La provincia orientale cinese dello Jiangxi è la prima del paese ad aver approvato una misura che consentirà alle famiglie che si trasferiscono in città di poter cambiare il proprio hukou, senza dover aspettare di soddisfare i requisiti necessari o essere sottoposti a restrizioni. Nel tentativo di colmare il divario tra la popolazione urbana e quella rurale, le autorità della regione la scorsa settimana hanno abolito le restrizioni per la registrazione delle famiglie che dalla campagna si spostano in città. In precedenza, le persone dovevano vivere e lavorare in una particolare città per un determinato periodo di tempo prima che l’hukou fosse concesso. La riforma del Jiangxi, sebbene rivoluzionaria, rientra nel piano di urbanizzazione nazionale del 2014 che prevedeva come 100 milioni di residenti rurali, che si trasferivano in città, ottenessero il documento entro il 2020. Per comprendere la difficoltà di ottenere il documento, è necessario guardare le statistiche: dallo scorso anno, il 60,6 per cento della popolazione cinese vive in aree urbane, sebbene solo il 44,4 sia in possesso di un hukou urbano. In Cina, la registrazione del proprio nucleo familiare, o hukou, è collegata a vari benefici sociali tra cui l’accesso all’assistenza sanitaria, all’istruzione pubblica e persino alla proprietà. Il sistema dell’hukou è entrato in vigore nel 1958, poiché il governo cinese cercava di industrializzare le città assicurando al contempo che le persone delle campagne rimanessero nei loro villaggi per mantenere un approvvigionamento alimentare stabile. Il sistema è in vigore da allora, nonostante la crescente attenzione sulle situazioni spesso difficili per i lavoratori migranti e le loro famiglie. [fonte Sixth Tone]

Cyber attacchi cinesi contro il sistema energetico indiano

Il gruppo RedEcho, collegato alla Cina, prende di mira il settore energetico indiano tra le crescenti tensioni ai confini sino indiano, che hanno visto un scontro e conseguenti vittime lo scorso maggio. Secondo la Recorded Future, la società del Massachusetts (Usa)  che studia l’uso di Internet da parte di attori statali, esiste un malware programmato per intervenire nel sistema di approvvigionamento elettrico indiano, bloccandone anche la trasmissione. La Recorded Future ha potuto constatare l’utilizzo sistematico di tecniche avanzate di cyber intrusione per ottenere tranquillamente un punto d’appoggio in quasi una dozzina di nodi critici nell’intera infrastruttura indiana di generazione e trasmissione di energia elettrica. La scoperta solleva la dubbi sul blackput che  ha colpito il 13 ottobre la città di Mumbai, uno dei centri commerciali più attivi del paese. Il caso dell’interruzione di elettricità nella città è stato spiegato dai funzionari indiani come una conseguenza di attacchi informatici di origine cinese. Le autorità hanno avviato un’indagine formale,  per cui si dovrebbe riferire nelle prossime settimane. Nemmeno New Delhi esclude, quindi, che possa essere stato un messaggio inviato da Pechino, che vuole mostrare all’India cosa accadrebbe se rivendicasse i confini contesi. [fonte NYT ]

La Mongolia Interna interrompe l’estrazione del bitcoin

La Mongolia Interna, che è il principale consumatore di energia in Cina, sospenderà tutti i progetti di estrazioni di bitcoin, sia quelli nuovi che quelli già in corso, prima della fine di aprile per raggiungere l’obiettivo prefissato di risparmio energetico. L’estrazione di bitcoin, infatti, richiede enormi quantità di potenza di calcolo e utilizza grandi quantità di energia e le operazioni vengono principalmente svolte in province come la Mongolia Interna, il Sichuan e lo Xinjiang a causa dei bassi prezzi dell’elettricità. Ma la Mongolia Interna è stata l’unica delle 30 aree sottoposte alla revisione del consumo energetico e dell’intensità energetica di Pechino che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi nel 2019, attirando critiche dal governo centrale a settembre. Gli sforzi per frenare tutte le industrie ad alto consumo energetico verseranno sicuramente acqua fredda sul crescente entusiasmo per estrattori di bitcoin, che sono stati stimolati dall’impennata dei prezzi, con la criptovaluta attualmente scambiata a oltre 47.000 dollari, rispetto a oltre 8.500 di un anno fa. Il trading di criptovalute è stato vietato in Cina dal 2019 per timori che possa rappresentare una minaccia per i mercati finanziari, anche se l’estrazione di bitcoin è consentita. [fonte SCMP]

Il frutto della discordia tra Pechino e Taipei è l’ananas

L’ananas è il nuovo simbolo che può accendere uno scontro economico tra Taiwan e la Cina. Taipei sta invitando i taiwanesi ad acquistare il frutto esotico per sostenere i coltivatori locali, dopo che Pechino ha introdotto un divieto di importazione nel paese. Secondo le autorità sanitarie cinesi, nel corso dell’anno scorso è stata riscontrata una costante presenza di parassiti nel frutto. La leader di Taiwan, Tsai Ing-wen, che ha sempre mantenuto una posizione ferma nei confronti di Pechino, si è recata a Kaohsiung, nel sud dell’isola per rassicurare i coltivatori, promettendo loro incentivi e misure governative per facilitare un accesso dei prodotti agricoli al mercato globale. Per contrastare il divieto, i settori pubblico e privato hanno promosso la vendita della frutta per il consumo locale. Diverse aziende tecnologiche, tra cui PX Mart, I-MEI Foods, Largan Precision, hanno lanciato una campagna di acquisti e hanno effettuato ordini fino a 10 mila tonnellate di frutta per aiutare gli agricoltori locali.Il divieto di Pechino ha attirato una forte opposizione online. Il ban è entrato in vigore lunedì e ha alimentato il risentimento dell’opinione pubblica taiwanese verso la Cina. Il risentimento è principalmente della classe politica dell’isola, che accusa Pechino di tentare di utilizzare il divieto per punire Taiwan. Molti utenti dei social network hanno denunciato le misure repressive economiche cinesi, sottolineando come Pechino abbia adottato con Taipei lo stesso atteggiamento commerciale applicato a Canberra. [fonte SCMP]

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