I titoli di oggi della nostra rassegna: 
– Come i millennial cinesi stanno riplasmando il mercato del lavoro
– La vita segreta di uno dei sospettati per la morte di Kim
– Cina, ex capo della sicurezza sul lavoro condannato a 15 anni per tangenti
– Mar cinese meridionale, quasi completati atolli artificiali per lancio missili
– Giappone, Amnesty contro le politiche restrittive su rifugiati e sorveglianza sui musulmani Come i millennial cinesi stanno riplasmando il mercato del lavoro

Addio al posto fisso. I tempi di crisi delle aziende statali, In Cina sempre più millennial preferiscono lavoretti giornalieri in grado di lasciare maggiori libertà e la possibilità di spostarsi da una città all’altra. Un sondaggio condotto nel 2016 tra 13mila studenti universitari rivela che il 48 per cento dei rispondenti non ha intenzione di entrare nel mercato del lavoro tradizionale, E’ a loro che si rivolge la startup DouMi, specializzata in occupazioni part-time, che in soli sei mesi ha visto gli utenti attivi mensili raggiungere la cifra di 20 milioni. Un tempo la massima ambizione della classe media era ottenere una laurea e una professione stabile. Oggi i giovani lavoratori sono sempre più esigenti e meno disposti aperti al compromesso. Una situazione che sta inducendo le grandi imprese private a rispolverare il sistema della "ciotola di ferro" – in voga nel comparto statale negli anni ’50-’60 – dove all’assunzione vengono affiancati appartamento, istruzione per i figli e altri invitanti benefit.

La vita segreta di uno dei sospettati per la morte di Kim

Per tre anni Ri, uno dei sospettati per la morte del fratellastro del leader nordcoreano, ha vissuto come un fantasma a Kuala Lumpur. Non si è mai presentato a lavoro nella ditta di prodotti di erboristeria nella quale era assunto. Non si capisce da chi prendesse i soldi. Si sa soltanto che assieme alla famiglia viveva in una normale casa in affitto. La figlia studia all’Università Help, la stessa che nel 2013 onorò Kim Jong Un con una laurea per premiare gli sforzi profusi nell’educare i nordcoreani

Cina, ex capo della sicurezza sul lavoro condannato a 15 anni per tangenti

L’ex più alto funzionario del governo cinese incaricato della sorveglianza sulla sicurezza sul lavoro è stato condannato a 15 anni di carcere per corruzione. Yang Dongliang era stato rimosso dal proprio incarico per negligenza sull’incidente del porto di Tianjin dell’agosto 2015, nel quale una serie di esplosioni in un deposito di materiali chimici provocò ingenti danni alla struttura. Yang è l’ultima «tigre» colpita in ordine di tempo nella lotta anti-corruzione del presidente Xi Jinping: nella sentenza di condanna infatti non viene specificato se ci sia un legame tra le tangenti — l’equivalente di 4 milioni di euro — e l’incidente di Tianjin.

Mar cinese meridionale, quasi completati atolli artificiali per lancio missili

La Cina ha quasi completato la costruzione di una decina di atolli artificiali nel mar cinese meridionale in grado di ospitare strutture per il lancio di missili a lungo raggio. A dirlo è Reuters che cita due funzionari del governo americano rimasti anonimi. Resta ora da capire quali politiche decideranno di adottare gli Stati Uniti. Secondo i funzionari infatti l’atto costituirebbe l’inizio di una «escalation militare». Il segretario di Stato Rex Tillerson aveva affermato il mese scorso che alla Cina dovrebbe essere negato l’accesso alle isole in via di costruzione nel Mar cinese meridionale, suscitando veementi reazioni da parte di Pechino. Per il momento però, confermano dal Pentagono, gli Usa hanno intenzione di mantenere una posizione di non militarizzazione del tratto di mare conteso.

Giappone, Amnesty contro le politiche restrittive su rifugiati e sorveglianza sui musulmani

Il governo giapponese deve fare di più per proteggere le minoranze, scrive Amnesty International nel suo rapporto annuale pubblicato in queste ore. L’organizzazione internazionale scrive di nutrire preoccupazioni per il trattamento delle minoranze religiose ed etniche attualmente residenti in Giappone e sul destino dei rifugiati e richiedenti asilo. Nel 2016 Tokyo ha approvato una legge contro l’incitamento all’odio e alla discriminazione ma secondo Amnesty il provvedimento manca di coerenza e di specificità. È però sulle politiche di accettazione dei rifugiati — 28 su quasi 11mila richiedenti — e sulle politiche di sorveglianza costante dei musulmani in vigore almeno dal 2010 che Amnesty punta il dito. Le autorità di sicurezza giapponesi custodiscono infatti profili dettagliati di migliaia residenti di religione musulmana compresi dati su viaggi e finanze.