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In Cina e Asia – Trump dà l’ok all’export in Cina di chip Nvidia H200

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli di oggi:

  • Da Trump ok all’export in Cina di chip Nvidia H200
  • Cina, Politburo: Nel 2026 politica fiscale proattiva e politica monetaria espansiva
  • Riprendono gli scontri tra Thailandia e Cambogia
  • Ue, Berlino chiede chiarezza sulle forniture strategiche mentre Parigi minaccia dazi
  • Cina, Moore Threads debutta in Borsa con un rialzo del 425%
  • Taiwan blocca l’app cinese RedNote
  • Tensioni tra Pechino e Tokyo per esercitazioni cinesi a largo di Okinawa
  • Hong Kong, leader John Lee: riforme istituzionali con la nuova legislatura

Donald Trump consentirà a Nvidia di esportare i suoi chip H200 in Cina. Lo ha dichiarato lo stesso presidente americano in un post su Truth Social, sostenendo di aver comunicato al presidente cinese Xi Jinping che gli Stati Uniti avrebbero consentiranno la vendita “a clienti approvati in Cina… a condizioni che consentano di mantenere una forte sicurezza nazionale” e che “il presidente Xi ha risposto positivamente!”. Trump ha aggiunto, senza fornire dettagli, che “il 25% sarà versato agli Stati Uniti d’America”. Lo “stesso approccio” per consentire l’esportazione di chip verrebbe applicato ad aziende rivali, come AMD e Intel.

La rivelazione, accolta con preoccupazione da alcuni membri del Congresso e funzionari della Sicurezza, ha coinciso con l’annuncio dell’arresto di due uomini cinesi per presunto contrabbando di chip Nvidia H100 e H200 in Cina. Fanyue Gong, 43 anni, residente a New York, e Benlin Yuan, 58 anni, cittadino canadese originario della Cina, avrebbero cospirato in modo indipendente con i dipendenti di un’azienda di logistica con sede a Hong Kong e di una società cinese di tecnologia di intelligenza artificiale per eludere i controlli sulle esportazioni statunitensi. I due si trovano in custodia cautelare.

Riprendono gli scontri tra Thailandia e Cambogia

Di nuovo spari e accuse incrociati tra Thailandia e Cambogia. Lunedì l’esercito thailandese ha lanciato attacchi aerei contro la Cambogia, in risposta alle presunte violazioni del cessate il fuoco raggiunto a luglio con la mediazione di Donald Trump. Secondo la versione di Bangkok, l’offensiva thailandese ha preso di mira solo “obiettivi militari” cambogiani (in particolare un casinò che sarebbe stato usato come base per droni) dopo che domenica sera l’esercito di Phnom Penh aveva utilizzato fucili d’assalto e lanciagranate, uccidendo almeno un soldato thailandese e ferendone altri otto in una provincia di confine. Accuse respinte dalle autorità cambogiane, secondo le quali è stato l’esercito thailandese ad aprire per prima il fuoco, freddando almeno sette civili, e a usare nei giorni scorsi “gas tossico” in due località diverse.

Hun Sen, ex premier cambogiano e padre dell’attuale primo ministro Hun Manet, ha esortato le truppe a esercitare moderazione. Dello stesso tenore il messaggio divulgato da Anwar Ibrahim, il premier della Malaysia, il paese che detiene la presidenza di turno dell‘Asean e che si è speso di più in questi mesi per convincere Thailandia e Cambogia a concordare una tregua. Invito al dialogo anche da parte della Casa Bianca, la quale “si aspetta che i governi di Cambogia e Thailandia rispettino pienamente i loro impegni per porre fine a questo conflitto”. Cinque cose da sapere sugli scontri a cura del Nikkei.

Taiwan blocca l’app cinese RedNote

 Taiwan ha disposto il blocco per un anno della versione internazionale di Xiaohongshu, RedNote, citando rischi significativi di frodi online e preoccupazioni per la sicurezza dei dati. La scorsa settimana ministero dell’Interno ha spiegato che l’app, con oltre 3 milioni di utenti sull’isola, raccoglie informazioni sensibili e accede a funzioni biometriche considerate critiche. Le autorità hanno definito la piattaforma un’area ad alto rischio per lo shopping fraudolento e hanno ordinato una restrizione immediata dell’accesso. Pechino ha criticato la decisione, definendola una misura politica e arbitraria. In risposta al ban gli utenti taiwanesi stanno scaricando in massa VPN per poter accedere alla app nonostante le restrizioni.

Cina, Moore Threads debutta in Borsa con un rialzo del 425%

Il produttore di chip cinese Moore Threads, fondato da un ex dirigente Nvidia, ha registrato un aumento del 425% nel suo debutto alla borsa di Shanghai. L’azienda ha raccolto 8 miliardi di yuan, diventando una delle principali big tech dell’anno. Nonostante la crescita, segnalano però gli osservatori, Moore Threads rimane un attore di seconda fascia rispetto a Huawei e Cambricon. Le previsioni indicano un aumento moderato delle vendite entro il 2026.

Ue, Berlino chiede chiarezza sulle forniture strategiche mentre Parigi minaccia dazi

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, in visita a Pechino, ha sollecitato la Cina a ridurre l’incertezza che pesa sulle forniture di semiconduttori e terre rare verso l’Europa. La richiesta arriva dopo mesi di ritardi e difficoltà legate alle restrizioni all’export introdotte da Pechino, che hanno evidenziato la dipendenza europea da materiali strategici cinesi. Wadephul ha discusso il rilascio di nuove licenze per le terre rare, da cui le aziende tedesche risultano finora escluse. La visita, rinviata in precedenza per frizioni diplomatiche, punta a preparare il viaggio del cancelliere Merz previsto per il prossimo anno.

Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha minacciato dazi sui prodotti cinesi se Pechino non affronterà l’ampio surplus commerciale con l’Unione Europea. In un’intervista a Les Echos, pubblicata dopo la sua visita in Cina, Macron ha affermato che l’Ue potrebbe adottare misure simili a quelle statunitensi, che quest’anno hanno imposto tariffe fino al 57% su beni cinesi (poi ridotte a seguito dei negoziati). Secondo Les Echos, il disavanzo commerciale dell’Ue con la Cina ha superato i 300 miliardi di euro nel 2024.

Cina, Politburo: Nel 2026 politica fiscale proattiva e politica monetaria espansiva

Il Politburo del Pcc, il più alto organo esecutivo cinese, ha annunciato nella sua riunione di fine anno che nel 2026 perseguirà una politica fiscale “più proattiva” e una politica monetaria “moderatamente espansiva” per sostenere “un miglioramento qualitativo efficace e una crescita quantitativa ragionevole”. Tra gli obiettivi cinesi dell’anno a venire, che si discuteranno ulteriormente nell’imminente conferenza economica centrale annuale, ci sono anche espansione della domanda interna, ottimizzazione dell’offerta e approfondimento dello sviluppo di un mercato nazionale unificato.

Il meeting ha coinciso con l’annuncio dei dati economici di novembre. Secondo le autorità doganali, lo scorso mese il surplus commerciale della Cina ha raggiunto 1.076 miliardi di dollari, in aumento del 21,6% su base annua, nonostante la guerra commerciale con Washington. L’export cinese verso gli Stati Uniti è diminuito per l’ottavo mese consecutivo, portando il dato a -18,9% rispetto al 2024, mentre l’import è calato del 13,2%. Tuttavia, mentre il volume di scambi e lo squilibrio commerciale tra Pechino e Washington continuano a diminuire, i produttori cinesi compensano rivolgendosi a nuovi mercati: nel 2025, le esportazioni cinesi verso l’ASEAN e l’UE sono aumentate rispettivamente di oltre l’8% e di quasi il 15%, spiegando la crescita del surplus cinese.

Tensioni tra Pechino e Tokyo per esercitazioni cinesi a largo di Okinawa

Nel weekend del 6 e 7 dicembre la marina militare cinese ha condotto diverse esercitazioni nelle acque vicino a Okinawa, scatenando le proteste delle autorità giapponesi. Tra sabato e domenica il Giappone ha rilevato circa 100 tra decolli e atterraggi di caccia e elicotteri basati sulla Liaoning, la portaerei dell’Esercito popolare di liberazione, che nella giornata di domenica ha poi proseguito le esercitazioni navigando con tre cacciatorpediniere lanciamissili in direzione nord-est tra Okinawa e le isole Minami-Daito. L’episodio più grave si è verificato sabato, quando secondo Tokyo i caccia cinesi hanno puntato a intermittenza i radar di controllo verso i propri jet F-15, un atto che solitamente precede un attacco missilistico. Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha presentato una protesta formale a Pechino, che ha risposto definendo le accuse “esagerate” e “incoerenti con i fatti”. 

Hong Kong, leader John Lee: riforme istituzionali con la nuova legislatura

Il capo dell’esecutivo di Hong Kong John Lee ha dichiarato che la nuova legislatura che comincerà nel 2026 dopo le elezioni del 7 dicembre promuoverà riforme istituzionali.  Lee ha ringraziato gli elettori per “il sostegno all’impegno del governo per la ripresa e le riforme dopo la tragedia”, riferendosi all’incendio che fine novembre ha devastato il complesso residenziale di Wang Fuk Court, facendo 159 morti e migliaia di sfollati.

Questa tornata elettorale è la seconda dopo le riforme di Pechino che dal 2021 hanno drasticamente ridotto i seggi a elezione diretta e ristretto i criteri per la selezione dei candidati, che quest’anno erano 161, tutti approvati dal governo cinese, mentre i partiti pro-democrazia sono ormai sciolti o annichiliti. Hanno votato 1,32 milioni su 4,14 milioni di elettori registrati, un numero inferiore al 2021 che ha comunque fatto registrare un lieve aumento nell’affluenza, attestatasi al 31,9%, grazie alla diminuzione del numero degli aventi diritto.