I titoli di oggi:
- Dazi Usa sull’Iran, a rischio la tregua commerciale con Pechino
- Cina, nel 2025 il surplus commerciale raggiunge quasi 1,2 mila miliardi di dollari
- Gli Usa annunciano misure per l’export di chip Nvidia in Cina
- Giappone-Corea del Sud, intesa sulla stabilità regionale
- Cina, pressioni sui paesi Ue per bloccare i politici di Taiwan
- Premier canadese in visita in Cina dopo anni di tensioni
- Superpetroliere cinesi non riescono a raggiungere il Venezuela
Dazi Usa all’Iran, a rischio la tregua commerciale con Pechino
L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di nuovi dazi sulle merci provenienti da paesi che commerciano con l’Iran rischia di far deragliare la sua tregua commerciale con la Cina, il principale acquirente mondiale di petrolio iraniano. Il 12 gennaio, Trump ha dichiarato sui social media che le tariffe entrano “in vigore immediatamente”. La misura arriva pochi mesi dopo l’intesa raggiunta con Xi Jinping durante il vertice in Corea del Sud, che ha sospeso parte dei dazi e ha condotto concessioni sulle terre rare. Secondo Bloomberg Economics, l’aliquota tariffaria media statunitense sui prodotti cinesi è scesa al 30,8% dal 40,8% dopo la tregua di ottobre.
La stretta sui partner di Teheran potrebbe anche mettere in dubbio i piani del presidente Usa per una visita a Pechino ad aprile. In mancanza di dettagli, non è chiaro se Washington annuncerà eccezioni per la Cina. La portavoce del ministero degli Esteri cinese ha definito la misura una forma di “coercizione”. Si prevede che l’ordine colpirà in misura maggiore anche India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e paesi dell’Unione europea. L’annuncio è arrivato mentre il ministro indiano per l’informatica e le comunicazioni, Ashwini Vaishnaw, incontrava il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent insieme a funzionari di altre economie del G7. Durante l’incontro, l’amministrazione Trump ha esortato l’India a ridurre la sua dipendenza dalla Cina per i minerali essenziali.
Cina, nel 2025 il surplus commerciale raggiunge quasi 1,2 mila miliardi di dollari
Il surplus commerciale della Cina, ovvero la differenza tra esportazioni e importazioni, ha raggiunto un nuovo record nel 2025, attestandosi a 1.190 miliardi di dollari. Secondo l’agenzia doganale cinese, le esportazioni sono aumentate su base annua del 5,5%, rispetto al 5,9% dell’anno precedente. Le spedizioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 20% nel 2025. Nel frattempo, sono aumentate le esportazioni verso i paesi del Sud-est asiatico (13%), l’Unione Europea (8,4%), l’America Latina (7,4%) e e l’Africa (26%). Nonostante possibili distorsioni dovute alle tariffe imposte da Trump, gli esperti ritengono che l’export cinese si manterrà forte anche nel 2026.
Gli Usa annunciano misure per l’export di chip Nvidia in Cina
Martedì l’amministrazione Trump ha dato il via libera ufficiale alle vendite in Cina delle schede grafiche Nvidia, introducendo una norma che probabilmente darà il via alle spedizioni del modello H200 nonostante le forti preoccupazioni dei falchi americani. Secondo le regole, annunciate ieri, i chip saranno esaminati da un laboratorio di terze parti per confermarne le capacità tecniche di intelligenza artificiale prima di poter essere spediti in Cina, che non potrà ricevere più del 50% della quantità totale di chip venduti ai clienti americani. Nvidia dovrà certificare che ci siano abbastanza H200 negli Stati Uniti, mentre i clienti cinesi dovranno dimostrare di avere “adeguate procedure di sicurezza” e non potranno utilizzare i chip per scopi militari. Secondo Reuters, tali condizioni non erano state stabilite in precedenza. Trump ha annunciato il mese scorso che avrebbe autorizzato la vendita dei chip in cambio di una commissione del 25% per il governo degli Stati Uniti.
Giappone-Corea del Sud, intesa sulla stabilità regionale
La premier del Giappone, Sanae Takaichi, e il presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, hanno ribadito l’importanza di rafforzare la cooperazione per la stabilità regionale. In occasione del vertice che ha avuto inizio ieri nella città giapponese di Nara, i due leader hanno definito la cooperazione bilaterale “più importante che mai” nell’attuale contesto internazionale “complesso e turbolento”, evidenziando il valore della cooperazione trilaterale con gli Stati Uniti, ma anche la necessità di dialogare con la Cina. Al centro dell’incontro la tutela delle catene di approvvigionamento e una maggiore collaborazione in settori chiave come intelligenza artificiale e proprietà intellettuale.
Dalla sua entrata in carica dello scorso giugno, il presidente sudcoreano Lee ha fatto della promozione dei legami positivi con il Giappone una priorità della politica estera. Sia Seoul che Tokyo di recente si sono affrettate a negoziare accordi commerciali con l’amministrazione Trump per far fronte all’imposizione di dazi. Nel suo discorso di apertura, Takaichi ha dato il benvenuto a Lee nella sua prefettura d’origine. Dopo il vertice i due leader si sono esibiti in un’esibizione di batteria, eseguendo parti di “Dynamite” e “Golden” del gruppo K-pop BTS, dal film musicale animato “KPop Demon Hunters”.
La Cina fa pressioni sui paesi Ue per bloccare i politici di Taiwan
Tra novembre e dicembre la Cina ha fatto pressione sui paesi europei per limitare o vietare l’ingresso di politici taiwanesi. Secondo un’inchiesta del Guardian, funzionari cinesi hanno contattato diverse capitali Ue chiedendo “consulenze legali” sulle norme di frontiera. Sia presso le ambasciate europee a Pechino che tramite le missioni diplomatiche cinesi nei vari paesi, funzionari di Pechino hanno lanciato avvertimenti di non “calpestare le linee rosse della Cina”. Dalle fonti del Guardian emerge che i vari approcci utilizzati denotano un’interpretazione “altamente specifica” delle norme Ue. In particolare è stato citato un regolamento noto come Codice Frontiere Schengen, che prevede il divieto di ingresso di cittadini extra-Ue che non costituiscano una minaccia per le “relazioni internazionali di nessuno degli stati membri”.
Premier canadese in visita in Cina dopo anni di tensioni
Il primo ministro canadese Mark Carney è atteso in Cina dal 14 al 17 gennaio per rilanciare i rapporti bilaterali dopo quasi un decennio di tensioni. È la prima visita di un premier canadese a Pechino dal 2017: negli anni successivi le relazioni tra i due paesi si sono inasprite sotto l’ex primo ministro Justin Trudeau, dopo l’arresto da parte del Canada del direttore finanziario dell’azienda cinese Huawei nel 2018. Dopo l’incontro tra Carney e Xi Jinping in Corea del Sud dello scorso ottobre, la visita – che inizia in data odierna – punta a migliorare i legami commerciali e di sicurezza con la Cina, sullo sfondo delle relazioni tese tra Ottawa e Washington dovute a questioni commerciali e minacce di annessione da parte del presidente Trump. Tra i temi chiave figurano l’aumento delle esportazioni di petrolio canadese verso la Cina nel quadro della crisi venezuelana e progressi sui dazi cinesi sulla colza, che hanno colpito duramente il Canada. A Reuters alti funzionari canadesi hanno paventato la possibilità che i leader firmino un memorandum d’intesa.
Superpetroliere cinesi non riescono a raggiungere il Venezuela
Due superpetroliere cinesi dirette in Venezuela per caricare greggio destinato alla Cina hanno fatto inversione di rotta e sono rientrate in Asia, secondo i dati navali pubblicati lunedì e citati da Reuters. Le due navi cisterna, Xingye e Thousand Sunny, erano rimaste ferme per settimane nell’Atlantico, malgrado non fossero oggetto di sanzioni, in attesa di istruzioni a causa del blocco e della crisi politica venezuelana innescata dal rapimento del leader Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti. La scorsa settimana Washington ha annunciato un accordo per esportare fino a 50 milioni di barili di petrolio venezuelano, garantendo che la Cina, principale mercato per il greggio venezuelano, non ne sarebbe stata privata. Ma Pechino non riceve direttamente carichi dalla compagnia statale PDVSA dal mese scorso. Le due navi fanno parte di un gruppo di tre superpetroliere che coprono solo la rotta Venezuela-Cina per trasportare greggio destinato a coprire il servizio del debito del Venezuela nei confronti della Cina.
