alla School of Oriental and African Studies.

Vanuatu sigla nuovo accordo di polizia con Pechino

Vanuatu, piccolo stato dell’Oceania formato da oltre quaranta isole, ha annunciato che firmerà un nuovo accordo di polizia con la Cina. L’intesa prevede la fornitura di 20 motociclette, 20 droni e attrezzature avanzate, inclusi sistemi Interpol, per un valore complessivo di 700 mila dollari. Un pacchetto che si aggiunge ai programmi di addestramento già attivi tra Pechino e le forze di sicurezza di Vanuatu. La decisione è arrivata dopo l’incontro a Pechino tra il ministro della Polizia di Vanuatu, Andrew Napuat, e il ministro della Pubblica Sicurezza cinese, Wang Xiaohong, dopo il quale la parte cinesi ha dichiarato che i due paesi hanno concordato di “rafforzare la cooperazione nella repressione dei crimini transnazionali”. La mossa potrebbe formalizzare un’intesa simile a quelle che Vanuatu ha già sottoscritto con Australia, Nuova Zelanda, Francia, Regno Unito e Papua Nuova Guinea. Non sono mancate le reazioni dell’Australia, suo principale partner di sicurezza, che di recente ha stanziato il cosiddetto patto di Nakamal, un pacchetto di cooperazione record da 500 milioni di dollari. Tuttavia, malgrado la recente visita del premier australiano Anthony Albanese a Port Vila, il governo di Vanuatu ha rinviato la firma dell’accordo per le preoccupazioni espresse da alcune forze politiche rispetto ad alcune clausole del patto, in particolare quelle che potrebbero limitare l’ingresso di investimenti esteri.