Il box office cinese ha superato quello del Nord America, diventando il primo al mondo. Secondo la stampa statale,  alla mezzanotte di mercoledì, il botteghino cinese aveva totalizzato 12,95 miliardi di yuan (1,93 miliardi di dollari) dall’inizio del 2020, rispetto agli 1,925 miliardi degli States. Un successo che va attribuito principalmente alle ultime produzioni nazionali, prime tra tutte Ottocento, il film sull’occupazione giapponese, che ha incassato  3 miliardi di yuan, pari al 23,9% del totale. Contestualmente, stando all’Istituto nazionale di statistica, i prezzi dei biglietti sono aumentati del 4,1% su base annua nel mese di settembre. Per quanto il sorpasso cinese fosse nell’aria da anni, è stata determinante la pandemia e la conseguente chiusura dei cinema, tuttora sbarrati a New York e in California. Motivo per cui gli analisti tendono a trattenere l’entusiasmo. [fonte GT, ChinaFilmInsider]

Covid: nuovo cluster a Qingdao. Sospeso il direttore della commissione sanitaria

Giro di vite a Qingdao, la città dello Shandong dove è in corso un nuovo focolaio di Covid-19. Sono 13 i casi registrati questa settimana, quasi tutti collegati al Qingdao Chest Hospital. Secondo i media statali, il virus è stato introdotto nella struttura ospedaliera da due lavoratori portuali, probabilmente infettati durante lo scarico di prodotti congelati. La malattia si sarebbe poi diffusa a causa delle scarse misure protettive e della cattiva pulizia della strumentazione radiologica. Nella giornata di ieri il capo della commissione sanitaria locale è stato sospeso dal proprio incarico mentre il direttore dell’ospedale è stato licenziato nell’attesa che vengano concluse le indagini. Intanto, le autorità hanno ordinato tamponi per tutta la popolazione: circa 9,4 milioni di persone, a cui si aggiunge un altro migliaio di visitatori giunti in città per le vacanze della “golden week” [fonte Reuters, Strait Times]

Pechino sospenderà il debito di 11 paesi africani

La cinese Exim Bank, uno dei principali creditori della Belt and Road, ha accettato di alleggerire il debito contratto da 11 paesi africani. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri cinese aggiungendo che Pechino rinuncerà anche ai prestiti senza interessi – una minima parte dei finanziamenti cinesi all’estero – in scadenza per la fine del 2020 contratti da 15 paesi del continente. L’annuncio è giunto in concomitanza all’estensione per altri sei mesi della Debt Service Suspension Initiative (DSSI), il programma lanciato dai paesi del G20 per sospendere i pagamenti dei debiti e alleggerire i paesi più poveri, già vessati dalla pandemia. Confermando la propria adesione, lo scorso giugno il gigante asiatico ha accettato per la prima volta di avviare negoziati su base multilaterale, salvo poi annunciare la mancata partecipazione della China Development Bank, controllata dal Consiglio di Stato e coinvolta nel finanziamento di grandi progetti infrastrutturali. Colloqui bilaterali per un’eventuale ristrutturazione del debito sono già in corso con Zambia, Angola, Etiopia, Repubblica del Congo, Gibuti, Mozambico e Kenya. L’esito delle negoziazioni influenzerà anche le decisioni dell’FMI riguardo all’approvazione di un eventuale piano di salvataggio. [fonte SCMP]

Il mercato azionario cinese supera i 10mila miliardi di dollari

Il valore totale del mercato azionario cinese ha oltrepassato la soglia record dei 10 mila miliardi di dollari, più di quanto valeva prima della bolla del 2015. Secondo dati di Bloomberg, la capitalizzazione di mercato di tutte le azioni quotate a Shanghai e Shenzhen ha raggiunto i 10,08 mila miliardi di dollari, più del 10,050 di cinque anni fa. Oltre 3 mila miliardi sono stati aggiunti solo da marzo. Secondo gli esperti, però, il contesto attuale è ben diverso: non solo il rally di allora era stato amplificato dal margin lending – che ora ha molto meno peso – le valutazioni sono anche più coerenti con i fondamentali. Con buona parte dei mercati occidentali ancora semiparalizzati dalla pandemia, la ripresa dell’economia cinese è parsa un faro nel buio per gli investitori. Complice lo snellimento delle procedure di ammissione alle quotazioni coniugato al rafforzamento del renminbi. [fonte Bloomberg]

Museo della Bretagna cancella mostra su Gengis Khan

Il museo di storia ospitato nel Castello dei duchi di Bretagna, nella città francese di Nantes, è stato costretto a sospendere una mostra sull’imperatore mongolo Gengis Khan a causa delle pressioni esercitate dal governo cinese “per una riscrittura parziale della cultura mongola a favore di una nuova narrativa nazionale”. Secondo il direttore del complesso museale, l’esposizione sarà posticipate di almeno tre anni “in nome dei valori umani, scientifici ed etici che difendiamo”. Tra le richieste ad aver reso necessario un cambio di programma quella di rimuovere dalla mostra alcune parole, tra cui “Gengis Khan”, “Impero” e “Mongolo” nonché di poter mettere mano ad opuscoli, leggende e mappe. L’evento, organizzato in partnership con il Museo della Mongolia Interna a Hohhot, segue di poco una controversa riforma dei programmi scolastici della regione autonoma che prevede un ridimensionamento del mongolo come lingua d’insegnamento. Decisione accolta dalla popolazione con le proteste più massicce degli ultimi anni. [fonte Guardian]

Corea del Sud: IPO record per la casa discografica dei BTS

Ben 8,7 mila miliardi di won, circa 7,6 miliardi di dollari. E’ il valore raggiunto ieri da Big Hit, la casa discografica dietro alla boyband sudcoreana BTS, dopo il primo giorno di negoziazioni.  La società ha raccolto quasi 963 miliardi di won (840 milioni di dollari) numeri che rendono l’IPO la più collocazione sul mercato sudcoreano negli ultimi anni. Il capo dell’etichetta discografica, Bang Si-hyuk, proprietario del 43% della società, diventa così uno degli uomini più ricchi della Corea del Sud, mentre i 7 membri del gruppo hanno ricevuto 68.385 azioni ciascuno, per un valore totale di 7,9 milioni di dollari. Il successo, che dipende interamente dalla popolarità dei BTS, lascia perplessi gli analisti che sottolineano i rischi tipici del settore musicale e non solo: eventuali scandali, tragedie impreviste e la leva obbligatoria, a cui sarà tenuta anche la boy band. [fonte NYT]

Filippine: il partito comunista dichiara guerra alle aziende cinesi

Il partito comunista filippino, dichiarato fuorilegge da Manila, ha dato mandato ieri al suo braccio armato di colpire compagnie e obiettivi cinesi coinvolti in progetti infrastrutturali. Nel mirino vi sono anche imprese statali legate al governo e al partito, che sono state inserite nella lista nera degli Stati Uniti perché artefici della “militarizzazione” impressa da Pechino nel mar Cinese meridionale “Alcune di queste compagnie – prosegue la dichiarazione – sono coinvolte in progetti infrastrutturali di vasta portata, per la realizzazione di vie di accesso alle miniere e dighe che invadono sempre più nel profondo le terre ancestrali delle minoranze e le foreste di varie parti del Paese”. Questi progetti, aggiunge, “non causano solo lo sfollamento di migliaia di persone e agricoltori” dalle loro terre, ma “causano anche il caos nell’ecosistema naturale delle restanti foreste”. [fonte BenarNews, AsiaNews]

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