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In Cina e Asia – La ferrovia China-Europe Express aggira lo Stretto di Hormuz

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Pechino aggira la chiusura dello Stretto di Hormuz con la rete ferroviaria China-Europe Express 
  • Usa e Giappone testano missili dalle Filippine, protesta la Cina
  • Il divieto delle apparecchiature cinesi costerà all’Ue 400 miliardi di dollari
  • L’ASEAN vuole aprire il dialogo con il Myanmar
  • Cina: “Garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz”
  • La Corea del Nord elimina dalla Costituzione i riferimenti all’unificazione con il Sud
  • Vietnam, leader To lam in India eleva le relazioni bilaterali
La Cina aggira la chiusura dello Stretto di Hormuz con la rete ferroviaria China-Europe Express 

Aspirapolveri e pantaloni da jogging potrebbero diventare più costosi in Cina se il conflitto in Iran dovesse protrarsi a lungo. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha infatti ridotto l’approvvigionamento petrolifero verso l’Asia, con ricadute dirette sulla produzione di plastica, derivata dal greggio. Così il prezzo della plastica è aumentato di circa il 50% rispetto al periodo precedente alla guerra, determinando una situazione persino più grave rispetto alla pandemia di Covid-19. In questo contesto fragile per il commercio globale, la China-Europe Railway Express, la rete ferroviaria merci che collega le fabbriche cinesi ai mercati dell’Asia centrale, della Russia e dell’Europa, sta infatti assumendo un ruolo sempre più centrale. Solo nel primo trimestre del 2026, nel pieno del conflitto con l’Iran, i treni merci tra Cina ed Europa hanno effettuato 5.460 viaggi e trasportato 546.000 TEU, con un aumento rispettivamente del 29% e del 22% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati del gruppo ferroviario statale cinese analizzati da Straits Times.

Cina: “Garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz”

La Cina ha affermato che una cessazione completa delle ostilità è di “estrema urgenza” e che la prosecuzione dei negoziati rimane “di fondamentale importanza”, dopo l’incontro a Pechino tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il capo della diplomazia cinese Wang Yi. Il ministro cinese ha dichiarato che i Paesi del Golfo e dell’Asia occidentale “dovrebbero prendere il proprio futuro nelle proprie mani”, aggiungendo il sostegno di Pechino alla “costruzione di un quadro regionale di pace e sicurezza guidato dai Paesi della regione”. Wang ha inoltre definito la Cina “un partner strategico affidabile dell’Iran”.

Usa e Giappone testano missili dalle Filippine, la Cina protesta

Il 5 maggio, durante un’esercitazione militare nelle Filippine, gli Stati Uniti hanno lanciato per la prima volta un missile Tomahawk dal sistema terrestre Typhon Mid-Range Capability, a due anni dal suo dispiegamento nel Paese. Il sistema ha una gittata fino a 2.000 chilometri, che consentirebbe di colpire anche obiettivi nel territorio cinese partendo dalle Filippine. Il test è avvenuto in concomitanza con le esercitazioni Balikatan tra USA-Filippine, che quest’anno hanno visto anche il lancio da parte delle Forze di Autodifesa (SDF) giapponesi di due missili anti-nave Type 88 per la prima volta dal suolo filippino. Il collaudo ha previsto l’affondamento di una nave da guerra fuori servizio nelle acque prospicenti il Mar Cinese Meridionale. Pechino si è opposta al doppio dispiegamento, sostenendo che contribuisca a destabilizzare la sicurezza regionale, e ha esortato Manila a rimuovere gli armamenti e a “correggere l’errore il prima possibile”. Secondo Pechino, è la prima volta che il Giappone utilizza armi “offensive” dalla seconda guerra mondiale, segno a suo dire di un ritorno al “militarismo” di epoca imperiale.

Il divieto delle apparecchiature cinesi costerà all’Ue 400 miliardi di dollari

Le proposte dell’Unione europea per rafforzare la sicurezza del blocco attraverso la graduale eliminazione delle apparecchiature di fornitori cinesi potrebbero costare oltre 400 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Secondo uno studio commissionato dalla Camera di commercio dell’Unione europea in Cina (CCCEU) e condotto da KPMG, la sostituzione forzata dei fornitori cinesi in 18 settori critici comporterebbe un costo complessivo di 367,8 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030. Sei Paesi membri sarebbero i più colpiti, con perdite superiori ai 10 miliardi di euro: Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia e Paesi Bassi. La Germania, da sola, arriverebbe a sostenere costi per 170,8 miliardi di euro. I settori più esposti sarebbero quelli dell’energia e delle telecomunicazioni, considerati centrali per le transizioni digitale e verde dell’UE. Proprio in questi ambiti Bruxelles ha già iniziato a introdurre restrizioni più mirate. L’Ue ha infatti vietato l’uso di inverter cinesi, dispositivi fondamentali per l’utilizzo di pannelli solari e turbine eoliche. Bruxelles teme che rappresentino un rischio per la sicurezza nazionale.

L’ASEAN vuole aprire il dialogo con il Myanmar

Il ministro degli Esteri thailandese, Sihasak Phuangketkeow, ha dichiarato di voler invitare il suo omologo birmano a un incontro con i principali diplomatici regionali, con l’obiettivo di costruire un consenso all’interno dell’ASEAN su un maggiore coinvolgimento con il nuovo governo militare del Myanmar. L’ASEAN ha vietato la partecipazione dei leader della giunta militare birmana alle riunioni di alto livello dopo il colpo di Stato del 2021. Nel frattempo, le Filippine hanno chiesto che il Myanmar consenta all’inviato speciale dell’ASEAN di incontrare l’ex leader Aung San Suu Kyi, autorizzata ora a scontare il resto della sua pena agli arresti domiciliari, sebbene in circostanze ancora poco chiare.

La Corea del Nord elimina dalla Costituzione i riferimenti all’unificazione con il Sud

La Corea del Nord ha eliminato dalla propria Costituzione ogni riferimento alla riunificazione con la Corea del Sud. Nell’ultima versione della carta fondamentale non compare più la clausola secondo cui il Paese “si sforza di realizzare l’unificazione della madrepatria”. Il documento aggiornato introduce inoltre una nuova formulazione sulla delimitazione del territorio nazionale, che confina a nord con Cina e Russia e a sud con la “Repubblica di Corea”. Pyongyang ribadisce inoltre che non tollererà “alcuna violazione del proprio territorio”. Da Seul hanno fatto sapere che, nonostante gli ultimi sviluppi, “a seguito di un’analisi approfondita, il governo promuoverà con coerenza la politica di coesistenza pacifica nella penisola coreana”.

Vietnam, leader To lam in India eleva le relazioni bilaterali

Si è concluso con una dichiarazione congiunta l’incontro di ieri a Nuova Delhi tra il primo ministro dell’India, Narendra Modi, e il presidente del Vietnam, To Lam. La visita di Stato del leader vietnamita, comprendente anche impegni di natura economica a Mumbai, si conclude oggi 7 maggio. La dichiarazione congiunta ha per oggetto l’elevazione del partenariato bilaterale, la cooperazione economica e commerciale, la difesa e la sicurezza, la tecnologia e l’innovazione, l’energia e l’ambiente, la sanità, la connettività marittima, lo sviluppo e la cooperazione multilaterale, i rapporti parlamentari e culturali. I due Paesi hanno deciso di elevare le relazioni a “partenariato strategico onnicomprensivo rafforzato”, consolidando il quadro istituzionale basato su dialogo politico regolare e meccanismi esistenti (commissioni economiche, consultazioni strategiche, dialoghi di difesa e sicurezza). È stato ribadito l’impegno a implementare gli accordi esistenti e il piano d’azione 2024-2028. Il settore della difesa e della sicurezza si conferma un pilastro della relazione. Le parti intendono rafforzare la cooperazione nell’addestramento, nelle esercitazioni, nella produzione industriale congiunta, nella sicurezza marittima e informatica, nella lotta alla criminalità transnazionale. È previsto l’avvio di un dialogo strategico 2+2. (Agenzia Nova)