Si è conclusa con successo la missione di Chang’e-5, la sonda lanciata sulla luna lo scorso 23 novembre per recuperare campioni di roccia utili alla ricerca scientifica. Alle due di questa mattina (le 19 di ieri sera in Italia), la capsula di rientro Chang’e-5 è atterrata in sicurezza nel distretto di Siziwang, una vasta regione della Mongolia interna, portando con sé circa 2 kg di rocce lunari. Una volta messa in sicurezza dall’Amministrazione spaziale nazionale cinese (Cnsa), la capsula verrà trasportata e consegnata a un laboratorio di Pechino per le analisi del materiale raccolto. Sbarcata sulla luna il 1° dicembre, Chang’e-5 ha scavato fino a due metri di profondità per raccogliere i campioni lunari; dopo aver issato la bandiera cinese sul nostro satellite, la sonda ha avviato le manovre per fare ritorno sulla Terra. I media statali cinesi hanno presentato l’impresa come una promessa mantenuta, dopo una pausa durata oltre quarant’anni. Con la missione Chang’e-5, la Cina è infatti il terzo Paese ad aver portato campioni lunari sulla Terra, dopo l’ex Unione sovietica e gli Stati Uniti. [fonte Global Times ]

Huawei riceve l’ok sul 5g dalla Germania

Un disegno di legge approvato dal gabinetto della cancelliera tedesca Angela Merkel potrebbe consentire l’utilizzo della tecnologia di Huawei nelle reti 5g in Germania. Il provvedimento deve ottenere l’approvazione del Bundestag. Berlino non vuole formalizzare l’esclusione delle tecnologie del colosso cinese dal Paese, nonostante le pressione esercitate dall’amministrazione del presidente americano Donald Trump. Gli Stati Uniti ritengono che le tecnologie di Huawei possano essere utilizzate dalla Cina per spiare e rubare informazioni sensibili, ponendo una minaccia economica e alla sicurezza per gli Usa e i suoi alleati. Ma il licenziamento del provvedimento comporterebbe dei vantaggi geopolitici e commerciali per la Germania, che non vuole perdere la fetta di mercato automobilistico in Cina. Inoltre, il disegno di legge, se approvato, garantirebbe una tutela per le aziende statali che hanno già contratti in essere con il colosso di Shenzhen. Le tedesche Deutsche Telekom, Vodafone e Telefónica hanno già avviato i lavori con Huawei sull’infrastruttura delle reti di quinta generazione nel Paese. [fonte Wsj ]

Cyberattacco cinese contro il sistema di videosorveglianza della sede dell’Unione africana

Il personale tecnologico dell’Unione Africana ha scoperto che un gruppo di hacker cinesi ha violato i server del sistema di videosorveglianza installato nel quartier generale dell’Unione africana ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Secondo alcuni documenti revisionati dalla Reuters, l’attacco è stato effettuato lo scorso gennaio da un gruppo di hacker cinese soprannominato “Bronze President”, quando i diplomatici e funzionari africani si sono riuniti per l’appuntamento annuale della lega panafricana. Non è chiaro ancora quanti e quali dati siano stati rubati, ma i tecnici dell’Unione africana non possono escludere altri attacchi simili. Sono stati proprio gli ingegneri cinesi ad aver costruito il nuovo centro conferenze dell’Unione africana nel 2012, mentre i tecnici cinesi lavorano ancora oggi sull’infrastruttura digitale dell’organizzazione. Probabilmente dietro il cyber attacco c’è l’interesse di Pechino di soddisfare ulteriormente le esigenze economiche e commerciali del continente africano. Il governo cinese è infatti il principale creditore dell’Africa. [fonte Reuters]

Il Tesoro americano definisce il Vietnam e la Svizzera manipolatori di valuta

L’amministrazione del presidente americano Donald Trump nella giornata di ieri ha definito la Svizzera e il Vietnam manipolatori di valuta. A meno di un mese dall’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca, il presidente uscente Trump compromette così i rapporti commerciali internazionali. Per essere etichettati come manipolatori, i Paesi devono avere almeno un surplus commerciale di oltre 20 miliardi di dollari con gli Stati Uniti, un intervento in valuta estera superiore al 2 per cento del PIL e un surplus delle partite correnti globali superiore al 2 per cento del PIL. Il Vietnam e la Svizzera hanno ampiamente superato questi criteri, con interventi sui cambi rispettivamente del 5 per cento e del 14 per cento del PIL. Ma non sono solo Berna e Hanoi a essere finiti nel mirino di Washington. Nel rapporto pubblicato ieri, il Tesoro degli Stati Uniti ha anche aggiunto India, Thailandia e Taiwan a un elenco di Paesi che avrebbero deliberatamente svalutato le loro valute rispetto al dollaro, ai danni dei lavoratori e delle imprese americane. [fonte Reuters]

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