La nostra rassegna quotidiana


Sarà Singapore a ospitare il disgelo tra Pyongyang e Washington

“L’incontro molto atteso tra Kim Jong Un e me si svolgerà a Singapore il 12 giugno, entrambi tenteremo di renderlo un momento davvero speciale per la pace mondiale!” E’ il tweet con cui Trump ha annunciato i dettagli dello storico meeting. Dopo mesi di congetture, Singapore si conferma la meta prescelta. Sicurezza e neutralità sembrano essere le due caratteristiche vincenti. A metà tra Oriente e Occidente, l’ultramoderna città-stato ha infatti una robusta infrastruttura di sorveglianza che la rende una delle città più sicure d’Asia. Applica rigide restrizioni su media e incontri pubblici, proprio come piace a Pyongyang. Per il momento l’unica meta estera raggiunta da Kim è la Cina, dove si è recato ben due volte in 40 giorni. Da un punto di vista politico, Singapore considera gli Usa un alleato ma mantiene anche relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, ospitando un’ambasciata pienamente funzionante. Il primo studio legale internazionale e il primo fast food aperti a Pyongyang sono proprio singaporiani. A ciò si aggiunge l’esperienza maturata come location di riconciliazioni diplomatiche, avendo ospitato nel 2015 lo storico meeting tra il presidente cinese Xi Jinping e l’omologo taiwanese Ma Ying Jeou.

Pyongyang ha cominciato a smantellare il sito di Punggye-ri

Secondo quanto riferito al Washington Post da Jeffrey Lewis, a capo del programma per l’Asia orientale del James Martin Center for Nonproliferation Studies, “nelle ultime due settimane, cinque o sei edifici si sono inspiegabilmente abbattuti”. Negli scorsi giorni, Kim Jong-un aveva preannunciato la chiusura del sito in segno di riconciliazione prima degli attesi incontri con Moon Jae-in e Trump invitando esperti e giornalisti stranieri a controllare le operazioni di smantellamento. I grandi edifici principali sono ancora in piedi, ma quelli più piccoli, più periferici in corrispondenza dei portali nord e sud, ovvero gli accessi ai principali tunnel, sono stati rimossi, ha spiegato Lewis. Un primo passo verso la strada della denuclearizzazione? Secondo un ultimo studio della Earth Observatory of Singapore at Nanyang Technological University che integra i rilevamenti sismografici con immagini satellitari suggerisce danni irreparabile sotto la sommità della montagna che ospita il sito. “Questi risultati ci fanno desumere che gran parte del sito di test di Punggye-ri è inutilizzabile e che ulteriori test potrebbero richiedere un investimento sostanziale per la costruzione di un’altra struttura altrove”,

La nuova agenzia anticorruzione fa una prima vittima

A soli due mesi dalla sua nascita, la nuova superagenzia anticorruzione ha fatto una prima vittima. Si tratta di Chen Yong, 45 anni, ex autista del governo del distretto di Jianyang, nel Fujian, messo sotto indagine nell’ambito di un caso che vede coinvolto un alto funzionario locale. Secondo quanto riportato a Caixin dalla sorella, il corpo dell’uomo presenterebbe il volto sfigurato anche se secondo la ricostruzione della polizia ha riferito che il decesso è avvenuto in seguito a un malore durate un interrogatorio. Si tratta del primo caso sospetto a macchiare la reputazione della Commissione Nazionale di Supervisione, il nuovo ministero incaricato di controllare l’operato dei lavoratori statali anziché soltanto dei membri del Partito come fatto finora dalla Commissione per l’ispezione della disciplina. Alle critiche degli osservatori stranieri, Pechino aveva assicurato che il nuovo organo avrebbe operato sotto stretto controllo dei legislatori e che gli interrogatori sarebbero stati registrati.

A dieci anni dal terremoto, la battaglia di Beichuan continua

A dieci anni di distanza, la popolazione colpita dal terremoto del 2008 è ancora in cerca di spiegazioni. Il 12 maggio di quell’anno nella contea di Beichuan, nel Sichuan, morirono oltre 1000 studenti tra le rovine delle cosiddette “scuole di tofu”, edifici costruiti secondo standard scadenti. All’epoca i corpi di oltre 500 bambini sono stati estratti dalle macerie e i loro resti cremati e sepolti in una tomba comune vicino alla scuola senza il consenso dei genitori. Tutt’oggi la vulgata ufficiale attribuisce la strage a un “disastro naturale” assolvendo il governo locale da ogni responsabilità. Ma per chi ha perso i propri figli la battaglia non finisce qui. Tra controlli serrati, intimidazioni e arresti sono circa 100 i genitori a battersi ancora per la verità, numeri in lenta discesa.