I media statali cinesi hanno reagito con cauto ottimismo alla vittoria di Joseph R. Biden Jr. nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Da un lato, secondo il Global Times, tabloid vicino al PCC, il risultato potrebbe inaugurare un periodo di ripristino delle relazioni sino-americane, offrendo un’opportunità per riprendere la comunicazione di alto livello e ricostruire la fiducia strategica. In particolare, il Global Times suggerisce che i due paesi potrebbero trovare ambiti di cooperazione, in particolare nella lotta al cambiamento climatico, nel contenimento della pandemia di Covid-19 e nello sviluppo di vaccini. Dall’altro lato, anche se la stampa cinese ha identificato una nuova fase distensiva nelle relazioni USA-Cina, la propaganda nazionalistica ha continuato a fomentare la narrazione del declino americano – un ritornello costante negli ultimi mesi, nei quali una Cina sempre più ricca e fiduciosa ha cercato di vendersi al resto del mondo come una valida alternativa per la leadership globale. In particolare, i media cinesi, tra cui anche l’emittente nazionale CCTV, hanno messo l’accento sull’instabilità del modello americano, portando come argomenti le manifestazioni Black Lives Matter e le proteste emerse durante il periodo elettorale. Molti media cinesi hanno inoltre deriso Trump, che aveva rivendicato su Twitter la vittoria quando ormai la matematica lo dava sconfitto. Sebbene sia stato Trump ad aver reso della demonizzazione della Cina un elemento centrale della sua retorica elettorale, molti esperti concordano che anche con la vittoria di Biden l’opinione pubblica americana nei confronti della Cina rimane polarizzata, con tensioni geopolitiche tra i due paesi che continueranno a ribollire su controversie irrisolte quali il movimento per la democrazia ad Hong Kong, la guerra commerciale e Taiwan.[fonte NYT]

Non solo Cina: la mania del live streaming diventa globale

Una volta business tutt’altro che fondamentale, il live streaming ha rivoluzionato le abitudini dei consumatori cinesi generando un mercato da 70 miliardi di dollari. Incoraggiate dal successo dei live streaming in patria, le aziende cinesi bramano nuovi influencer per sponsorizzare i loro prodotti all’estero, rivolgendosi sempre di più a volti occidentali per le loro campagne pubblicitarie. Zhang Zhiguo, CEO di Linkone Interactive, ha affermato che la sua azienda sta formando influencer stranieri da ormai due anni, per creare nuovi talenti che saranno poi ingaggiati dai marchi cinesi per la loro espansione all’estero. Stati Uniti, Francia e Spagna sono tra i paesi in cui le aziende cinesi hanno le mire più ambiziose. Alcune compagnie pianificano addirittura l’apertura di basi di live streaming all’estero. Tra questi vi è la Neusoft Cloud Technology, un’azienda informatica di Shenyang che sta già creando una base live streaming in Francia, con l’obiettivo di reclutare tra i 300 ed i 500 influencer nei prossimi tre anni. Il successo del live stream in Cina ha anche ispirato altri colossi dell’e-commerce: il gigante statunitense Amazon ha lanciato Amazon Live all’inizio dello scorso anno, seguita, nel sud-est asiatico, dalla piattaforma di e-commerce Shopee. Persino i media statali cinesi hanno pubblicizzato il live streaming come mezzo per alleviare la povertà nelle aree rurali, incitando gli agricoltori a vendere i loro prodotti online. Quest’anno, i canali presenti sulla piattaforma di e-commerce Taobao hanno registrato vendite per oltre 100 milioni di yuan (14,9 milioni di dollari) durante un festival dello shopping a giugno. Le aspettative sono ora alte per il periodo di sconti più elevato dell’anno, il “Giorno dei single”, che si celebrerà l’11 novembre. [fonte AsiaTimes]

Cina: in orbita il primo satellite 6G

La Cina ha inviato in orbita 13 satelliti tra cui il primo satellite sperimentale 6G al mondo.I dispositivi sono stati inviati nello spazio dal razzo Long March-6, decollato dal centro di lancio di Taiyuan: oltre al satellite 6G, a bordo del vettore c’erano anche, per la prima volta, dieci satelliti stranieri di tipo New Sat, Beihangxing Sat-1 e Bayi 03, di proprietà dell’Argentina. Il satellite sperimentale 6G è stato sviluppato congiuntamente dalla Chengdu Guoxing Aerospace Technology, l’UESTC e dalla Beijing MinoSpace Technology e verrà utilizzato per verificare le prestazioni della tecnologia 6G nello spazio, dove le comunicazioni saranno lanciate, invece che dalla consueta frequenza dell’onda millimetrica 5G, alla frequenza terahertz. La tecnologia dovrebbe essere oltre 100 volte più veloce del 5G, consentendo una trasmissione perfetta nello spazio per ottenere comunicazioni a lunga distanza usando meno energia. Il satellite trasporta inoltre un sistema di rilevamento ottico che sarà usato per monitorare lo stato delle colture, prevenire gli incendi boschivi, controllare le risorse forestali e fornire immagini e dati satellitari. [fonte YicaiGlobal]

Il voto in Myanmar tra tensioni e aspettative

Domenica 8 novembre si sono tenute le elezioni generali in Myanmar, che la consigliere di stato e leader della National League of Democracy (NLD) Aung San Suu Kyi ha confermato nonostante le numerose richieste di rinvio dovute alla pandemia di Covid-19. Le elezioni, tenutesi 5 anni dopo la storica vittoria di Suu Kyi , si sono svolte in un clima di tensioni etniche, economiche e politiche. Anzitutto i forti contrasti tra il governo ed i musulmani rohingya, che, dopo le violenze subite per mano del Tatmadaw (l’esercito birmano), si sono visti privati del voto, poiché la maggior parte di loro è rifugiato in Bangladesh. Critiche al governo, colpevole di non aver assicurato delle condizioni adatte al voto, sono arrivate anche dai militari: a metà ottobre infatti, la Commissione Elettorale ha annullato il voto, per ragioni di sicurezza, in nove intere circoscrizioni del Rakhine, tradizionale roccaforte dell’Arakan National Party (ANP) così come negli stati di Shan e Kachin. La questione della rappresentanza etnica ha accentuato le rivalità politiche: in due dichiarazioni ufficiali, i militari hanno affermato che la Commissione Elettorale ha mostrato molte carenze nonostante i quattro anni a disposizione per preparare le elezioni, addossando al governo le colpe per eventuali irregolarità elettorali. Suu Kyi ha vinto le ultime elezioni con una maggioranza schiacciante ed ha stipulato un accordo di condivisione del potere con i generali che detengono ancora numerosi privilegi, tra cui il diritto a ben il 25% dei seggi in parlamento. Il principale sfidante dell’NLD è l’Unione Solidarietà e Sviluppo, sostenuta dai militari, ma gli elettori hanno potuto scegliere tra più di 6.900 candidati tra 92 partiti politici ed indipendenti. Le votazioni si sono concluse ieri alle ore 16 ed i primi risultati sono previsti nella tarda serata di oggi. [fonte TheIrrawaddy; BBC]

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