Con più di 110.000 domande depositate, la Cina ha ufficialmente superato gli Stati Uniti come primo paese al mondo per numero di brevetti relativi all’intelligenza artificiale. L’annuncio è arrivato lunedì scorso alla World Internet Conference (WIC), durante un discorso di Li Yuxiao, vicecapo dell’Accademia cinese di studi sul cyberspazio. Secondo la società di ricerca iiMedia, la sorveglianza è stata il più grande singolo settore finale di applicazione dell’IA in Cina – rappresentando il 53,8% di tutti i brevetti basati sull’intelligenza artificiale- seguita a ruota dalla finanza con il 15,8%, dal marketing con l’11,6% e dai trasporti con il 4,2%. Durante la WIC, che si è conclusa martedì, sono stati inoltri resi pubblici due studi separati – il China Internet Development Report 2020 ed il World Internet Development Report 2020 – entrambi focalizzati sugli sforzi della Cina nello sviluppo dell’economia digitale, che include la creazione di infrastrutture quali data center e reti 5G per sostenere la crescita del paese durante e dopo la pandemia di coronavirus. Secondo i rapporti rilasciati alla WIC, l’economia digitale cinese nel 2019 ha raggiunto un valore totale di oltre 35,8 bilioni di yuan (5,4 bilioni di dollari), pari al 36,2% del prodotto interno lordo del paese. [fonte SCMP]

Entra in funzione Hualong One, il primo reattore nucleare Made in China

Venerdì scorso la Cina ha messo in funzione il suo primo reattore nucleare sviluppato a livello nazionale – l’Hualong One – una vera e propria pietra miliare nelle ambizioni di Pechino di diventare meno dipendente dagli alleati occidentali in materia di sicurezza energetica e tecnologia strategica. Il reattore, che è già stato collegato alla rete nazionale, può generare 10 miliardi di chilowattora di elettricità ogni anno, riducendo le emissioni di carbonio di 8,16 milioni di tonnellate, secondo quanto affermato dalla China National Nuclear Corporation (CNNC). L’Hualong One è installato in uno stabilimento nella provincia del Fujian, nella Cina orientale, e sarà predisposto all’uso commerciale entro la fine dell’anno, una volta convalidati alcuni test di sicurezza e performance. Attualmente, la Cina ha in funzione 47 centrali nucleari, per una capacità produzione totale di 48,75 milioni di kilowatt, la terza più alta al mondo dopo Stati Uniti e Francia. Tuttavia, fino ad ora nessun reattore era stato completato usando esclusivamente tecnologie domestiche: l’Hualong One è dunque il primo frutto dei miliardi di dollari investiti da Pechino per sviluppare il suo settore dell’energia nucleare e raggiungere gli obiettivi chiave del piano “Made in China 2025”. [ fonte CGTN]

Cina: dal 2021 divieto totale all’importazione di rifiuti

In una dichiarazione congiunta rilasciata mercoledì scorso dai ministeri dell’Ambiente e del Commercio cinesi, le autorità hanno dichiarato che la Cina imporrà, entro la fine dell’anno, il blocco totale di importazione di rifiuti solidi. Il divieto è l’ultimo di una serie di politiche introdotte da Pechino per contrastare il crescente problema di inquinamento causato da rifiuti importati: infatti, già nel luglio 2017 il Consiglio di Stato aveva introdotto nuove regole che vietano l’importazione di “rifiuti stranieri”, bloccando l’accesso a ben quattro categorie di rifiuti solidi, compresi i rottami di plastica. Poi, a metà del 2018, la Cina aveva annunciato che avrebbe messo fine a tutte le importazioni di rifiuti solidi entro la fine del 2020, che nel marzo 2018 registravano cifre di importazione pari a ben 45 milioni di tonnellate. Nonostante la provata efficienza delle recenti politiche cinesi di importazione dei rifiuti esteri, quest’ultime hanno incontrato una forte resistenza internazionale, particolare dagli Stati Uniti che, ancora privi di una catena industriale per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, hanno fatto di molti paesi asiatici la destinazione privilegiata degli scarti industriali. Sebbene le nuove politiche ambientali abbiano introdotto ingenti costi per la Cina – tra cui costi aziendali più elevati, interruzioni nelle forniture di materie prime e cali delle entrate fiscali a livello locale – gli esperti del settore concordano sul fatto che il divieto totale di importazione di rifiuti frutterà alla Cina non solo benefici ambientali, ma incentiverà inoltre l’industria cinese ad aggiungere valore ai suoi prodotti. [fonte SCMP]

Corea del Nord: giro di vite sui mercati monetari, giustiziato commerciante di valuta

La Corea del Nord ha giustiziato un commerciante di valuta, in un giro di vite sui mercati monetari che, secondo l’agenzia di spionaggio sudcoreana, dimostrerebbe la volontà da parte di Kim Jong Un di stringere la sua presa sull’economia. L’esecuzione segue un apprezzamento del won nordcoreano di quasi il 20% rispetto al dollaro USA, una delle più grandi fluttuazioni degli ultimi anni. Il repentino cambiamento mette in luce la crescente instabilità dell’economia nordcoreana, fattore di grande preoccupazione per Pyongyang. Andrei Lankov, un esperto della Seoul Kookmin University, ha sottolineato come ci siano stati segni di “cambiamenti significativi” nella situazione monetaria nordcoreana da ottobre scorso, dopo anni di notevole stabilità finanziaria: per molto tempo Kim Jong Un avrebbe infatti incoraggiato il decentramento ed il passaggio del paese alle relazioni di mercato tra imprese private ed individui. Un trend che ora il leader della Corea del Nord starebbe cercando di interrompere. Secondo molti, l’esecuzione va letta come un avvertimento mirato a dissuadere dall’agire contro le istruzioni del regime sull’uso della valuta che, a seguito dell’improvvisa catastrofica rivalutazione del won nel 2009, ha visto le valute estere sempre più utilizzate nel commercio transfrontaliero e nelle transazioni sul mercato privato. La repressione dei commercianti di valuta estera ed il controllo più stretto sui mercati valutari arrivano nel momento in cui Kim combatte le ricadute economiche della pandemia di coronavirus: il leader nordcoreano aveva infatti rivendicato il merito dello sviluppo economico sperimentato dal paese tra il 2011 ed il 2017, costruendo su di esso la propria immagine. La crisi ed il crescente isolamento economico di Pyongyang, aggravato da Covid-19 e dalle catastrofi ambientali dell’ultimo anno, potrebbero aver diminuito la liquidità nelle casse del paese in modo tale da portare Kim Jong Un a dover riaffermare la propria leadership proprio attraverso un irrigidimento del controllo sul mercato valutario. [fonte FT]

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