“Un regalo di compleanno”. Così il direttore dell’ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, Zhang Xiaoming, ha definto l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale. Ma per gran parte degli hongkoghesi il 1 luglio quest’anno si è celebrato il funerale della regione amministrativa speciale tornata 23 anni fa alla mainland sotto il motto “un paese due sistemi”. Proprio ieri, mentre i cittadini sfidavano i divieti anti-covid marciando in ricordo dell’handover, la controversa legge antisedizione è entrata in vigore. Dei 370 arresti messi a segno dalla polizia durante la manifestazione (non autorizzata), dieci sono avvenuti per violazioni della legge. La giornata era cominciata a Causeway Bay con il fermo di un uomo in possesso di una bandiera inneggiante all’indipendenza di Hong Kong. La legge prevede pene dai tre anni di detenzione all’ergastolo per chi viene incriminato. Il segretario alla Giustizia, Teresa Cheng Yeuk-wah, ha dichiarato in conferenza stampa che in ultima istanza “il contesto e le prove devono dimostrare la condotta e l’intenzione criminali”. Difficilmente le rassicurazioni placheranno le polemiche. Con la pubblicazione del testo della legge è venuta meno ogni speranza. Pechino sembra essere andato ben oltre quanto preventivato dagli analisti. Da ieri, per difendere sicurezza nazionale il governo centrale avrà il diritto – grazie a una nuova agenzia in loco – di gestire direttamente “i casi più complicati” che riguardano l’ingerenza di forza straniere avviando procedimenti (anche nella Cina continentale) a carico non solo dei residenti di Hong Kong e per atti compiuti non necessariamente nell’ex colonia britannica. Vuol dire che sarà perseguibile anche chi si recherà all’estero per promuovere sanzioni contro la Cina. E non è finita qui. L’articolo 54 stabilisce la necessità di “rafforzare la gestione” delle Ong e dei media stranieri. Non per nulla c’è chi a Hong Kong ha definito la legge “un secondo handover”. [fonte: SCMP, Guardian]

Taiwan e Gran Bretagna aprono le porte ai rifugiati hongkonghesi

Intanto Taiwan e Gran Bretagna si apprestano ad accogliere i cittadini intenzionati a lasciare il Porto Profumato. Definendo la mossa di Pechino una violazione degli accordi del 1984, il ministro degli Esteri inglese Dominic Raab ha annunciato che rivedrà il regime dei visti per gli abitanti di Hong Kong dotati dello status di “British overseas” così da estendere il permesso di soggiorno da sei mesi a 5 anni, con la possibilità di fare in seguito domanda per la cittadinanza. La misura potrà essere applicata al 40% della popolazione locale. A Taipei invece è stato inaugurato un ufficio incaricato di supportare quanti intenzionati a trasferirsi nell’isola democratica per motivi di lavoro/studio o perché perseguitati dalle autorità. Ma il governo di Tsai Ing-wen nella legge ci vede anche un’opportunità per attrarre talenti e multinazionali in fuga dalla regione amministrativa speciale. Un sentire diffuso anche a Tokyo, dove il partito liberal democratico spera ancora di strappare a Hong Kong lo status  di hub finanziario internazionale. Non sono da meno gli Stati Uniti, dove ieri la Camera dei rappresentanti ha approvato una propria versione della legge – già passata in Senato – che prevede l’imposizione di sanzioni contro le banche che fanno affari con i funzionari cinesi coinvolti nella repressione di Hong Kong, mentre il Congresso discute una bozza bipartisan mirata ad assegnare lo status di rifugiato ai residenti dell’ex colonia britannica. Misure simili sono oggetto di dibattito anche in Canada e Australia.  [SCMP, Reuters, Bloomberg, WSJ]

Il Pcc compie 99 anni

Mercoledì il Partito comunista cinese ha compiuto 99 anni. L’evento è stato ricordato dai media statali con particolare enfasi considerate le circostanze epidemiche. Il messaggio è chiaro: la vittoria contro Covid-19 ha messo in risalto la superiorità del sistema cinese e della sua leadership. “Sotto la guida risoluta del partito con il compagno Xi Jinping come nucleo centrale, la Cina ha combattuto con saggezza una guerra del popolo”, scrive il People’s Daily, “il popolo cinese si è unito per combattere la pandemia, ha fatto pesanti sacrifici e ha ottenuto grandi risultati strategici”. L’agenzia di stampa Xinhua si è concentrata invece sulla composizione della membership. Nel 2019 il Pcc ha superato i 91,9 milioni di membri, 1,32 milioni in più dell’anno precedente. Tra le nuove reclute il 45,6% è in possesso almeno di un diploma di scuola superiore mentre oltre l’80% non ha più di 35 anni. [fonte: SCMP, Xinhua]

Per la prima volta il gas russo arriverà in Cina in treno

A partire da questo mese il gas russo comincerà ad arrivare in Cina anche su rotaia. Lo ha annunciato martedì Alexey Shilo,vicedirettore generale di Russia Railways spiegando che l’accordo nasce dall’esigenza di raddoppiare i commerci bilaterali rispetto all’attuale soglia di 100 miliardi di dollari annui. entre, normalmente, il greggio viene spedito per vie marittime, l’utilizzo dei collegamenti ferroviari permetterà di ovviare allo “squilibrio di container a disposizione in Russia e Cina”. Nonostante la crisi epidemica, durante i primi cinque mesi dell’anno il trasporto ferroviario di merci tra i due paesi ha superato gli 11 milioni di tonnellate, pari a un aumento annuo del 25 percento. Complessivamente, le esportazioni dalla Cina hanno riportato un incremento del 43%, mentre le importazioni di prodotti agricoli dalla Russia sono lievitate del 27,8%. [fonte: Global Times]

Taiwan strizza l’occhio al Somaliland

Il governo taiwanese ha annunciato l’apertura di un ufficio di rappresentanza in Somaliland, una autodichiarata repubblica senza nessun riconoscimento della comunità internazionale. Si trova nella parte nord occidentale della Somalia, tra Etiopia e Gibuti, dove tra l’altro la Cina ha la sua per ora unica (ufficiale) base militare all’estero. Il ministro degli Esteri di Taipei, Joseph Wu, ha annunciato l’apertura di una sede diplomatica, facendo riferimento a un comune “amore per libertà e democrazia”. Diversi analisti sostengono che la benedizione taiwanese alla Repubblica di Somaliland possa in realtà essere controproducente perché Taipei, in un momento nel quale ha incassato numerosi riconoscimenti per la sua gestione della pandemia sulla scena internazionale, rischia di abbassare l’asticella dei suoi rapporti diplomatici. Il governo taiwanese, dal canto suo, cerca di aumentare il numero dei rapporti diplomatici ufficiali dopo essere rimasta con soli 15 paesi a riconoscere la Repubblica di Cina come stato indipendente. [fonte: Bloomberg]

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