Mentre il mondo intero era intento a guardare il solenne momento dell’insediamento alla Casa Bianca di Joe Biden come 46esimo presidente degli Usa, Pechino ha salutato l’amministrazione del presidente uscente Donald Trump con una raffica di sanzioni. La Cina ha deciso di sanzionare 28 funzionari di primo piano che hanno gravemente violato la sovranità nazionale e che sono stati i principali responsabili di misure restrittive legate a questioni interne cinesi. Nel mirino delle nuove sanzioni, c’è Mike Pompeo, ex Segretario di Stato Usa, ma anche Peter Navarro, Robert O’Brien, David Stilwell, Matthew Pottinger, Alex Azar II, Keith Krach e Kelly DK Craft, così come John Bolton e Stephen Bannon. A queste persone e ai loro parenti sarà vietato entrare in Cina, a Hong Kong e a Macao, e sarà vietato fare affari dentro la Muraglia. Pechino, tra l’altro, sembra voler tendere un ramoscello d’ulivo a Washington. Ieri, poco ore prima dell’insediamento del nuovo Potus, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha affermato nel corso della conferenza stampa giornaliera che la Cina vuole lavorare con la nuova amministrazione Usa per riportare le relazioni bilaterali sulla “giusta strada”, in quanto entrambi i paesi condividono un’ampia gamma di interessi reciproci, come la pace e lo sviluppo del mondo. Le relazioni tra Pechino e Washington sono al loro punto più basso da decenni, con le due superpotenze ai ferri corti su una serie di questioni, tra cui il sostegno statunitense all’isola “ribelle” di Taiwan. Ma una presenza di troppo all’Inauguration Day può ulteriormente incrinare i rapporti tra Pechino e Washington. Alla cerimonia di insediamento era presente, su invito, anche la rappresentante taiwanese negli Stati Uniti, Hsiao Bi-khim. È la prima volta dal 1979 che un membro del governo di Taipei presiede, su invito formale del comitato di inaugurazione, alla cerimonia di insediamento. [fonte Global Times, SCMP, Barrons]

Sei europei su dieci credono che la Cina supererà gli Usa in un decennio

Il think tank del Consiglio europeo sulle relazioni estere (Ecfr) ha intervistato 15.000 persone provenienti da 11 paesi e ha scoperto che sei persone su dieci ritengono che la Cina diventerà più potente degli Stati Uniti entro i prossimi dieci anni. Il risultato, pubblicato lo scorso martedì e realizzato all’indomani delle elezioni Usa, presenta una chiara fotografia della percezione della Cina da parte dei cittadini europei, segnando un netto cambiamento rispetto al passato: secondo il sondaggio, la gran parte degli europei considera il sistema politico americano compromesso e, pertanto, Bruxelles non può fare affidamento su Washington per contenere l’espansione politica ed economica cinese. Mentre il 53 per cento degli intervistati crede che la vittoria elettorale di Joe Biden possa incidere positivamente sui paesi del vecchio continente, il 57 per cento invece pensa che l’Unione europea debba adottare un approccio più risoluto e concreto quando tratta con la Cina. [fonte SCMP ]

In Europa apre la prima università cinese

A Budapest, la capitale dell’Ungheria, aprirà una sede distaccata dell’università Fudan di Shanghai, uno dei più noti e prestigiosi atenei cinesi. E’ l’unica e la prima università cinese attiva in un paese dell’Ue, un chiaro segno di quanto sempre più stretti i rapporti tra il governo di Viktor Orban e Pechino. Il campus entrerà in funzione nel 2024 e dovrebbe ospitare 6 mila studenti in corsi di studi come relazioni internazionali, economia, medicina. Ma sono già stati avviati i canali per il finanziamento della struttura: il governo ungherese donerà 2,2 milioni di euro all’Università Fudan di Shanghai. L’annuncio dell’apertura della nuova sede ha suscitato molti dubbi e ha messo in evidenza l’atteggiamento controverso del governo di Budapest, nonostante la posizione cauta di Bruxelles che teme che i centri culturali siano un cavallo di Troia per consentire al regime cinese di fare propaganda all’estero. Circa due anni fa, la Central European University, fondata dal filantropo miliardario George Soros e in precedenza l’istituzione di primo piano del paese, è stata costretta a chiudere dopo l’approvazione di una legge che in teoria dovrebbe punire gli istituti che operano senza le dovute licenze. [fonte Financial Times]

Seul ha un nuovo ministro degli Esteri

Cambio di poltrona al dicastero degli Esteri sudcoreano per il mancato raggiungimento della denuclearizzazione della penisola coreana. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-In, ha nominato Chung Eui-yong, l’ex consigliere della sicurezza nazionale, come prossimo capo della diplomazia sudcoreana in sostituzione di Kang Kyung-wha, una tra gli esponenti più longevi dell’amministrazione Moon.Ma la nomina della Casa Blu costituisce l’ennesimo rimpasto parziale dell’amministrazione Moon. La data per le audizioni parlamentari di conferma della nomina non è ancora nota. Chung, avrà il compito di rinnovare i colloqui tra Seul e Pyongyang, fermi dal 2019. Chung è stato accusato di aver fatto fallire il vertice tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti nel 2019 in Vietnam. Ma il nuovo rimpasto arriva poche ore prima dell’insediamento di Joe Biden: il nuovo presidente è visto con speranza da Seul, che auspica in un dialogo tra Washington e Pyongyang per rinnovare i progressi ottenuti tra il leader nordcoreano Kim e il presidente Trump durante vertice a Singapore. [fonte Reuters]

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