L’economia cinese torna a crescere. Secondo i dati rilasciati stamani dall’istitutonazionale di statistica, nel secondo trimestre dell’anno il gigante asiatico ha riportato una crescita del 3,2% su base annua, più di quanto previsto dagli analisti (2,5%). Il risultato positivo segue la storica contrazione del 6,8% annunciata ad aprile. Ma è troppo presto per cantare vittoria. Mentre il peggio è ormai passato, la domanda (quindi i consumi interni) rimane debole: le vendite al dettaglio sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, segnando il quinto mese consecutivo di flessione. Il calo dall’inizio dell’anno è complessivamente dell’11,4%, anche se l’epidemia da coronavirus sembra aver giovato all’e-commerce, in aumento del 7,3%. Wanda Film, il più grande operatore cinematografico cinese, prevede per il primo semestre perdite nette di 1,5-1,6 miliardi di yuan (214-228 milioni di dollari), rispetto all’utile netto di 524 milioni di yuan dello scorso anno. Colpa della prolungata chiusura delle sale. Ma ci sono buone notizie. Proprio oggi, è stata annunciata la riapertura dei cinema nelle aree a basso rischio per il 20 luglio. [fonte FT, Reuters]

Gli Usa impongono nuovi limiti sui visti ai dipendenti di Huawei

L’amministrazione americana sembra intenzionata a portare avanti una battaglia su larga scala contro la Cina. La minaccia di contromisure cinesi, in risposta alla decisione statunitense di eliminare lo status economico speciale concesso ad Hong Kong, non spaventa Washington che ha deciso di attaccare nuovamente Pechino e Huawei. Secondo quanto reso noto dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo, gli Usa imporranno restrizioni sui visti ai dipendenti di aziende tecnologiche cinesi, come l’azienda di Shenzhen, che forniscono materiale ai regimi che commettono violazioni dei diritti umani e abusi a livello globale. Pompeo ha anche lanciato un monito alle compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo affinché considerino “il più presto possibile” i rapporti commerciali con il colosso cinese, accusato di essere la ‘quinta colonna’ del Partito Comunista Cinese in merito alla sicurezza nazionale. Il Segretario di Stato, in una nota, ha anche evidenziato l’utilizzo della tecnologia di Huawei nei cosiddetti campi di internamento degli uiguri nello Xinjiang.
[fonte: NYT]

Bruxelles si avvicina a New Delhi nel mezzo delle tensioni diplomatiche con Pechino

Ieri si è concluso virtualmente il 15° summit indo-europeo. Presieduto dal premier indiano Nerandra Modi, dal Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’appuntamento è stata l’occasione per rafforzare il partenariato bilaterale basato su principi e valori condivisi di democrazia, libertà, stato di diritto e rispetto dei diritti umani. Il tema centrale è stata la sicurezza e difesa, inclusa quella marittima nell’Oceano Indiano. I leader europei, alla ricerca di un ambizioso accordo di libero scambio con l’India, hanno espresso l’intenzione di voler diversificare le catene di approvvigionamento comunitario per ridurre la dipendenza di risorse cruciali come i farmaci – soprattutto il paracetamolo – di cui l’India è il terzo produttore al mondo. L’Unione europea ha definito New Delhi un “partner indispensabile”, considerate le tensioni diplomatiche con la Cina. Michel ha colto inoltre l’occasione per invitare Modi a risolvere pacificamente con Pechino la disputa sulle zone contese. [fonte: Bloomberg, SCMP]

Le quotazioni cinesi dominano il mercato globale nel 2020

Il primo semestre di quest’anno si è chiuso positivamente per il mercato asiatico. Le società dell’Asia hanno guadagnato oltre 46 miliardi di dollari attraverso le vendite di azioni nei primi sei mesi del 2020, che rappresentano il 49% dei 93,9 miliardi di dollari a livello globale. Secondo i dati raccolti da Bloomberg questo è il valore più alto registrato nella prima metà dell’anno nell’ultimo decennio, sottolineando la crescente quota delle attività dell’Asia sui mercati dei capitali azionari. Le società cinesi invece rappresentano la maggior parte delle vendite asiatiche nel secondo trimestre, proprio perché la seconda economia mondiale è emersa dalla pandemia di coronavirus prima di altri Paesi del mondo. Anche la crescente tendenza delle aziende cinesi quotate negli Stati Uniti, che cercano di ritornare in Cina in seguito alle tensioni commerciali tra i due giganti, ha contribuito all’aumento del valore delle azioni. [fonte: Bloomberg]

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