I titoli di oggi:
- Giappone, il premier Ishiba annuncia le dimissioni
- Cina, avviata indagine per corruzione a carico di un ex alto dirigente finanziario
- Deputati repubblicani: “Il Pentagono ha finanziato l’industria militare cinese”
- Gli Usa avviano indagine su invio mail con informazioni sensibili
- Nel 2019 gli Stati Uniti hanno organizzato un’operazione militare segreta in Corea del Nord
- Corea del Sud, previsto il rimpatrio di centinaia di lavoratori arrestati negli Stati Uniti
- Distensione tra India e Usa, per Modi i rapporti restano “molto buoni”
Shigeru Ishiba ha annunciato che si dimetterà da primo ministro del Giappone, appena undici mesi dopo l’inizio del suo mandato. La decisione, resa pubblica il 7 settembre, è arrivata a seguito delle forti pressioni interne al suo partito (il Partito Liberal Democratico, LDP) dovute alla sconfitta della coalizione di governo alle elezioni per il rinnovo della camera alta dello scorso 20 luglio. Dopo aver perso la maggioranza in entrambe le camere, Ishiba aveva detto che sarebbe rimasto al timone per garantire stabilità al paese e negoziare un accordo sui dazi con gli Stati Uniti, siglato poi a fine luglio. Il LDP si riunirà in settimana per organizzare nuove elezioni intrapartitiche che determineranno il cambio ufficiale della leadership, con però una grossa differenza rispetto al passato: senza maggioranza in parlamento, non sarà più automatico che il prossimo leader del partito diventerà anche il futuro primo ministro del Giappone.
Intanto nei giorni scorsi erano emersi nuovi dettagli legati all’accordo commerciale con gli Stati Uniti. Come riportato dal Nikkei, la riduzione dei dazi americani sulle merci giapponesi è stata concessa a seguito di una promessa di investimenti da 550 miliardi di dollari – da rispettare entro gennaio 2029 – che sarà lo stesso presidente americano Donald Trump a decidere in quali settori allocare. Al momento non è però chiaro se i termini dell’accordo resteranno in piedi anche dopo il prossimo cambio di governo in Giappone.
Cina, avviata indagine per corruzione a carico di un ex alto dirigente finanziario
Yi Huimian, ex presidente della Commissione cinese per la regolamentazione dei titoli (CSRC), è stato messo sotto indagine per corruzione. Come riportato da Caixin, l’investigazione a carico di Yi potrebbe essere legata alla sua carriera nella Banca commerciale e industriale della Cina (ICBC), visto che recentemente altri ex dirigenti del gruppo sono caduti in disgrazia con accuse analoghe. Yi era una figura con importanti legami all’interno del settore finanziario e industriale cinese ed era stato per cinque anni (2019-2024) alla guida della CSRC, l’ente regolatore del mercato dei titoli cinesi. Anche il suo predecessore, Liu Shiyu, è stato processato per corruzione, e più in generale vari esponenti di spicco della finanza cinese sono stati arrestati o licenziati nell’ultimo decennio con la stessa accusa. Secondo il South China Morning Post, Xi Jinping starebbe tentando di “ripulire” il settore in un momento di grande incertezza dovuto al rischio di decoupling finanziario dagli Stati Uniti.
Gli Usa avviano indagine su invio mail con informazioni sensibili
Le autorità degli Stati Uniti stanno indagando sul caso di una e-mail inviata apparentemente da un parlamentare repubblicano con all’interno un software malevolo mirato a fornire alla Cina informazioni sui colloqui commerciali con l’amministrazione Trump. A riportarlo è il Wall Street Journal, secondo il quale l’inchiesta riguarda un carteggio elettronico attribuito al deputato John Moolenaar che a luglio avrebbe contattato gruppi commerciali, studi legali e agenzie governative statunitensi. A insospettire i riceventi del messaggio è stato l’utilizzo di un indirizzo di posta non governativo. Secondo le prime ricostruzioni, analisti informatici avrebbero in realtà ricondotto l’invio al gruppo di hacker APT41 collegato all’intelligence di Pechino. L’incidente si è verificato poco prima del meeting tra i team cinese e americano avvenuto in Svezia a luglio.
Deputati repubblicani: “Il Pentagono ha finanziato l’industria militare cinese”
Il 5 settembre la commissione del Congresso americano sul Partito Comunista Cinese, a guida repubblicana, ha presentato un report di 79 pagine nel quale ha accusato il Pentagono di aver finanziato centinaia di progetti con università e istituti cinesi legati all’industria della Difesa della Repubblica popolare. Secondo i deputati repubblicani, la cooperazione accademica tra i due paesi avrebbe permesso a Pechino di “sfruttare” le università americane per favorire la propria ascesa tecnologica e militare. Nel mirino sono finiti oltre 1.400 progetti avviati tra il 2023 e il 2025, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari, che riguardano settori sensibili come intelligenza artificiale, tecnologia quantistica e semiconduttori. Il portavoce dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti, Liu Pengyu, ha parlato di accuse “prive di fondamento”. Già in passato Pechino si era difesa sottolineando i benefici reciproci della cooperazione accademica con Washington.
Nel 2019 gli Stati Uniti hanno organizzato un’operazione militare segreta in Corea del Nord
Secondo un’inchiesta del New York Times, nel 2019 gli Stati Uniti organizzarono un’operazione militare segreta in Corea del Nord per intercettare le comunicazioni del leader nordcoreano Kim Jong Un. La missione venne approvata direttamente da Donald Trump (all’epoca al suo primo mandato) e prevedeva che alcuni membri delle forze speciali della marina statunitense (Navy SEAL ), a bordo di due mini-sottomarini, installassero sulla costa nordcoreana un dispositivo che sarebbe servito a spiare le conversazioni dei vertici di Pyongyang. Il piano fallì poco prima dello sbarco a causa del passaggio di una barca di pescatori, che si avvicinarono ai Navy SEAL probabilmente insospettiti da quello che stava accadendo. Una volta scoperti, i soldati americani spararono verso la nave uccidendo tutto l’equipaggio, composto da due o tre civili, a cui furono perforati i polmoni così che potessero sprofondare. La missione venne così abortita e mai resa nota al Congresso, come prevedrebbe la legge americana. Stando alle ricostruzioni, l’operazione sarebbe stata organizzata poche settimane prima del vertice di Hanoi tra Trump e Kim, del 27 e 28 febbraio 2019.
Corea del Sud, previsto il rimpatrio di centinaia di lavoratori arrestati negli Stati Uniti
Il 7 settembre, a seguito di vari colloqui tra le parti, Corea del Sud e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo per organizzare il rimpatrio dei trecento lavoratori sudcoreani detenuti in Georgia come “immigrati illegali”. La scorsa settimana le autorità americane anti-immigrazione avevano infatti arrestato 475 operai di un impianto della Hyundai di Savannah: oltre 300 di loro erano di nazionalità sudcoreana. Seul aveva definito l’operazione “deplorevole”, anche a causa del trattamento riservato ai detenuti, mostrati in alcune immagini incatenati a polsi, vita e caviglie.
L’arresto dei lavoratori migranti sudcoreani è arrivato pochi giorni di distanza dal vertice tra i presidenti Donald Trump e Lee Jae Myung, che si è tenuto il 25 agosto a Washington. Secondo la CNN, Trump potrebbe inoltre visitare la Corea del Sud a ottobre per il forum dell’APEC.
Distensione tra India e Usa, per Modi i rapporti restano “molto buoni”
Il premier indiano Narendra Modi ha detto che i rapporti tra India e Stati Uniti restano “molto buoni”, nonostante le recenti tensioni dovute ai dazi al 50% imposti da Washington a Nuova Delhi (che comprendono un +25% dovuto alle importazioni indiane di petrolio russo). Le parole di Modi sono arrivate in risposta a un commento con cui Trump ha minimizzato l’avvicinamento dell’India a Pechino e riaffermato l’amicizia che lo lega al primo ministro indiano. Modi, che la scorsa settimana ha partecipato al summit SCO di Tianjin, non presenzierà all’incontro virtuale dei BRICS in programma l’8 settembre: secondo gli analisti, la decisione riflette l’intenzione di Nuova Delhi di mantenersi in equilibrio tra Cina e Stati Uniti.
