Sabato scorso la Cina ha emesso un nuovo ordine che permetterà alle aziende cinesi di denunciare al Ministero del Commercio qualsiasi legge straniera che vieti o limiti illegittimamente le transazioni con società e individui cinesi. Le cosiddette “Regole per contrastare l’applicazione extraterritoriale ingiustificata della legislazione straniera e di altre misure” si applicheranno a circostanze che “vietino o limitino impropriamente” ad individui, società e istituzioni cinesi lo svolgimento di normali attività economiche, commerciali e correlate con paesi terzi, secondo quando affermato dal Ministero del Commercio. Secondo le nuove leggi, il Ministero del Commercio, una volta esaminate le segnalazioni delle aziende, potrebbe emettere un’ingiunzione contro il riconoscimento, l’esecuzione e il rispetto di tali leggi e provvedimenti stranieri, garantendo inoltre, se necessario, la totale riservatezza nel processo di segnalazione. Nonostante gli Stati Uniti rimangano un mercato chiave per molte aziende cinesi, gli esperti concordano sul fatto che molte società americane saranno colpite dalla nuova regolamentazione, ed in particolare dall’articolo 9 che prevede che qualsiasi azienda che si conformi alle sanzioni contro le entità cinesi possa essere citata in giudizio per un risarcimento in Cina. L’ordine sembrerebbe dunque l’ultimo di una serie di azioni intraprese da Pechino per compensare l’impatto delle restrizioni commerciali imposte dagli Stati Uniti, che hanno minacciato nuove sanzioni per Hong Kong e per la Cina continentale in seguito all’arresto di oltre 50 politici dell’opposizione nell’ex colonia britannica. Tali minacce seguono le misure emesse da Washington verso il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam – che è stata sanzionata insieme ad alti funzionari in agosto per il loro presunto ruolo nel limitare le libertà politiche nella città – e dozzine di altre aziende cinesi, tra cui il principale produttore di chip SMIC e il produttore di droni DJI, inserite nella lista nera americana per motivi di sicurezza nazionale. Per ottemperare ad un ordine esecutivo emanato dal presidente uscente Donald Trump, la Borsa di New York revocherà inoltre questa settimana anche le azioni di China Telecom, China Mobile e China Unicom. [fonte SCMP; FT]

Taiwan: gli USA allentano le restrizioni diplomatiche

“Oggi annuncio che revocherò tutte queste restrizioni (diplomatiche) autoimposte”. È con queste parole che il segretario di stato americano Mike Pompeo ha formalizzato il riavvicinamento diplomatico tra Washington e Taipei, abbandonando così la prassi che dal 1979 imponeva forti restrizioni ai legami americani con Taiwan, in favore di quelli con la Cina. Infatti, sebbene gli Stati Uniti non abbiano relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan, i contatti tra i due stati sono regolati da una serie di codici che limitano il luogo in cui i funzionari possono incontrarsi e persino il modo in cui viene condotta la corrispondenza. Mentre l’annuncio di Pompeo sembra marcare una vittoria per Taipei, che da mesi conduce una serrata campagna politica filostatunitense, per Washington le prospettive non sono così chiare. Da un lato c’è chi sostiene la posizione di Pompeo, che segnerebbe una nuova fase più progressista delle relazioni con Taiwan e favorirebbe una più stretta cooperazione militare tra i due paesi, già legati da un florido commercio di armamenti; dall’altro lato, i democratici americani hanno già manifestato il loro disappunto nei confronti delle dichiarazioni di Mike Pompeo, considerate come mirate ad infiammare Pechino appena due settimane prima che il nuovo presidente eletto, Joe Biden, cominci il suo mandato. Non è la prima volta che i critici hanno accusato l’amministrazione Trump di aver tentato di ostacolare il margine di manovra del team Biden: il mese scorso, gli Stati Uniti hanno già rotto le convenzioni riconoscendo il Sahara occidentale e, secondo fonti ufficiose, starebbero considerando di designare i ribelli Houthi dello Yemen come organizzazione terroristica, una decisione che probabilmente complicherebbe gli sforzi per risolvere il conflitto. Mentre Pechino non ha ancora commentato le nuove dichiarazioni riguardo Taiwan, un ufficiale vicino a Biden ha affermato che il nuovo presidente eletto ha reso più volte esplicito, durante la sua campagna, che le relazioni con Taipei saranno condotte secondo le norme previste dal Taiwan Relations Act del 1979, così come secondo il principio di Una Sola Cina. [fonte FT]

La Corea del Nord annuncia un potenziamento del suo programma nucleare

Kim Jong-un ha annunciato al Congresso del Partito dei Lavoratori che punterà sull’aumento delle capacità nucleari del paese con la costruzione di nuovi missili balistici intercontinentali (ICBM), sia terrestri che sottomarini. Il leader – che ieri è stato nominato segretario generale del partito come il padre e il nonno – ha ordinato nel suo discorso la creazione di missili balistici intercontinentali più precisi, leggeri e più piccoli, alimentati da combustibile solido invece del liquido attualmente in uso. Restano però incognite sulla velocità con cui questi ambiziosi piani verranno realizzati. Dopo un riavvicinamento diplomatico con il presidente Trump – che però non si è concretizzato in nessun palpabile progresso – l’annuncio di Kim Jong-un arriva pochi giorni prima dell’insediamento di Joe Biden come presidente degli Stati Uniti. Il leader coreano ha dichiarato che, indipendentemente da chi governa a Washington, il suo paese continuerà a sviluppare missili balistici come arma di negoziazione, poiché non si aspetta che il cambio di presidente modifichi la politica americana nei confronti del suo paese. “Risponderemo alla forza con la forza e alla buona volontà con buona volontà”, ha dichiarato Kim. Tuttavia, la Corea del Nord sta affrontando una catastrofica crisi economica legata alla pandemia e alle gravi inondazioni del 2020, fattori che hanno messo in ginocchio la già precaria economia di un paese isolato dalle dure sanzioni ONU. Kim ha dovuto riconoscere che il suo “piano quinquennale di sviluppo economico non ha raggiunto i suoi obiettivi praticamente in ogni settore”. [NYT, scmp]

Cala la popolazione di Corea del Sud e Taiwan

I paesi asiatici più sviluppati mostrano da anni segni di invecchiamento della popolazione, ma il 2020 è stato il primo anno in cui sia la Corea del Sud che Taiwan hanno visto la loro popolazione ridursi drasticamente. Nonostante alcune differenze, entrambi i paesi affrontano sfide simili per aumentare i loro tassi di fertilità, che quest’anno sono i due più bassi al mondo. Il tasso di fertilità della Corea del Sud batte tutti i record, raggiungendo appena lo 0,9 (per garantire una demografia stabile sarebbe necessario almeno un tasso di 2,1 figli per donna). A Taiwan, il tasso di natalità continua a scendere ininterrottamente dal 2000, con le nascite che lo scorso anno sono crollate a 165.000, un calo del 7% rispetto al 2019. Le morti hanno anche superato le nascite per la prima volta, spingendo la popolazione complessiva dell’isola a scendere dello 0,2% a 23,56 milioni, secondo i dati forniti dal ministero degli Interni. Tra le cause che spiegano questi dati vi sono società altamente competitive in cui è difficile combinare l’educazione dei figli con una carriera. Insieme a questo, a Taipei come a Seoul gli alti prezzi delle case e la precarietà economica dei più giovani, uniti a salari ostinatamente stagnanti, hanno fatto il resto, obbligando le nuove generazioni a rimandare o rinunciare ad avere figli. I governi, spaventati dall’impatto economico di una società che invecchia, stanno iniziando a lanciare misure economiche per incoraggiare i tassi di natalità: l’ultimo pacchetto di incentivi è stato introdotto solo poche settimane fa dal presidente Moon Jae-in, che ha offerto indennità mensili di 300.000 won, (circa $ 274), per ogni neonato e bambino fino all’età di 1 anno a partire dal 2022. Le coppie in attesa otterrebbero inoltre un bonus in contanti di 2 milioni di won i a partire dal prossimo anno, oltre che maggiori benefici medici e sgravi di altro tipo. [fonte NYT, CNA]

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