L’epidemia da coronavirus ha rafforzato l’approvazione dei cittadini nei confronti del governo cinese. E’ quanto emerge da uno studio condotto tra il 22 e il 28 aprile dello scorso anno da un team dell’università canadese York University con il supporto di 600 studenti di 53 atenei cinesi. Secondo il sondaggio, realizzato online e su base anonima, circa il 49,2% degli intervistati ha affermato di avere più fiducia nel governo centrale dallo scoppio dell’epidemia, solo il 3,3% ha dichiarato di fidarsi meno, mentre il 47,6%, non ha cambiato il proprio giudizio. Dalla ricerca emerge inoltre una differenziazione quando viene preso in esame l’operato delle autorità locali: il 30% dei rispondenti ha affermato di avere più fiducia nel governo locale, mentre per il 63% la crisi epidemica non ha avuto alcun effetto particolare. Il 6,3% degli intervistati ha invece denunciato un calo di credibilità, soprattutto a livello di comunità e villaggio, il gradino più basso della piramide amministrativa. E’ interessante notare come l’epidemia abbia sensibilmente giovato all’immagine dell’establishment soprattutto a Wuhan, la città epicentro del contagio. Nel capoluogo dello Hubei il 52,8% della popolazione coinvolta nello studio sostiene di fidarsi di più del governo di quanto non facesse prima della diffusione del coronavirus. Come sempre, considerato il clima politico, l’esito dei sondaggi realizzati in Cina va preso con le molle. Ed è indicativo che, secondo il sondaggio, a un livello di istruzione migliore corrisponde una maggiore diffidenza nei confronti della leadership al potere. [fonte SCMP]

I numeri dell’infodemia

Un nuovo studio fa luce sulla cosiddetta infodemia, l’utilizzo dei canali d’informazione per veicolare messaggi fuorvianti, propaganda e fake news in un contesto epidemico. Il fenomeno era già noto ai tempi della Sars, ma con il Covid-19 ha raggiunto proporzioni inedite. Complice una maggiore diffusione delle piattaforme social e delle tecnologie correlate. Un’indagine condotta dall’Associated Press e dall’Oxford Internet Institute nell’arco di sette mesi, ha preso in esame l’insolito attivismo dei diplomatici cinesi su Twitter, che nella Repubblica popolare è censurato. Secondo l’indagine (al momento la più approfondita), la visibilità ottenuta da media statali e funzionari cinesi è stata alimentata da decina di migliaia di retweet attribuibili ad account falsi. Un sistema di “depistaggio”che ha permesso spesso di occultare la fonte originaria dell’informazione: il governo cinese. Nello specifico, lo studio analizza il comportamento online di Liu Xiaoming, ex ambasciatore cinese a Londra, considerato il capofila della “wolf warrior diplomacy”, evidenziando come oltre la metà dei retweet ricevuti dal funzionario tra giugno e gennaio sono attribuibili a profili sospesi per violazione delle regole di Twitter sulla manipolazione dei contenuti. Complessivamente, più di uno su dieci dei retweet ricevuti da 189 diplomatici cinesi nello stesso lasso di tempo è opera di account in seguito disabilitati dal gestore della piattaforma. Per avere un’idea della portata del fenomeno basti pensare che prima dell’intervento di Twitter, 26.879 account sospetti sono riusciti a rilanciare in rete contenuti collegati ad account statali quasi 200.000 volte. La ricerca attesta come il governo cinese stia ricorrendo in maniera massiccia ai social network occidentali per raggiungere un pubblico internazionale. Il rischio è che non tutti seguano l’esempio di Twitter. Secondo quanto riferito a Bloomberg da Peter Humphrey, l’ex giornalista britannico arrestato anni fa in Cina con l’accusa di corruzione, LinkedIn avrebbe sospeso temporaneamente il suo profilo dopo la pubblicazione di post critici nei confronti del governo cinese.

Intanto nella giornata di ieri due programmatori cinesi si sono dichiarati colpevoli nell’ambito di un processo che li vede rispondere all’accusa di aver “fomentato litigi e provocato guai”.  Chen Mai e Cai Wei, entrambi ventenni, erano stati arrestati lo scorso anno dopo aver raccolto  sulla piattaforma Github un centinaio di post sull’epidemia censurati dalle autorità cinesi. Il database, noto con il nome di  Terminus 2049, conteneva le testimonianze dei medici di Wuhan, compreso l’oculista Li Wenliang nominato post mortem eroe della patria [fonte Bloomberg NYT AP]

Cina: la stretta sui fan group ha costi a nove zeri

Pechino regolamenterà in maniera più stringente l’industria dei “fan group”. Secondo quanto annunciato sabato dalla Cyber Administration si appresta ad avviare una campagna di tre mesi per “standardizzare i comportamenti online delle comunità digitali di fan (fan quan) per ridurre al minimo l’odio e gli abusi online. Il comunicato definisce i gruppi online “caotici” ed esprime preoccupazione per l'”erosione” degli adolescenti, inclini a fare qualsiasi cosa per compiacere i propri idoli. Anche violare la nuovissima legge contro gli sprechi alimentari. Il giro di vite segue infatti la sospensione del contest “You With You 3 dopo che gli organizzatori sono stati accusati di aver istigato gli spettatori a comprare e svuotare bottiglie di latte per accaparrarsi i tappi con dentro i QR code necessari per poter votare i propri beniamini. Il gesto impulsivo dimostra il potenziale destabilizzante del rapporto morboso tra idoli e seguaci. L’intervento del governo tuttavia potrebbe avere effetti economici considerevoli. Stando agli esperti, le nuove misure avranno un impatto notevole sull’enorme economia del fandom cinese, che nel 2020 dovrebbe aver raggiunto i 100 miliardi di yuan (15,8 miliardi di dollari) [fonte GT, Sixth Tone]

La Cina come modello per la tecnologia blockchain

Se la tecnologia blockchain è il futuro, il futuro è nelle mani della Cina. Il motivo è riassunto nella sigla BSN:  Blockchain-based Service Network, progetto sviluppato dal State Information Center, China Mobile e China Union Pay, o che prevede la fornitura di infrastrutture digitale a basso prezzo per gli sviluppatori di tutto il mondo: spazio server a poche centinaia di dollari all’anno, strumenti di programmazione per creare blockchain e, soprattutto, template per standardizzare alcune funzionalità di base. Secondo il WSJ, in caso di successo, BSN permetterà alla Cina di influenzare lo sviluppo futuro di Internet e promuovere l’uso internazionale delle tecnologie cinesi, come Beidou, il GPS cinese, e la valuta nazionale digitalizzata. A poco più di un anno dal lancio, lo sforzo BSN vanta 20.000 utenti e migliaia di progetti in corso. [fonte WSJ]

2 milioni di post cancellati: diffondevano il “nichilismo storico”

Mancano meno di due mesi alle celebrazioni per i 100 anni del Pcc e le autorità censorie sono già al lavoro per ripulire la cybersfera dei contenuti “nocivi”. Secondo la  Cybersecurity Administration, dall’inizio dell’anno 2 milioni di post sono stati cancellati dal web cinese per aver disseminato “nichilismo storico”, termine mutuato dalla tradizione marxista-leninista che Pechino utilizza per contrassegnare le informazioni che contestano la narrazione ufficiale degli eventi storici dal 1921 – anno della fondazione del partito –  a oggi, con particolare attenzione per i “successi storici” ottenuti dall’inizio della presidenza Xi Jinping. Altri comportamenti condannabili sono gli “attacchi alla leadership del partito”, oltre alla “diffamazione degli eroi” e della cultura tradizionale cinese. Nel mese di febbraio, Xi in persona si era scagliato contro il revisionismo storico, citato tra le cause della dissoluzione dell’Unione Sovietica. [fonte SCMP]